La libertà d’antenna in Italia ha una data precisa di nascita: il 28 luglio 1976. È in quel giorno che la Corte Costituzionale, con la sentenza numero 202, sancì la legittimità delle trasmissioni radiofoniche private a copertura locale. Un evento che segnò la fine del monopolio della RAI sulle onde radio e spalancò le porte a quella che sarebbe diventata la stagione delle radio libere. Da quel momento, centinaia di emittenti nacquero in tutta Italia, dando voce a una pluralità di opinioni, culture e linguaggi che fino ad allora avevano vissuto quasi soltanto nell’ombra. Quella rivoluzione della radio non fu però improvvisa né indolore. Molto prima della sentenza, nella seconda metà degli anni ’60 e per tutto il decennio successivo, la “radio libera” era una specie di avanguardia clandestina. Radio “pirata”, nascosta nei garage, nelle auto, nei capannoni, impegnata in una vera e propria lotta per l’esistenza, contro leggi, norme, polizie e intimidazioni. Era la voce degli invisibili, degli innovatori, dei ribelli del microfono. In questo panorama di coraggio e sperimentazione si inserisce la figura di Bonaventura Postiglione, meglio conosciuto come Nino, nato a Potenza e divenuto uno dei più grandi pionieri della radio libera lucana e del Sud Italia. Nel gennaio del 1973, a Potenza, registrò la ditta “Radio Diffusione”, che sarebbe poi diventata Radio 1 Potenza Centrale e, più tardi, Radio Potenza Centrale, una delle emittenti più longeve e ascoltate nel Meridione. Nino, con la sua passione quasi maniacale, trasmetteva da un’automobile in continuo movimento per evitare di essere scoperto dalle autorità, con un trasmettitore “a centralina regolabile”, una tecnologia che allora rappresentava un mix di ingegno e audacia. Per chi non ha vissuto quei tempi, è difficile immaginare cosa significasse allora fare radio libera: non solo un lavoro o un hobby, ma una vera e propria battaglia culturale. Chi trasmetteva rischiava sequestri, multe, denunce, persino la galera. La radio non era solo musica o informazione, era un gesto di libertà e di ribellione. E Nino Postiglione fu tra i protagonisti più determinati di questa rivoluzione lucana. Non lo nego: Nino non era un uomo semplice da gestire. Burbero, spesso brusco, e sì, anche un po’ “strunz”, dipende dai punti di vista, ma chi non ha difetti? La sua personalità irruenta e la sua insofferenza verso le regole non gli hanno mai impedito di amare la libertà più di ogni altra cosa. Chi oggi ha cercato di dipingerlo come fascista, delinquente o peggio, spesso non conosceva nemmeno la storia reale di quegli anni, o peggio, non era nemmeno nato. È inaccettabile che si gettino su di lui simili accuse infamanti senza una reale base storica. Nino è stato un uomo con luci e ombre, come tutti. Ma la sua più grande eredità è stata quella di aver contribuito a far nascere un modo nuovo di fare radio, libero, autonomo, vicino alla gente e alle sue storie. Lo fece con coraggio, con passione, e senza curarsi troppo di piacere a tutti. Questa è la verità che va raccontata. Personalmente, pur non facendo parte della sua cerchia più ristretta, gli devo molto per avermi offerto l’occasione di iniziare la mia carriera professionale proprio nella sua radio. Un gesto di fiducia che non dimenticherò mai, e che racconta molto di quello che Nino rappresentava: una persona che voleva dare spazio a chiunque avesse qualcosa da dire, un vero campione della libertà di espressione. La rivoluzione delle radio libere, dunque, non è solo un fatto tecnico o giuridico: è stata una rivoluzione culturale che ha cambiato il volto dell’Italia. Dalle trasmissioni in onde medie di Radio Monte Carlo negli anni ’60, fino ai primi esperimenti di Radio Libera Partinico nel 1970, passando per la nascita di Radio Popolare a Milano e Radio Radicale, è stata una fioritura di voci nuove e idee alternative. In pochi anni le radio private superarono quota 2700, diventando parte integrante del tessuto sociale italiano. La Basilicata, con le sue caratteristiche peculiari, non è stata un’isola a parte. Anche qui, e soprattutto qui, la radio libera ha avuto un ruolo fondamentale nel dare voce alle comunità e nel raccontare la vita quotidiana con un linguaggio fresco e diretto. Radio Potenza 1 Centrale è stata la radio lucana per eccellenza, una palestra di talenti e un luogo dove si sperimentava. Grazie a persone come Nino Postiglione, la Basilicata ha potuto entrare in questa nuova era comunicativa. Non possiamo però dimenticare che fare radio libera significava anche scontrarsi con diffidenze e pregiudizi, anche in città come Potenza. La figura di Nino fu spesso oggetto di critiche aspre, talvolta anche ingiuste, in parte figlie dell’invidia, in parte di una diffidenza tutta lucana verso chi osa rompere gli schemi. Ma la libertà non è mai comoda e chi ha il coraggio di praticarla paga un prezzo, e Nino lo pagò caro. Ripercorrere questi decenni serve a ricordarci che la libertà d’espressione non è un dono acquisito per sempre, ma un bene da difendere ogni giorno. È un’eredità fragile, spesso sotto attacco, che richiede coraggio e determinazione per essere preservata. La storia di Nino Postiglione e delle radio libere lucane ce lo insegna con chiarezza. Chi scrive non ha mai fatto parte della sua cerchia più ristretta, né lo ha mai difeso per simpatia personale. Lo fa oggi per un motivo semplice: perché la verità, anche se scomoda, ha sempre diritto di cittadinanza. Ricordare figure come Nino non significa santificarle, ma restituire loro la giusta dimensione umana e storica, lontano da facili stereotipi e da attacchi ingiustificati. In un’epoca in cui il pluralismo delle voci sembra messo in crisi da nuove forme di censura e controlli, guardare indietro a quella stagione pionieristica serve a rinvigorire lo spirito di chi crede nel diritto di parlare liberamente. E anche se Nino non era un santo né un modello perfetto, la sua lotta per la libertà d’antenna resta un esempio da non dimenticare. Questo è il ricordo di un uomo che ha segnato una pagina importante della nostra storia locale e nazionale, un uomo che ha creduto che una radio potesse essere molto più di un mezzo di comunicazione: un’arma di libertà, uno spazio di democrazia, una comunità di voci libere. Oggi, mentre la tecnologia ci offre mille nuovi canali di comunicazione, è bello fermarsi a riflettere su come tutto sia cominciato, spesso da idee semplici e da persone come Nino, che dalla sua auto in movimento ha fatto vibrare le onde dell’etere con la passione di chi vuole farsi ascoltare e vuole far ascoltare gli altri. Quarantanove anni dopo quella sentenza storica, la radio libera è più viva che mai, anche se con nuove sfide. Ricordare chi ha aperto la strada, senza filtri né retorica, è un modo per mantenere accesa la fiamma della libertà di espressione. Ecco perché, anche con tutti i suoi difetti e le sue contraddizioni, Nino Postiglione merita rispetto e riconoscenza. Perché chi ama davvero la libertà non può permettersi di dimenticare chi ha combattuto per conquistarla.
Dino Quaratino
