La Lucania ha quel dono raro di sorprenderti anche quando pensi di conoscerla bene. È come se custodisse segreti antichi tra le sue valli, le sue rocce e i suoi borghi, e ogni volta che pensi di aver visto tutto, di aver compreso tutto, ecco che spunta qualcosa di nuovo, come un sussurro portato dal vento. L’altro giorno il mio amico Pino Paciello, oltre ad essere profondo conoscitore di jazz, è da sempre appassionato di questi luoghi, mi ha girato il video di presentazione: uno di quegli spunti visivi che catturano subito l’attenzione, non tanto per le immagini patinate o le musiche d’effetto, ma per quel titolo, “L’Intelligenza dei Luoghi”, che sembrava racchiudere una verità profonda e inattesa. Mi sono soffermato a guardarlo, e in pochi minuti mi sono ritrovato catapultato a Vaglio Basilicata, nel cuore di questo territorio antico, lungo sentieri che collegano il borgo medievale alle rovine del Parco archeologico di Serra e al Santuario di Rossano. Sono stati chiamati i Sentieri dell’Acqua Antica, e il nome non è casuale. Qui l’acqua è sempre stata vita, sacro e profano insieme. È il fluire di una memoria ancestrale che racconta storie di riti antichissimi, di purificazioni e preghiere, di uomini e donne che da sempre cercano nella sorgente non solo un bisogno, ma una promessa, una benedizione. Ripensandoci, mi sono reso conto di quanto anche solo le immagini di quel video riuscissero a trasmettere la sensazione di un viaggio possibile, di un cammino interiore prima ancora che esteriore. Un cammino in cui le geografie di questo territorio sembrano parlarti, suggerirti nuovi punti di vista su di te e sul mondo. È questa l’intelligenza dei luoghi di cui parlava il video: una saggezza antica incisa tra le pietre, custodita nelle pieghe della terra e tra le radici dei boschi. Una saggezza di cui oggi, in questo tempo frenetico e incerto, sentiamo tutti bisogno. Mi ha colpito la presenza della dea Mephite, legata al culto dell’acqua e ai riti di purificazione. È incredibile pensare a come le divinità del passato non siano mai andate del tutto via, ma continuino a vivere come memoria profonda in una voce sottile che riecheggia tra le colline. È come se le voci antiche risuonassero tra le rocce, ricordandoci che il nostro legame con i luoghi ha radici sacre e antichissime, e che questo legame ci invita a una consapevolezza nuova. Camminare lungo i Sentieri dell’Acqua Antica non significa solo attraversare uno spazio fisico. È piuttosto un’immersione lenta e consapevole in un paesaggio che ha visto passare generazioni, e che a suo modo continua a far parte di una storia viva e condivisa. È quel tipo di esperienza che non chiede di essere consumata come un prodotto, ma piuttosto accolta come un dono. Basta pensare alla luce morbida del pomeriggio tra le foglie di querce e lecci, al rumore di un ruscello nascosto tra le pietre, al profumo della terra dopo la pioggia. Sono dettagli minimi, eppure straordinari nel loro potere di farti sentire pienamente presente. C’è un momento, quando cammini immerso in questo paesaggio, in cui anche il tempo sembra dilatarsi. E all’improvviso le distanze tra passato e presente, tra ciò che è umano e ciò che è naturale, tra ciò che siamo stati e ciò che possiamo ancora diventa- re, sembrano molto più sottili. È come se il territorio ci invitasse a una riflessione profonda sulla nostra esistenza, sulla direzione in cui stiamo andando e sulla capacità di rallentare per tornare all’essenziale. È questo il cuore di quell’intelligenza dei luoghi di cui parlava il video: una sapienza viva, da scoprire passo dopo passo, oltre la superficie delle cose. Penso a quanta importanza abbia oggi tornare a sentire questo tipo di legame profondo. Viviamo spesso distratti tra mille impegni, tra notizie frammentate e immagini che ci passano davanti velocissime, e finiamo per perdere di vista ciò che ci nutre davvero. La Lucania, con i suoi paesaggi antichi e i suoi sentieri nascosti, sembra chiamarci proprio a questo: a ricordarci quanto sia vitale l’esperienza del cammino, dell’ascolto, della meraviglia. Ogni volta che percorri un sentiero in questi luoghi, ogni volta che il tuo sguardo incrocia una sorgente limpida nel verde del bosco o una pietra levigata dai secoli, senti di far parte di una trama più ampia, di un racconto collettivo che unisce chi c’era prima di noi e chi ci sarà dopo. È una sensazione di appartenenza, di gratitudine, di profonda connessione. E in quel momento comprendi che nulla di questo patrimonio è mai “vecchio” o “passato”: tutto è presente, vivo, parte del nostro oggi. Così mi è sembrata l’idea di questi Sentieri dell’Acqua Antica: un invito a riscoprire la Lucania non come un museo a cielo aperto da visitare distrattamente, ma come un territorio da attraversare con lentezza e consapevolezza. Un invito a immergersi nel respiro della terra e a farsi guidare da esso, lasciandosi sorprendere da dettagli invisibili a uno sguardo frettoloso. È qualcosa che non ha bisogno di slogan o di proclami, perché la sua bellezza risplende da sola, basta solo sapersi fermare e riconoscerla. Sabato 28 giugno questi sentieri saranno lì, pronti ad accogliere chiunque voglia percorrerli. È una di quelle occasioni estive in cui basta esserci, senza fretta né pretese, per sentire la voce della Lucania più autentica. La partecipazione è gratuita, come l’aria fresca del mattino o il suono dell’acqua tra le pietre. E sono proprio momenti come questo, semplici e genuini, che meritano il nostro sostegno, la nostra presenza, il nostro passaparola. È un modo per aiutare questo territorio a raccontarsi, a ricordarci quanto è prezioso, a restare vivo anche grazie ai nostri passi. Alla fine di quel video di presentazione, il mio pensiero è andato a tutte le persone che, percorrendo questi sentieri, potranno riscoprire la loro personale relazione con questo territorio. Lo faranno a modo loro, lasciandosi guidare solo dal desiderio di conoscere e di ascoltare. E sono certo che ognuno porterà con sé qualcosa di unico, una piccola scintilla di luce da custodire nel cuore. È questo, in fondo, il senso più profondo di ogni viaggio autentico: non tanto ciò che vediamo, ma ciò che ci accade dentro. La Lucania ci aspetta, con le sue strade antiche e le sue acque segrete, con la sua intelligenza profonda e generosa. E non c’è bisogno di correre, né di cercare chissà quale destinazione perfetta. Basta camminare, lasciarsi sorprendere, e ricordare che siamo parte di questo paesaggio vivo, in- trecciato alla nostra storia come un filo prezioso. Basta questo per sentirci di nuovo presenti, lucidi e vivi, come quella sorgente limpida che continua a scorrere, nascosta tra le pietre, da millenni.

Dino Quaratino

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