Non sappiamo se l’acume linguistico del già gladiatore Pittella si sia misurato con l’etimologia della parola “garante”, ma di certo non gli sarà sfuggito l’uso socialisteggiante con cui da mesi infesta delle peggiori cose il centrodestra, che pure non è mai stato morigerato a moltiplicazione di poltroncine Frau, peraltro pagate a spese dei poveri lucani. Ora magari il francese si perde per intraducibilità nell’idioma boschivo di Lauria, ma la parola solleverebbe di per sé già un compito, diremmo comunitario che è quello d’occuparsi di qualcosa di bello e prezioso o anche di qualcuno fragile e bisognoso ed invece Marcello Pittella, reduce da un’infinità d’oscenità istituzionali come l’incremento di stipendio ai consiglieri regionali, il Suv da 61 mila euro, l’aumento degli staffisti presidenziali, pare abbia avuto l’ennesima infelice genialata e cioè quella d’utilizzare la postazione del garante delle persone con disabilità che pure ha espressamente preteso col famigerato metodo del Cencelli non tanto per valorizzare esperienze significative d’associazionismo e della società civile quanto per sistemare in compensazione politica la solita pluribocciata d’Azione. Canta Renato Zero:“Chiedi pure garanzie…”
