Presentato il libro Riformisti e massimalisti. Si è svolta, nella Sala A del Consiglio regionale della Basilicata, la presentazione del volume “Riformisti e Massimalisti” di Albino Rossi, un’opera che analizza il pensiero riformista come alternativa concreta sia al conservatorismo che al massimalismo, con uno sguardo attento alla storia politica e ai valori cristiani del Novecento.

Un incontro ricco di spunti, che ha offerto al pubblico l’occasione per riflettere sul valore della mediazione politica, sull’etica pubblica e sulla responsabilità verso le future generazioni.
All’incontro ha preso parte Carmine Pinto, docente di Storia contemporanea e direttore del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Salerno e il Presidente del Consiglio regionale, Marcello Pittella.

Presentato il libro Riformisti e massimalisti.
Durante la presentazione, gli intervenuti hanno approfondito le radici storiche e culturali del pensiero riformista, mettendone in luce la capacità di adattarsi alle sfide del presente. Molto apprezzato l’intervento di Oreste Lo Pomo caporedattore della TGR Campania.

Il Riformismo nelle scienze politiche è una metodologia che, opponendosi sia al massimalismo che al conservatorismo, opera nelle istituzioni, al fine di qualificarne l’ordinamento politico, economico e sociale, attraverso l’attuazione di organiche ma graduali riforme.

Tendenzialmente, si definiscono riformisti i partiti tra cui socialdemocratici, laburisti, liberalsocialisti, e tutte le altre formazioni di indirizzo liberal-progressiste, che si propongono di correggere con vari strumenti, come le proposte di legge in parlamento e i referendum, i difetti dell’economia capitalista liberista da un lato ed il massimalismo rivoluzionario dall’altro.

Nel 19° secolo, con l’avvento della società industriale, la parola e il fenomeno “Socialista” assumono i contenuti propri che comunemente gli si attribuiscono.

In questo scritto l’autore ha anche cercato di evidenziare gli innegabili collegamenti tra il “Riformismo” e quel “Cristianesimo” che origina dalle “Beatitudini” evangeliche, da cui trae alimento, non solo spirituale, professando il suo “Credo” nella “Chiesa cattolica”, così come emersa dal “Concilio Vaticano II” e dall’insegnamento dei Pontefici che da allora si sono susseguiti sul “Soglio di Pietro”.

Il tutto accantonando la malefica “spazzatura”, come la definisce San Paolo (Lettera ai Filippesi 3,2-4,9) – e ve ne è tanta – che ieri e oggi ha inquinato e inquina la Chiesa.

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