Ha tenuto banco, e a breve potemmo darvi gli esiti, al Tribunale di Potenza l’inchiesta per bancarotta fraudolenta che riguarda le attività della Luedi, la società editrice del Quotidiano della Basilicata, fallita, con il giornale poi trasmigrato nella testata unica Quotidiano del Sud, recentemente, ulteriormente evolutosi nella testata “L’Altra Voce”. Quel giornale era degli editori calabresi, Antonella e Francesco Dodaro, dominus delle attività di famiglia. Una famiglia calabrese che conta, ora sfiorata da un’altra inchiesta, quella, attualissima, che vede indagato il presidente della regione Calabria, Roberto Occhiuto. Tra gli indagati figura infatti anche Paolo Posteraro, che del Quotidiano del Sud è stato presidente del consiglio di amministrazione dal 2015 a 2020. Posteraro è il marito di Maria Gabriella Dodaro, magistrato contabile, sorella minore di Francesco e Antonella (citata in alcune intercettazioni, ma pare non indagata, chiariamolo subito). L’inchiesta della Procura di Catanzaro che coinvolge il governatore accende i riflettori su affari privati e incarichi pubblici e si concentrano sui rapporti di affari tra Occhiuto e Posteraro (segretario particolare del sottosegretario Matilde Siracusano, compagna di Occhiuto), in passato soci in cinque diverse società di capitali: Tenuta del Castello società agricola srl (una bella azienda a Montegiordano), Fondazione patrimonio artistico retailsrl, Fondazione patrimonio artistico srl, Parametro Holding srl e Ytam srl. Dal 2018 al 2024 Posteraro ha avuto diversi incarichi, nel corso degli anni, in Amaco, società di trasporto pubblico del Comune di Cosenza, dove nel 2017 è stato scelto come amministratore unico, in mezzo a 17 candidati, dal sindaco pro tempore Mario Occhiuto, fratello di Roberto. Posteraro oggi è anche indagato, nell’ambito dell’inchiesta sul crack di Amaco, da parte della Procura di Cosenza. Giornalista, è stato in passato anche editorialista del Quotidiano del Sud, come lui stesso specifica nel curriculum, insieme ad altre collaborazioni presso altre testate. Uno, insomma, che di editoria se ne intende, per averla lui stesso praticata in prima persona, sul campo, e come presidente del consiglio di amministrazione del gioiello editoriale della famiglia Dodaro, quel Quotidiano che proprio qualche giorno fa, ironia della sorte, festeggiava i 30 anni della sua storia, mentre si diffondevano le notizie sull’inchiesta Occhiuto che trovavano, però, scarsa visibilità per la parte di Posteraro, proprio sul Quotidiano di famiglia. Ora, ognuno è libero di fare le scelte editoriali che ritiene più giuste. E anzi, è il caso di ribadire ai nostri lettori, che la linea di Cronache è sempre stata quella del garantismo, accompagnata dal coraggio civile di smascherare affabulazioni e narrazioni distorte, oltre che false in alcuni casi, su temi scottanti dell’attualità lucana. Anche a questo serve oggi un giornale, nel flusso liquido dello scorrere delle notizie che inseguono il lettore e ne rafforzano falsi convincimenti se una notizia, mal posta, o volutamente distorta, ne crea ab initio, una convinzione non veritiera. Allora stiamo ai fatti. I fatti dicono che una linea editoriale non può essere una fisarmonica. A piacere si suona la grancassa, a piacere si spegne, a seconda delle convenienze. Negli atti delle indagini a carico del governatore Occhiuto, a Paolo Posteraro e all’amministratore unico di Ferrovie della Calabria, Ernesto Ferraro, la polizia giudiziaria “fa notare” alcune conversazioni di Posteraro con la moglie magistrato, Maria Gabriella Dodaro. Sono dettagli che il giornale di famiglia ha omesso. Giustamente? Ce lo chiediamo. Ci chiediamo, nel pieno del dibattito politico su libertà di stampa e museruole ai giornalisti, garantismo, uso strumentale delle notizie. Ce lo chiediamo perché ancora ieri la redazione lucana del Quotidiano – L’Altra voce – ha pubblicato, a firma di Leo Amato, l’ennesimo attacco alla memoria del padre delle radio libere, Bonaventura Postiglione, insinuando ciò che non è, facendo apparire i tempi di un normale iter amministrativo per l’intitolazione della rotonda di Poggio Tre Galli, come uno stop, per resistenza prefettizia, al ricordo della figura dell’editore scomparso. Non si possono servire due padroni. Non si possono riesumare, strumentalmente, notizie relative a fatti che sono stati ampiamente smentiti per tabulas, al solo scopo di indebolire lo sforzo editoriale di un “concorrente”, nascondendo l’attualità, i rapporti familiari che contestualizzano un fatto, i nomi contenuti negli atti, le ipotesi investigative al vaglio dei magistrati, quelli calabresi e quelli potentini. Non stiamo proponendo la consorteria del silenzio tra editori, molto in voga in Italia. Stiamo denunciando una doppia morale. E poiché non ci piace la casistica sui gradi della morale, non si capisce perché una linea editoriale trova corretto attaccare ripetutamente e a sproposito, in maniera non documentata (a questo punto volutamente perché abbiamo spiegato più e più volte), la memoria del capostipite di questo gruppo editoriale, mentre trova deontologicamente lecito non informare i propri lettori di quelle che riguardano figure di spicco che sono state ai vertici del proprio. Il Quotidiano del Sud è – era, come preferite – da una certa data in poi anche Basilicata, giusto? E che rapporti ci sono stati con il Quotidiano della Basilicata? Qualcuno, a favore della società lucana, lo vuole spiegare?

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