In questa giornata dedicata alla celebrazione delle donne, mi piace proporvi una degna figlia di Ippocrate, la cardiologa Angela Bochicchio, fiera aviglianese, da maggio scorso Responsabile di unità operativa semplice di Cardiologia al San Carlo di Villa d’Agri. Dobbiamo essere grati a tutte le donne che svolgono la professione medica, perché “La medicina è un campo così ampio, così strettamente intrecciato con interessi generali, che si occupa come fa di tutte le età, sessi e classi, eppure di carattere così personale nelle sue valutazioni individuali, che deve essere considerata come uno di quei grandi dipartimenti di lavoro in cui è necessaria la collaborazione di uomini e donne per soddisfare tutte le sue esigenze”. Parole di Elizabeth Blackwell, prima donna laureata in medicina negli Stati Uniti nonché fondatrice, con la sorella Emily Blackwell, della Infirmary for Women and Children. Tornando alla nostra Primaria immaginatela piccola infante, dalla salute apparentemente precaria rispetto alle sue sorelle (Lucia, Incoronata, e Mariagrazia), tanto da far preoccupare i genitori sempre alla ricerca di medici specialisti, ma in fondo era solo più “delicata” per i malanni di crescita. E forse, proprio grazie al contatto con i camici bianchi che la piccola Angela desidera con tutte le sue forze, già all’età di cinque anni, di diventare medica “per non far soffrire le persone”. Una sor- ta di giuramento che negli anni l’accompagna per rimanere fede- le alla bambina che è stata. Ho conosciuto la cardiologa Bochicchio tramite passaparola accompagnando un parente per una visita intramoenia e poi nello studio di Avigliano, ed è diventata la cardiologa di alcuni familiari, che pur con i loro atavici problemi di salute hanno trovato in lei serenità e tranquillità nel prosieguo delle terapie. Mi ha colpito subito lo stile accogliente, la sua capacità empatica con il paziente, la comprensione ma soprattutto il contatto fisico (non solo carte) con l’assistito: accompagnarlo con calma e dedizione rispettando tempi e bisogni. Nel sorriso accogliente e nella comunicazione immediata si intravede quel “supplemento d’anima” di bergsoniana memoria che tanto ci piace! Ma torniamo alla sua infanzia. Angela la trascorre ad Avigliano circondata dall’affetto familiare in un clima culturale vivace e aperto, la mamma Maria Sabia è maestra di asilo (sceglierà di dedicarsi alla crescita delle figlie per ritornare a lavorare solo alla loro maggiore età) e papà Vincenzo, con un’impresa di impianti elettrici è uomo di grande mentalità che educa le figlie “ad essere libere con apertura al mondo senza paure. Papà diceva – ri- corda la dottoressa – dovete saper leggere e capire tra le righe per diventare autonome”. Angela incontra il favore della sua famiglia che la sostiene negli studi, e del papà orgoglioso di lei che la incoraggia, e altresì incontra, lungo il suo percorso formativo, un maestro ispiratore, Ciro Indolfi (professore di Cardiologia, dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, già Direttore del Dipartimento di scienze mediche e chirurgiche e della Scuola di specializzazione in Cardiologia) che le trasmette l’anima del bravo medico: “Ho la sua immagine china su una paziente gemente – racconta la cardiologa – e le sue parole mi illuminarono su ciò che volevo essere: “Il paziente se si lamenta lo fa perché vuole essere aiutato”. Hanno bi- sogno di aiuto, ebbi come una folgorazione – continua -la stessa di quando ero bambina. Questo suo dire mi colpì e trovai la mia direzione”. Avrebbe potuto lavorare accanto al maestro, ma Angela compiuti i 30 anni, dopo la specializzazione nel 2016, sceglie di rientrare ad Avigliano per stare accanto al suo papà che nel frattempo si era ammalato, “Ho desiderato rientrare per stargli accanto fino alla sua dipartita”, racconta la dottoressa e si coglie un velo di tristezza nel suo dire; infatti, papà Vincenzo morirà dopo sei mesi circa dal suo rientro. La medica si tuffa nel suo lavoro a pieno ritmo, prima nell’Asp di Villa d’Agri, poi partecipa al concorso che supera per approdare nell’Asp di Matera (Policoro), poi al Nosocomio del Capoluogo. In tutto questo fermento lavorativo diventa mamma di Maria Sofia, che è circondata dall’affetto della nonna, zie e della tata Filomena, oltre al papà Giuseppe Sabia, noto ad Avigliano per il suo spazio di prodotti tipici in prossimità di piazza Gianturco. La cardiologa è grata al suo compagno di vita, marito complice, che le è stato accanto fin da quando aveva 15 anni ed oggi è la sua preziosa metà che le permette di realizzarsi come madre e donna professionista. Un iter professionale senza discriminazioni o penalizzazioni. Al contrario, “personalmente ho studiato e lavorato tanto e – afferma – tuttora mi sento apprezzata e valorizzata”. Una criticità che la Primaria lamenta è data dai ritmi frenetici di una società poco umanizzante, “è la mancanza del tempo per interfacciarsi con il paziente – afferma -, quel giusto tempo per capire le sue paure e preoccupazioni, perché è un prossimo da aiutare”. E nel suo “piccolo” questa è una sua priorità controcorrente che riesce a gestire. Quali i sogni della donna Angela nel cassetto? “Desidero stare accanto alla piccola Maria Sofia che non manca mai di chiedermi al rientro: Mamma i malati stanno tutti bene?”. Quali invece i progetti per il futuro della Primaria? “Vorrei migliorare le conoscenze nell’ambito della cardioncologia per dare un ulteriore aiuto” dice. Un’esperienza in questi reparti che diventa palestra di vita non solo professionale: “A contatto con le giovanissime ammalate che affrontano la vita con serenità ed hanno un atteggiamento positivo – racconta – si resta ammirati per come sanno ringrazia- re ed hanno un animo sereno”. Con i pazienti si matura in saggezza di vita: “Da loro imparo la meraviglia della vita, un’interazione che arricchisce anche per come accolgono la vecchiaia. Siamo quello che lasciamo – afferma -, l’unica certezza è che se facciamo del bene lo ritroviamo. Dobbiamo dare il giusto senso alle cose e vivere pienamente ciò che è importante senza lasciarci prendere troppo dai drammi”. Un consiglio questo ad hoc per il nostro cuore!
Di Maria De Carlo
