Il radar meteorologico della Protezione Civile a Monte Li Foj si farà. Il sindaco del Comune di Picerno ha preso atto dell’occupazione dei beni immobili occorrenti per la realizzazione del radar meteorologico da installare sulla montagna melandrina. Una semplice presa d’atto, quella di Margherita Scavone, in esecuzione di un decreto di occupazione d’urgenza emesso dal Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri che, a sua volta, trova fondamento in una decisione non impugnabile del Consiglio di Stato. Una presa d’atto che, però, non ha evitato le polemiche dell’opposizione e di alcune associazioni del territorio che, evidentemente, immaginavano che il Comune potesse evitare di portare in esecuzione una sentenza del Consiglio di Stato.

UNA LUNGA BATTAGLIA GIUDIZIARIA

Era il 18 febbraio 2016 quando, con conferenza dei servizi, veniva approvato il progetto definitivo relativo all’installazione del radar meteorologico su Monte Li Foj di Picerno. Contro detta decisione ricorreva il Comune di Picerno che otteneva una parziale vittoria al Tribunale amministrativo regionale di Basilicata motivata su di un «eccesso di potere per difetto di motivazione del parere del rappresentante dell’Ufficio di Compatibilità Ambientale della Regione Basilicata, con il quale era stata esclusa la necessità della valutazione d’incidenza ambientale». In pratica, il Tar senza entrare nel merito delle eccezioni sollevate dal Comune di Picerno si limitava a dire che la procedura non era corretta perché non era motivata l’assenza del parere della compatibilità ambientale. Lo stesso Tar di Basilicata che annullava la decisione della conferenza di servizi che aveva deciso l’installazione del radar riconosceva che l’opera era strategica perché «insieme al radar sul monte Pettinascura (Cs) garantiva la copertura dell’intero territorio della Basilicata e dei versanti jonico ed adriatico e che il sito era stato individuato come strategico già bel 2005 e nel 2013 d’intesa tra la Regione Basilicata e il Dipartimento della Protezione Civile» che le abitazioni non erano «raggiungibili da alcuna emissione elettromagnetica, in quanto il radar meteorologico era puntato verso il cielo» e che «il Comune di Picerno non aveva dimostrato il maggiore abbattimento di piante». In pratica il Tar, pur annullando la decisione per un difetto di procedura, riteneva sostanzialmente valido il sito e poco impattante l’intervento sia sull’ecosistema che sui cittadini.

IL CONSIGLIO DI STATO

Il Dipartimento della Protezione Civile nel 2017 ricorreva al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar. Il Consiglio di Stato il 10 Maggio 2018 definitivamente decidendo, ribadendo «il carattere strategico dell’opera», «l’infungibilità del sito prescelto» e che il sito è al di fuori di una zona Sic e che soltanto per essi è necessaria la valutazione di incidenza, modificava la sentenza del Tribunale Regionale condannando il Comune di Picerno al pagamento delle spese processuali e ordinandogli l’esecuzione della sentenza. In particolare l’ultimo grado della giustizia amministrativa, con sentenza non più impugnabile, evidenziava che «gli effetti negatici restano circoscritti alla modesta area di cantiere» e che anche «dalla redazione del Comune ricorrente in data 11 aprile 2016 non emergevano, anche alla stregua del principio di precauzione, possibili ed o eventuali specifiche incidenze significative nel sito prescelto» che, quindi, riducevano le eccezioni relative alla mancata valutazione di incidenza ad una questione puramente formalistica in considerazione del fatto che la Regione ha richiamato per relationem quanto effettuato dalla Provincia di Potenza. Per tradurre dal giuridichese al lessico comune il Consiglio di Stato dice che il sito è essenziale, che l’intervento non produce impatti sul territorio, che anche il Comune di Picerno con una relazione del 2016 evidenziava la mancanza di impatti significativi e che, pertanto, la valutazione di incidenza ambientale (non necessaria non trattandosi di opera da realizzare in zona Sic) si sarebbe comunque ridotta ad un mero formalismo in considerazione che la Regione Basilicata aveva ri- chiamato la valutazione fatta dalla Provincia di Potenza.

LA SENTENZA NOTIFICATA AL COMUNE

Il 4 giugno 2018 il difensore del Comune di Picerno notificava all’ente che il Consiglio di Stato aveva accolto il ricorso presentato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, della Protezione Civile e del Ministero della Difesa. Da quel momento le amministrazioni di Picerno che si sono susseguite nel tempo hanno avuto piena contezza che non esistesse più nessuna possibilità di impedire la realizzazione dell’opera. Il Consiglio di Stato, infatti, massimo organismo di giustizia amministrativa della Repubblica Italiana emette sentenze non più impugnabili che hanno immediata efficacia e che non possono più essere messe in discussione. A seguito di queste sentenze Margherita Scavone è stata convocata dal Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio per essere costretta ad eseguire la decisione del Consiglio di Stato e gli atti conseguenti.

LA POLEMICA POLITICA

Inutile dire che l’esecuzione di una sentenza del Consiglio di Stato e degli atti ad esso conseguenti ed immediati non dovrebbe essere oggetto di dibattito politico. Tutte le persone che hanno un rispetto per la democrazia e per le istituzioni repubblicane non possono che ritenere che una sentenza debba solo essere applicata e che, anche non condividendola, nessuna autorità amministrativa possa rifiutarsi di adempiere all’esecuzione di una decisione della magistratura. In politica, però, si usa buttare tutto in caciare e, così, sul profilo Facebook del gruppo di minoranza “Per Picerno” si legge, commentando la presa d’atto del sindaco Scavone che «dal verbale si evince l’assordante silenzio dell’Amministrazione che non si oppone, che non esprime nessuna posizione (…) il gruppo consiliare “La forza della Comunità” provvederà ad approfondire il tema con interrogazioni ed altri atti al fine informare e tutelare correttamente cittadini associazioni e residenti». Forse qualcuno credeva che il Sindaco di Picerno, malgrado il suo ruolo istituzionale di Capo della Protezione Civile e Ufficiale di Governo, potesse mettersi alla testa di una protesta popolare in stile “No Tav” ignorando il rispetto delle regole, dell’autonomia della magistratura e della legalità. Abbiamo grande rispetto per le paure della gente, per le preoccupazioni di chi crede possa avvenire una deturpazione del territorio. Quello che troviamo eticamente inaccettabile è il soffiare sulle preoccupazioni solo al fine di ottenere qualche voto in più e mettere in difficoltà un sindaco che si è insediato molto dopo la decisione del Consiglio di Stato e che è stato soltanto costretto a prendere atto della decisione e degli atti ad esso conseguenti. È opportuno ricordare a tutti che il rispetto delle regole democratiche è più importante dell’ottenimento di qualche voto. Sono proprio le regole democratiche, infatti, a con- sentire il funzionamento delle istituzioni e dello Stato, senza i quali non ci sarebbe il vivere civile.

Di Massimo Dellapenna

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