La Basilicata nel 51° rapporto dell’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno (Svimez): note dolenti e punti di speranza. Il primo accenno, più negativo che positivo.

PIL E VALORE AGGIUNTO INDUSTRIALE

Il Pil reale della Basilicata nel 2023 sul 2022 è risultato in rialzo dello 0,9%, aumento bollato come «contenuta crescita», meglio, nella ripartizione Sud e Isole, della Puglia (0,7%), ma peggio di Sardegna (1%), Calabria (1,2%), Campania (1,3%) Molise (1,4%) e Sicilia (2,2%). Tuttavia, tra il 2019 e il 2023, il Pil reale della Basilicata è risultato in calo con un dato cumulato del meno 5,7%. È il crollo più elevato in Italia. La Basilicata fatica a recuperare e “vince” la maglia nera. A seguire Valle d’Aosta (-4,8%) e Umbria (-2,5%). Tutte le restanti regioni sono in positivo. La Basilicata che, nel 2023 ha risentito di un calo dell’industria (-2,7%) più intenso di quello osservato per la media delle regioni del Mezzogiorno, compensato dalla buona performance del settore delle costruzioni (+8,4%, la crescita più intensa tra le regioni meridionali), è «la regione italiana più lontana dai livelli pre-crisi (-5,7%)». Osservando il valore aggiunto per settori, in riferimento al solo 2023 in Basilicata l’agricoltura ha riportato un leggero calo (-0,3%), mentre l’industria in senso stretto, co- me anticipato, un calo più marcato (-2,7%). Mentre oltre alle costruzioni (+8,3%), bene anche il settore dei servizi (+1,7%). Nel cumulo 2019-2023, pari situazione: costruzioni (+23,3%), servizi (+1,7%), agricoltura (-6,7%) e industria in senso stretto (-25,1%). Da ricordare che la filiera Automotive meridionale vale 17,6 miliardi di euro e occupa quasi mezzo milione di addetti (450.418). Il 32% degli occupati è concentrato in Campania, il 21% in Puglia e 19% in Sicilia. In valori assoluti, è da evidenziare il dato occupazionale del Molise (5.920) e quello della Basilicata (11.022). Non causalmente nel 2023, l’82% della produzione nazionale di autoveicoli (751 mila) ha avuto luogo negli stabilimenti situati a Pomigliano, Melfi, e Atessa, che hanno prodotto 615 mila autoveicoli. A Melfi, nei primi 9 mesi del 2024, la produzione di autoveicoli è calata del 62%: dai 142mila e 362 del 2023, ai 54.240 dei primi 3 trimestri dell’anno in corso. INVESTIMENTI Gli investimenti sono stati la componente più vivace della domanda interna nel 2023, crescendo del 5,5% nel Mezzogiorno e un punto percentuale in meno nel Centro-Nord. Ancora più favorevole al Mezzogiorno si è mostrata la dinamica degli investimenti nell’intero periodo 2019-23: +29,6%, contro il +25,2% delle regioni centro-settentrionali. Le regioni meridionali che nel 2023 hanno fatto registrare la più intensa accumulazione di capitale sono la Calabria (+8,7%), la Basilicata (+8,5%) e l’Abruzzo (+7,6%).

CROLLO EXPORT

Nell’intero periodo 2019- 23, il differenziale di crescita dell’export a favore del Mezzogiorno risulta molto meno ampio rispetto al dato relativo all’ultimo anno (+32,3% nel Sud, che si raffronta al +28,2% del Centro-Nord). Per le regioni meridionali, nel 2023, la dinamica delle esportazioni è risultata particolarmente sostenuta in Calabria (+22,5% rispetto al 2022 e +102% rispetto al 2019) e, soprattutto, in Campania (+31,6% nell’ultimo anno, +81% rispetto al 2019); di contro, si registra una fessione dell’export in Puglia (-2,4% nel 2023; +1,8% rispetto all’anno pre-Covid), in Sardegna (-4,3%; +8,8% nel 2019-23) e in Sicilia (- 4,5%; +27% nel quadriennio). La Basilicata «è l’unica regione italiana a registrare un calo dell’export al netto dei prodotti energetici tra il 2019 e il 2023 (-17,6%)». LAVORO Il 45% degli occupati in più sul pre-pandemia (+471mila a livello nazionale nel 2023 rispetto al 2019) si concentra nel Mezzogiorno: 213mila (+98mila nelle regioni centrali; +89mila nel Nord-Est; +71mila nel Nord-Ovest). A fne 2023, solo Piemonte (-0,6%), Emilia-Romagna (-0,1%) e Molise (-2,0%) non avevano recuperato i livelli occupazionali del pre-pandemia. Le regioni più dinamiche risultavano, invece, Puglia (+6,3%), Liguria (5,2%) e Sicilia (+5,2%), seguite da Campania (+3,6%) e Basilicata (+3,5%). Gli occupati in agricoltura, infne, sono diminuiti tra il 2019 e il 2023 nel Mezzogiorno (-20mila), nel Nord-Est (-19mila) e nel Nord-Ovest (-16mila), registrando un debole aumento solo nelle regioni del Centro (+6mila). La fessione dell’occupazione agricola ha interessato tutte le regioni, con l’eccezione di Marche (+17,6%), Lazio (+19,3%), Basilicata (+5,6%) e Sicilia (+0,7%). Per settori, oltre che per la già citata agricoltura (+5,6%), la variazione degli occupati 2019-2023 in Basilicata (+3,5%) è risultata positiva per l’industria in senso stretto (5,2%), per le costruzioni (25,9%) e per i servizi (0,4%). La componente giovanile, però, «è cresciuta poco soprattutto in Basilicata (+0,8%) e Campania (+2,8%)». In Basilicata, il tasso di occupazione giovanile da 31,3% del 2019 è sceso al 25,1% del 2023. Tuttavia, in Basilicata e Puglia, l’occupazione femminile «è cresciuta a ritmi più sostenuti». In tema occupazione, per la Basilicata, confrontando il 2023 con i dati dei primi 2 trimestri del 2024, occupazione a livello complessivo in rialzo (+3,5%) e nello specifico in calo nell’agricoltura (- 1,5%), nell’industria in senso stretto (-5,4%), ma in crescita nelle costruzioni (+1,9%) e nei servizi (+6,9%). Il comparto commerciale e turistico cresce in particolare in Abruzzo, Basilicata, Campania, Calabria e Sardegna, mentre gli altri servizi crescono sensibilmente in Molise, Basilicata e Sicilia.

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