La comunità di Muro Lucano ha festeggiato i 67 anni di sacerdozio e 91 di vita di Don Giuseppe Grieco, per tutti affettuosamente “Don Peppino”. A celebrare la Santa Messa, il Vescovo Davide Carbonaro, presso la chiesa di San Marco Evangelista in piazza Umberto I°. A renderlo noto il parroco Thomas Sorjan John, sempre attento alle ricorrenze della comunità.
Alla celebrazione eucaristica di ringraziamento è seguito un brindisi ben augurale e affettuoso da parte di tutti i partecipanti. La sua è una vita lunga e costellata da tanti passaggi importanti: Questa stessa chiesa, che per tanti anni l’ha visto sull’altare e vicino alla gente, fu ristrutturata e lo stesso parroco si impegnò nei lavori insieme ai “mastri” dell’epoca, fino alla riapertura al culto.
Nato a Ruvo del Monte nel 1933, emigrò negli anni ’70 lavorando come operaio in una fabbrica di Monaco di Baviera in Germania. Poi giunse la vocazione e decise, scontrandosi con la volontà del padre, di andare in Seminario. Tanti studi, la Laurea, la Pedagogia, frequentò anche l’Istituto di Scienze Sociali della Pontificia Università Gregoriana a Roma. Divenuto sacerdote, la sua prodigalità la dimostrò bene dopo il disastroso terremoto dell’80, quando fu impegnato attivamente nella comunità murese, la parrocchia si mobilitò per portare i primi soccorsi: in quel periodo Don Peppino viveva nei prefabbricati e lì celebrava la messa, uscendo all’aperto nelle giornate più calde. Nell’emergenza venne fuori anche la sua abilità in cucina, capace di improvvisare un pranzo per moltissime persone. Tutto ciò riemerge nel suo libro, “Parole vissute”, frutto di anni di battaglie in prima linea, che «racconta proprio la Lucania degli anni ’70 e ’80, quella della Chiesa, del terremoto, delle occasioni mancate e del diritto alla testimonianza e alla coerenza».
Dagli stralci della tesi di licenza in Scienze Sociali alla Pontificia Università Gregoriana sulla religiosità in Basilicata, all’Appello alle Forze vive che credono nel risveglio della Lucania del documento di Monticchio nel 1969; dal documento sulla funzione del prete nelle Acli, nella realtà lucana e nei rapporti col Vescovo del 1970 al Diario di operaio in fabbrica in Germania del 1977; da una silloge estremamente sintetica di “Temi di predicazione” fino al confronto-dialogo con l’arcivescovo emerito di Potenza, Monsignor Giuseppe Vairo. Infine, in Appendice, “Parole amiche”, l’omaggio a don Peppino per i suoi 80 anni, all’epoca, da parte di amici e confratelli che lo hanno frequentato, “apprezzandone le scelte di vita, l’amicizia, il pensiero”. Un “lavoro d’insieme” ben costruito da tre amici abruzzesi con i quali a partire dagli anni 70 Don Peppino cominciò a fare un cammino in comune.
Ma il parroco infaticabile non lavorò solo su Muro, bensì «operò una trasformazione profonda anche nella frazione di San Cataldo di Bella i cui abitanti si consideravano aviglianesi facendo tutto ad Avigliano: battesimi, matrimoni, funerali. Don Peppino rese autonoma la Parrocchia, riportando tutto a San Cataldo e si batté contro i matrimoni tra consanguinei, molto diffusi» all’epoca. Strinse poi una profonda amicizia con il professor Cataldo Sabato.
Gli anni ’70 segnarono una trasformazione profonda. Prima a Rapone e poi a Muro Lucano: Don Peppino aveva la canonica sempre piena di giovani; «il ´68 era arrivato a Muro Lucano prima che nel resto della Basilicata» si ebbe a dire.
Nel gennaio del 1973 fu pubblicato il primo numero della rivista “Il Riscatto”, come strumento che doveva contribuire al processo di liberazione da un potere gestito dai ceti dominanti. Con grande impegno Don Peppino cercò, con altri, di dar vita a un movimento che non doveva limitarsi alla testimonianza, ma che doveva essere in grado di attivare processi politici e religiosi di liberazione e rinnovamento. Così giungiamo ai giorni d’oggi, quando per i gloriosi festeggiamenti, un pensiero di gioia e di vicinanza, insieme a tanti ricordi, sono giunti a Don Peppino oltre che dalla comunità murese, anche da quelle che lo hanno visto impegnato sul territorio in questo lungo cammino di vita e di sacerdozio, formulando i loro migliori auguri al “parroco del popolo”.
