È GIUSTO INFORMARE

CAMERA PENALE DI CAGLIARI
Aldo Marongiu
Aderente all’Unione delle Camere Penali Italiane
A TUTELA DELLA FUNZIONE DIFENSIVA
Ancora una volta i social media sono il triste luogo in cui, in modo irrazionale, violento e ripetuto, si attacca la persona dell’Avvocato che liberamente, in ossequio alla Costituzione, al Giuramento prestato e al difficile mandato ricevuto, esercita la funzione difensiva.
Il riferimento è al caso di cronaca di Francesca Deidda, la donna di San Sperate scomparsa lo scorso maggio, per il quale la Procura di Cagliari ha indagato il marito per omicidio volontario e occultamento di cadavere
La vicenda impone delle riflessioni sugli effetti distorsivi del processo mediatico.
Infatti la mancanza di una corretta informazione da parte di certe trasmissioni televisive, nelle quali, in violazione del principio della presunzione di non colpevolezza, si dà per assodata la responsabilità del marito, ha innescato una deflagrazione di odio di chiunque si occupi del processo penale.
Si è scatenata, infatti, nei confronti degli Avvocati che assistono l’indagato una ridda di commenti offensivi e minacciosi in quanto colpevoli di esercitare la loro funzione difensiva utilizzando gli strumenti giuridici previsti dal nostro Ordinamento
Come al solito purtroppo i commenti più duri si registrano nei confronti della Collega, che fa parte del collegio difensivo, colpevole per il tribunale dei social di essere una donna che difende un femminicida, già condannato senza processo
Tali manifestazioni d’odio nei confronti dell’indagato e dei suoi difensori, peraltro iscritti alla nostra Camera Penale, è un sintomo della distorta grammatica utilizzata dai media che alimenta il cortocircuito mediatico-
A tal proposito non si può non far riferimento ai recentissimi articoli di stampa che hanno veicolato la notizia della concessione degli arresti domiciliari per il giovane cittadino americano Hjorth, condannato unitamente al suo connazionale per il caso Cerciello.
Anche qui la carta stampata ha dato il peggio di sé arrivando a commentare l’ordinanza della Corte d’Assise d’Appello di Roma con titoli di questo tenore: “Il killer del giovane carabiniere va ai domiciliari al mare”
Fin qui, purtroppo, niente di nuovo, continuiamo ad assistere impotenti alla sistematica violazione della deontologia da parte di alcuni giornalisti
dato più allarmante è costituito dalle condotte provenienti da alcuni rappresentanti dall’avvocatura.
Infatti, proprio in relazione al fatto della scomparsa della donna di San Sperate, nei commenti social ad un articolo dell’Unione Sarda un avvocato, dopo aver fatto dei parallelismi con altri fatti di cronaca definiti con una sentenza di condanna anche in assenza del ritrovamento del corpo, arriva ad affermare “lo faremo marcire in galera” facendo un chiaro riferimento all’indagato
Ebbene, è appena il caso di sottolineare che il collega, che peraltro è un penalista, viola con tale proposizione quanto meno due principi costituzionali: la presunzione di non colpevolezza e la finalità rieducativa della pena.
Questo tipo di esternazioni da parte del collega, che appartiene ad una associazione che partecipa in pianta stabile ad una trasmissione che storicamente celebra i processi mediatici con puntuali condanne inappellabili, costituisce una inaccettabile violazione deontologica che ci costringe a denunciarne l’accaduto.
Tale improprio utilizzo dei social, non si comprende a quale fine, funge da cassa di risonanza – con espressioni riprovevoli – alle pulsioni irrazionali della folla mediatica, peraltro in contesti nei quali la funzione del difensore viene pesantemente attaccata.
La Camera Penale di Cagliari esprime piena solidarietà ai Colleghi e si riserva ogni opportuna iniziativa a tutela della funzione difensiva, non esclusa quella in sede disciplinare.
Cagliari, 17 luglio 2024
IL CONSIGLIO DIRETTIVO

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#sapevatelo2024
