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SELEZIONE TOTAL, CRONACHE VINCE CAUSA: NO RISARCIMENTO, NESSUNA DIFFAMAZIONE

Tempa rossa, per il tribunale di Roma racconto legittimo

Sul finire del 2021, in Basilicata il caso della selezione di 20 operatori di produzione da inserire nell’organico dello stabilimento di estrazione petrolifera Tempa Rossa della Total. Petrolio, occupazione e dubbi: come emerse pubblicamente al termine di uno dei Tavoli della Trasparenza in Regione, la selezione fu annullata. Non tanto l’esito il punto, quanto il racconto delle fasi antecedenti redatto da Cronache Lucane: per il Tribunale di Roma, che ha sottolineato come i temi in gioco fossero «di indubbio spessore politico, economico e sociale e pertanto meritevoli di essere attenzionati dai quotidiani locali», operato giornalistico esente da censure. Per Chung Huei Brigida Chiang e per Ferruccio Ferrucci, l’intentata causa per diffamazione, si è rivelata, come stabilito dal Giudice Corrado Bile, una causa persa. Come esposto anche dai due citati, Ferrucci e Chiang, la società Total, della quale gli stessi erano rispettivamente, all’epoca dei fatti, direttore Qhsse e responsabile risorse umane dello stabilimento di Tempa Rossa, aveva affidato alla società esterna Adecco la procedura di selezione di venti “operatori di produzione” da inserire nell’organico dello stabilimento di Tempa Rossa. Cronache Lucane, in relazione alla procedura, ha ben raccolto e correttamente esposto rumors senza mai oltrepassare i limiti consentiti al diritto non solo di cronaca, ma anche di critica. Come ricostruito, stesso alcuni partecipanti alle procedure della selezione in questione hanno riferito di presunte irregolarità avvenute durante le stesse. L’Amministratore delegato della Total si recò anche di persona a Corleto Perticara per trattare della questione e si confrontò sul punto pure con l’Amministrazione locale. Inquadrato il nucleo fattuale a partire dal quale si sono sviluppati gli articoli contestati, lecito, da parte di Cronache Lucane, il racconto che si è sviluppato in più articoli anche attraverso passaggi del tenore di quello seguente: «La domanda che circola a Corleto è come mai le selezioni – molto tecniche per il ruolo da svolgeresiano state superate da laureati in giurisprudenza o in discipline delle arti, della musica e dello spettacolo che sicuramente poco o nulla hanno a che fare con le formule chimiche o con i conteggi specifici». Per il Tribunale di Roma, in estrema sintesi, questi ed altri riferimenti degli articoli, «lungi dal presentare gli attori come soggetti sicuramente responsabili di una selezione arbitraria e irrispettosa di criteri oggettivi nella scelta del personale, riportano testimonianze dei partecipanti alla selezione sulle modalità di svolgimento della procedura e meri “rumors”, chiaramente presentati come tali, mai elevati a verità provate». Come pacificamente rilevato dal Giudice, gli articoli di Cronache Lucane sulla selezione degli operatori di produzione da impiegare a Tempa Rossa, che «rispettano il criterio della continenza espositiva», sono frutto sia di ricostruzione oggettive che di interpretazione presentate e offerte in modo soggettivo dal quotidiano. I giornalisti, ha spiegato il Tribunale di Roma, «pur avendo utilizzato toni polemici e pungenti ed esprimendo in maniera non troppo velata, il loro giudizio di condanna di un sistema di favoritismi endemicamente diffuso nel territorio locale, non sono mai scaduti, con le loro esternazioni, in gratuiti e ingiuriosi attacchi personali nei confronti degli attori». Di conseguenza, «un lettore attento infatti è in grado di distinguere, leggendo gli articoli in esame, i fatti di cronaca provati dalle deduzioni personali e dicerie popolari, sempre riportate come tali dagli autori degli articoli». Per questi ed altri motivi, in riferimento agli articoli di Cronache Lucane sul caso della selezione di 20 operatori di produzione da inserire nell’organico dello stabilimento di estrazione petrolifera “Tempa Rossa” della Total, rinvenuto «l’esercizio del legittimo esercizio di cronaca e di critica da parte dei giornalisti». Nessun risarcimento del danno poichè assente la condotta diffamatoria: respinte le richieste di Ferrucci e Chiang, condannati a pagare alla controparte le spese di lite, liquidate in complessivi 4 mila e 420 euro oltre accessori di legge.

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