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INCENDIO DI NOTTE AL CONSORZIO COOPERATIVA O.P. MEDITERRANEO: CONDANNE CONFERMATE

Il rogo a Palazzo San Gervasio nel settembre del 2020, la Cassazione respinge i ricorsi dei pugliesi Caputo e Cara: 3 anni e 4 mesi di reclusione

Il 12 settembre del 2020, a Palazzo San Gervasio l’incendio all’insediamento industriale del “Consorzio di Cooperativa O.P. del Mediterraneo”: per Vito Caputo (classe ‘87) e Raffaele Cara (classe ‘98), confermate le condanne alla pena di 3 anni e 4 mesi di reclusione. Il Tribunale di Potenza nel maggio del 2022 e al termine del processo celebrato con rito abbreviato, li ritenne responsabili in concorso nel reato di danneggiamento, seguito da incendio, aggravato dalla minorata difesa e dal fatto che, considerato anche il danno di rilevante gravità, il rogo avesse avuto ad oggetto un impianto industriale. L’anno scorso, la Corte di Appello del ca- poluogo ha confermato la sentenza di primo grado ed ora la Cassazione ha respinto i ricorsi di Caputo e Cara contro la condanna citata. Il movente fu individuato in un proposito di vendetta anche se il ritenuto mandante, che avanzava un credito economico dal Consorzio, è stato assolto con sentenza passata in giudicato nel separato processo condotto con rito ordinario. Tra gli imputati, anche un quarto soggetto che quella notte di settembre di 4 anni fa, era alla guida dell’auto che, intorno alla mezzanotte e 40 minuti, fu avvicinata, mentre sostava su una strada interpoderale a motore spento e fari anche, da una pattuglia dei Carabinieri in servizio perlustrativo. Autista e passeggero, Caputo, entrambi residenti ad Orta Nova, comune in provincia di Foggia, posto a circa 60 chilometri di distanza dal luogo del controllo. Effettuando una perquisizione, nel portabagagli dell’auto, due strappi di carta tipo scottex intrisi di benzina. L’autista riferì che la sera precedente al fatto aveva prelevato una tanica di 5 litri di benzina da portare a sua nonna che era rimasta senza carburante e di essersi pulito le mani con lo scottex che «sbadatamente» aveva dimenticato nel bagagliaio. Sennonché nel mentre i militari proseguivano col controllo, notarono bagliori, riconducibili allo sprigionarsi di un incendio, provenienti dalla sede del Consorzio cooperativa del Mediterraneo. Sede che distava circa 400 metri dal luogo del controllo. Contemporanea- mente si udiva o il suono di clacson di camion provenienti dalla stessa area. Recatisi sul posto, i Carabinieri trovarono un camionista che riferì che, mentre dormiva nel suo camion parcheggiato all’interno del piazzale del Consorzio, fu svegliato dall’abbaiare dei cani e subito notò, a quel punto, che si stava sviluppando un incendio. Circostanza confermata anche da altro camionista che pure dormiva nel proprio camion nello stesso piazzale. Caputo individuato come uno degli autori materiali dell’incendio, mentre Cara come «vero e proprio supervisore». Dall’esame dei tabulati telefonici in uso all’autista e a Caputo, emerse che nel corso della notte dell’incendio gli stessi avevano ricevuto numerose telefonate dall’utenza di Raffaele Cara, utenza che a sua volta nel corso della nottata aveva agganciato le celle telefoniche del Comune di Palazzo San Gervasio prima di rientrare a sua volta in Orta Nova dalle ore 3 e 29 in poi. Cara aveva agganciato la cella di Palazzo San Gervasio «soltanto nella data dell’incendio ed in quella del 10 settembre, antecedente di due giorni l’incendio»: un «sopralluogo preliminare». Per la Cassazione, nessun vulnus nella ricostruzione processuale: ricorsi respinti e condanne a 3 anni e 4 mesi di reclusione confermate

Ferdinando Moliterni

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