L’ incontro romano c’è stato. Fratelli d’Italia ha eliminato il suo veto al- la riconferma di Bardi e gli ha consegnato un lasciapassare non ancora pieno. Come da noi anticipato il placet definitivo è subordinato ad alcune azioni, alcune da compiere immediatamente, altre da rinviare a dopo le elezioni regionali. Il centro del discorso era già stato anticipato da Cirielli nel suo intervento al Grande Albergo durante il congresso provinciale di Potenza di Fratelli d’Italia: il partito di Giorgia Meloni non può più tollerare un uomo solo al comando. Al centro della discussione ci sono la revoca della “pieni poteri” e la destituzione degli uomini di fiducia di Bardi da sostituire con persone indicate da Fratelli d’Italia. Se la revoca della “pieni poteri” sarebbe da rinviare alla prossima legislatura, la notte dei lunghi coltelli della segreteria del Presidente sarebbe da effettuare immediatamente, prima dell’ufficializza- zione della candidatura. IL RINVIO DEL GENERALE Su questo il Generale avrebbe rinviato la decisione e preso tempo. Nella testa del Governatore, infatti, non è immaginabile che il Governo sostanziale della Regio- ne Basilicata e della Presidenza della Giunta passi nelle mani di uomini indicati da FdI, spera di poter rinviare questo argomento a dopo le elezioni, quando nel- l’ebrezza della vittoria, nella divisione degli assessorati e con la legislatura appena iniziata sarà possibile posticipare l’argomento fino a non affrontarlo o, quanto meno, a renderlo più digeribile. Il Generale Bardi ha dalla sua un argomento molto convincente: molte cose sono ancora da completare e indicare uomini nuovi non conoscitori di quanto fino ad ora deciso, non sarebbe funzionale per questi ultimi mesi di legislatura e di amministrazione. È da capire se FdI accetterà questo rinvio o se lo ritiene condizione imprescindibile. Nella logica meloniana, infatti, è il Partito che con il suo abbondante 30% consente a formazioni alleate di minore forza elettorale di ottenere qualche presidenza. Una con- cessione che, ovviamente, comporta il pagamento di un prezzo politico. Il prezzo politico che Fratelli d’Italia vuole imporre è un Presidente che presieda ma non governi.
LA LEGA NON C’ERA
Per quanto ci è dato da sapere la Lega non era presente al tavolo delle trattative. Il Partito di Sal- vini paga la nascita dell’asse Forza Italia-Fratelli d’Italia creatosi nell’immediatezza delle elezioni regionali sarde a causa della testardaggine di Crippa e Salvini nella difesa ad oltranza di Solinas. Da quanto si apprende gli accordi presi erano che la Lega avrebbe dovuto “scaricare” Solinas già al tavolo regionale, Salvini non lo ha fatto e ha rinviato la decisione fino a quando è stato impossibile procrastinarla a causa delle misure adottate dalla magistratura inquirente contro il Presidente sardo. Il partito con Alberto da Giussano, però, non può mollare facilmente la presa sulla Basilicata che significherebbe l’irrilevanza politica prima delle elezioni europee e la fine del progetto nazionale di Salvini costretto a rintanarsi al Nord per poi chiudersi soltanto nella Lombardia poiché, come tutti sanno, FdI ha già messo gli occhi sul Veneto anche in considerazione dei risultati elettorali raggiunti alle ultime elezioni politi- che in quello che era il feudo della Liga Veneta.
PEPE CONTRO COLDIRETTI E GALELLA
Consapevole della situazione di difficoltà diplomatica in cui si trova, la Lega ha deciso di passare al contrattacco e ha preso l’iniziativa proprio nel terreno che FdI maggiormente sente suo: l’agricoltura. Il ministro dell’Agricoltura è Francesco Lollobrigida, l’assessore all’Agricoltura è Alessandro Galella mentre sia il segretario regionale di FdI Quarto che l’On. Aldo Mattia provengono da Col- diretti che è l’organizzazione nel mirino delle associazioni indipendenti perché accusata di esse- re eccessivamente governativa. In questi giorni di passione sul versante agricolo sia il ministro Lollobrigida che Coldiretti hanno portato l’attacco in Europa con i gialli che andranno in settimana prossima a Bruxelles a dimostra- zione delle responsabilità comunitarie sulla situazione. La premessa sulle parti in campo e sulle azioni messe in campo sono necessarie per far capire la centralità e la delicatezza della situa- zione e per dare una lettura politica delle mosse di Pepe. In qualità di sindaco di Tolve, insieme all’ex assessore all’Agricoltura Baldassare e al sindaco di San Chirico Baldassarre hanno in- contrato l’associazione “Giovani Agricoltori Liberi” per parlare dei problemi del comparto agricolo. L’incontro che si è tenuto a San Chirico Nuovo, ha partorito un documento inviato al Prefetto e al Presidente Bardi e sottoscritto oltre che dagli esponenti politici anche da Padula presidente dell’associazione agricola. Non è un atto formale di sfiducia alle politiche agricole messe in campo da FdI né un attacco diretto a Coldiretti ma poco ci manca, del resto il mondo agricolo che protesta è quello che storicamente è vicino al mondo leghista, soprattutto al Nord ma anche al Sud.
SI RINVIA DI UNA SETTIMANA
Nulla di definitivo fino ad ora, riunione soltanto interlocutoria che ha avuto il merito di far cadere il velo pregiudiziale di FdI verso Bardi e di far uscire i nodi al pet- tine, soprattutto legati al cerchio magico che il Generale si è costruito. Per il si definitivo alla ricandidatura servirà che il Generale accetti le condizioni della pace imposta da Fratelli d’Italia e, soprattutto, che la Lega rinunci ad esistere politicamente lasciando il gioco delle regioni agli alleati del- la coalizione. Se la prima condizione appare francamente possibile considerando che se Parigi val bene una messa, Via Verrastro val bene qualche testa da far cadere, sulla seconda ci sarà ancora da combattere. Salvini viene a Potenza venerdì, formalmente sarà qui per parlare di infrastrutture viarie realizzate a da realizzare ma siamo sicuri che parlerà anche di politica e di elezioni regionali. L’alternativa ad una linea dura, del resto, è la fine politica della Lega e dello stesso Salvini e non si è mai visto nessuno accettare una sconfitta senza neanche pro- vare a combattere.
Di Massimo Dellapenna
