Basta mettere su un qualsiasi motore di ricerca le parole chiave “indagato” “cinque stelle” “dimissioni” per trovare una sfilza infinita di link. Praticamente dal Vaffa Day in poi, ad ogni inchiesta il Movimento tramite i suoi leader ha chiesto le dimissioni di qualcuno. Bastava un avviso di garanzia, un rinvio a giudizio, un’iscrizione nel registro degli indagati. Ricorderete che furono chieste per Siri, per Fontana o, per restare in ambito locale, per Marcello Pittella ai tempi di “rimborsopoli”. Ad ottobre del 2022, quando si seppe delle indagini e delle misure cautelari contro Cupparo, Leone e Piro i consiglieri del Movimento presentarono una mozione di sfiducia in Consiglio regionale. Ora che ad essere nel mirino delle indagini penali è il Comune di Vietri di Potenza amministrato dai 5 stelle guidati dal sindaco Giordano rinviato a giudizio, i paladini della doppia morale tacciono. Non che non ci abbiano già abituati alla doppia morale già esibita in difesa della Raggi, ma adesso è veramente troppo. Dal nostro punto di vista un indagato è un presunto innocente e come tale va trattato e saremmo ben contenti che anche i giustizialisti grillini avessero assunto come dogma comportamentale ed etico questo principio di civiltà.

LA DOPPIA MORALE DEL MOVIMENTO

A noi, invece, sembra che non ci sia stato nessun cambiamento ideale da parte degli uomini di Conte, semplicemente si applica la doppia morale secondo cui per gli amici la legge si interpreta per i nemici di applica. Qualche mese fa un consigliere delegato molto vicino a Giordano fu attinto da una indagine in cui scattarono misure cautelari personali. Giordano minimizzò, ma quel consigliere comunale di maggioranza, si dimise. Ieri è stata notificata allo stesso ex consigliere comunale di Vietri di Potenza, Comune amministrato per l’appunto dai Cinquestelle, una Ordinanza del Gip, nei suoi confronti, di un imprenditore e di una società, relativa ad un sequestro penale e al divieto di contrarre con la Pubblica Amministrazione. È l’esito delle ulteriori indagini effettuate dalla Procura di Potenza, diretta dal dottor Curcio. La vicenda amplia lo scenario iniziale partito dalla turbativa d’asta relativa alla concessione della cava Pedali. Vicenda che il sindaco Giordano, come dicevamo, aveva minimizzato dopo le prime misure cautelari, ma che, evidentemente, tanto minima non è visti gli ulteriori sviluppi investigativi. Lo stesso sindaco Giordano è stato rinviato a giudizio per un’ipotesi di maltrattamenti ai danni di una ex dipendente comunale a tempo indeterminato. Giordano, peraltro, non è soltanto il sindaco di Vietri ma, nell’essere presidente della Provincia di Potenza, è anche la massima espressione di Governo del Movimento e l’unica nel territorio provinciale. Un eletto già dimissionario ed un rinviato a giudizio è un bel risultato per il M5S in Provincia di Potenza. Se fossimo come loro diremmo che hanno il 100% di realizzazione nel rapporto eletti-rinviati a giudizio. Per fortuna non siamo come loro anche se ci piacerebbe leggere nel rumoroso silenzio dei vertici lucani del Movimento una qualche volontà di indicare la parola “di- missioni” che hanno suggerito ad ogni indagato in qualsiasi latitudine del mondo. Noi non chiediamo le dimissioni di Giordano. Dovrebbe chiederle per coerenza il Movimento stesso.

QUELL’ACCORDO CON IL PD

In questi giorni di convulse trattative a sinistra, i grillini sono riusciti a stoppare l’accordo tra Chiorazzo e il Partito Democratico. Lo hanno fatto in nome del cambiamento e della non presentabilità di Chiorazzo agli occhi di chi vuole il cambiamento. Lo hanno fatto con il solito lessico rabbioso di chi vuole fare le pulci a tutti tranne che a se stesso. Non parliamo di indagini ma di politica. Parlando di politica non possiamo dimenticare che l’elezione di Giordano fu il primo accordo tra i pentastellati e il Partito Democratico in Basilicata. Fu agli occhi di tutti il primo tentativo di dialogo che, per deduzione, avrebbe dovuto lasciare al Pd la guida della Regione con la stessa coalizione. Le malelingue, al contrario, dico- no che nell’ipotesi di accordo tra Pd e M5S i secondi avevano intenzione di sostituire Chiorazzo proprio con Giordano con una bizzarra idea di impresentabilità che colpisce gli imprenditori incensurati ma non riguarda i politici rinviati a giudizio. A questo punto, l’unica alternativa che il centrosinsitra può immaginare al posto di Chiorazzo, resta Marrese. Omologo materano di Giordano ma senza carichi pendenti e che, peraltro, avrebbe an- che il vantaggio di appartenere al Partito Democratico e, quindi, di motivare una ritirata dei dem dal sostegno al re delle coop. Semplici deduzioni non fondate? Forse. Il centrosinistra, del resto, ha interrotto ogni comunicazione con la nota con la quale si sospendeva il sostegno a Chiorazzo. Niente è pervenuto sulle indagini, niente perviene sulle elezioni. A noi non resta che dedurre.

Di Massimo Dellapenna

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com
error: Contentuti protetti