Coalizione di centrosinistra e regionali lucane dell’anno prossimo: «C’è un cielo che purtroppo è grigio». Così il consigliere regionale di Azione, l’ex presidente di Regione Marcello Pittella ha esordito nella trasmissione di “Oltre il giardino, condotta da Paride Leporace ed in onda su Cronache Tv al canale 68 del digitale terrestre. L’altro ospite, il giornalista Salvatore Santoro. Il tavolo della coalizione non c’è e all’indomani della fallita convocazione dei segretari di partito da parte del dem Giovanni Lettieri, utile solo a registrare le assenze, tra cui quella di Azione, e ad incassare i no del Movimento 5 stelle e di Italia viva al proposto candida- to presidente Angelo Chiorazzo, che, tra l’altro sabato scorso ha ufficia- lizzato la scesa in campo con un evento al Park Hotel di Potenza, da Pittella uno stato dell’arte della confusa situazione con rilievi sulle diverse sfumature che hanno connotato, e continuano a farlo, l’operazione del fondatore di Auxilium Chiorazzo, ovvero, per usare la terminologia di Pittella, i «dante causa».

«L’ARROGANZA NON PREMIA, COSÍ MANDANO CHIORAZZO A SBATTERE»

Pittella che ha già avuto modo di discutere col segretario regionale del Pd, Giovanni Lettieri, si è detto disponibile a proseguire il dialogo, ma non alle condizioni date: «Ho espresso le perplessità della candidatura di Chiorazzo, ma nella modalità, e quindi ho provato a chiedere giungere al tavolo, azzerando le posizioni». «C’è stato un no su tutto – ha spiegato Pittella – e c’è stata una risposta sola: o Chiorazzo o niente. Ciò con una pervicacia sospetto e al fine di imporre necessariamente una scelta. Come a dire: voi vi mettete in coda e state con noi. Per noi, non funziona più così. Non è più il tempo del Pd “Partito Regione”, è il tempo del dialogo, dell’umiltà, del siamo uguali e proviamo a ragionare insieme. L’arroganza non premia niente e nessuno. Di questo passo ad Angelo Chiorazzo, che è una persona che io personalmente stimo, lo mandano dritto verso il cemento armato, cioè lo mandano a sbattere ed è un peccato. Non avrei fatto fare la manifestazione sabato senza un’intesa. È una forzatura come a dire se ci state è bene, altrimenti… Ho l’impressione che se va bene farà una coalizione monca per perdere le elezioni».

IL PRECEDENTE DEL 2019: SPERANZA E IL VIZIO DELLA SCONFITTA

«Nel 2019 quando non volendo candidare me, eppure c’era un’ampia percentuale del partito e della coalizione, forse oltre il 75%, che voleva me ricandidato – ha ricordato Pittella -, decisero di mettere in piedi una lista che faceva da terzo o da quarto incomodo, pur di perdere e pur di mettere in difficoltà la mia leadership di quel tempo. Feci responsabilmente un passo indietro e si ragionò su una rosa di 10 nomi. Quando incontrai Roberto Speranza, mi venne detto che sarebbe stato utile, se non necessario, non candidare nessuno dei consiglieri che aveva con me guidato la maggioranza dei 5 anni. Poi nessuno di quelli che avevano comunque calcato la scena in Basilicata per più tempo. Proposi Carmine Vaccaro e mi venne detto, ma poi c’è la Cgil che si lamenta. Così su Laguardia e via dicendo. Poi si arrivò a Carlo Trerotola e ci fu una convergenza ed una disponibilità. Non andai lì e dissi o è Tizio o è la morte. Non ci si può presentare oggi e dire non ce ne frega niente, o Chiorazzo o morte. Non si può ridurre la politica ad una sorta di guerra fratricida e senza, inoltre, mettere in piedi dei programmi».

AZIONE E CDX, NULLA

«Non c’è dubbio – ha chiarito Pittella – che c’è stata un’interlocuzione per il bene della Basilicata anche con il centrodestra. Provo a ragionare sostanzialmente per un grande centro e per questo abbiamo proposto il supera- mento di Bardi. Non per un problema di natura personale, è una questione politica. Ma politica immagino. Se si vuole fare un’apertura verso il centro moderato che guarda anche oltre Forza Italia e sconfina nell’area riformista-repubblicana, lo si fa attraverso un candidato sì di area, ma civico. Se il cdx non vuole e resta ancorato a Bardi, lo ricandida. È legittimo come, però, è legittimo in quel caso per Azione non prendere in considerazione quel campo». Nè nel centrodestra, nè nel centrosinistra: il sogno, allora del polo centristra. «In Italia – ha aggiunto Pittella – bisognerebbe superare il bipolarismo che asfissia totalmente. La gente non va più a votare un po’ perché scontenta e un po’ perché non trova alternativa: o vota lì o vo- ta lì, non c’è un’alternativa».

«NON MI RICANDIDO ALLA PRESIDENZA, MA VOGLIO ESSERE AZIONISTA»

Candidarsi alle regionali sì, ma non come candidato presidente di Regione: «L’idea non mi sfiora neanche per l’anticamera del cervello». «L’ho detto anche nei tavoli politici – ha specificato Pittella -, e l’ho detto pubblicamente. Mi rendo conto che c’è un tempo per tutti e per tutto. Con molta umiltà e modestia, però penso di poter dire ancora la mia. Vorrei essere un candidato in un centro-sinistra unito. Penso a recitare fino in fondo il ruolo di azionista. Sono un dirigente di un partito che ha preso il 13%, e vuole arrivare a due cifre alle regionali. Vuole eleggere una squadra e vuole dire la sua sui temi importanti».

«PER POTENZA STESSA CONFUSIONE»

Per Pittella, sulle amministrative di Potenza dell’anno prossimo «regna la stessa confusione delle regionali». «Noi – ha concluso Pittella – abbiamo finora un candidato anche giovane e autorevole, Smaldone, che ha messo su 3-4 liste, ma non c’è un tavolo per discutere dei problemi della città e dei progetti».

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