AttualitàBlogIn evidenza

SUICIDIO ASSISTITO IN ITALIA: IL PUNTO DELLA SITUAZIONE ATTUALE

Filomena Gallo e Marco Cappato commentano: “Il diritto a scegliere si fa strada nonostante le resistenze ideologiche. Troppa attesa per una persona malata, ora le leggi regionali, anche per evitare altri illegittimi dinieghi come nel Lazio a Sibilla Barbieri”

È GIUSTO INFORMARE 

“CASO ANNA” TUTTI NE PARLANO E SCRIVONO, SPESSO SENZA RISCONTRI, FACCIAMO IL PUNTO DELLA SITUAZIONE ATTUALE RIPORTANDO LA VERSIONE INTEGRALE DI QUANTO GIÀ PUBBLICATO DALLA ASSOCIAZIONE LUCA COSCIONE

N.B. per onor di cronaca, e comodità di lettura completa, si riportano alcuni articoli, pubblicati dalle maggiori testate giornalistiche nazionali

Marco Cappato con una maglietta durante la raccolta firme per il referendum sull’eutanasia legale organizzato dall’Associazione Luca Coscioni a Largo Argentina, Roma, 17 giugno 2021.
ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

*^*

Con una serie di domande e risposte ripercorriamo il Caso di Anna, donna di circa 55 anni, affetta da sclerosi multipla progressiva che sta velocemente evolvendo, che a seguito della sentenza della Consulta sul “Caso Cappato” ha chiesto alla Asl di appartenenza di vedersi riconosciute le condizioni previste dalla sentenza per accedere alla morte assistita in Italia. 


Ecco il caso di Anna, seguito dal collegio legale di studio e difesa composto dagli avvocati Filomena Gallo – Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni – Francesca Re, Angioletto Calandrini e dalla dottoressa Alessia Cicatelli.

Chi è “Anna”

“Anna” (nome di fantasia, scelto a tutela della privacy) era una donna di circa 55 anni, affetta da sclerosi multipla progressiva che sta velocemente evolvendo, rendendola sempre meno autonoma e più dipendente dall’assistenza di terze persone.

“Anna” è sempre stata circondata dall’affetto dei suoi cari e dall’assistenza necessaria, cure senza le quali la sua sopravvivenza sarebbe stata impossibile in quanto completamente dipendente da terze persone anche per l’espletamento delle funzioni di vita più basilari e quotidiane.

Nel tempo “Anna” si è sottoposta a diverse terapie per tentare quantomeno un rallentamento della sintomatologia della sclerosi multipla, purtroppo senza esiti importanti, tanto che nel 2010 riceve la diagnosi di sclerosi multipla secondariamente progressiva, patologia senza possibilità di cura e senza alcuna terapia possibile, dunque una malattia IRREVERSIBILE. 

Come evidenziato dai referti medici Anna si esprimeva con una voce estremamente flebile e ipofonica, ma era una donna vigile e perfettamente lucida. Era completamente dipendente dall’assistenza: mangiava, si lavava, si muoveva, andava in bagno solo se fisicamente accudita da terzi. Quel filo di voce che aveva negli ultimi giorni della sua vita le ha consentito di comunicare la sua ultima volontà: suicidio medicalmente assistito.

Cosa chiede “Anna”

“Anna” il 4 novembre 2022 ha inviato alla propria ASL di competenza l’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina (ASUGI) la richiesta di verifica delle sue condizioni per accedere alla morte assistita ai sensi della sentenza 242/2019

L’Azienda Sanitaria però non effettuava, per il tramite di propri medici, le verifiche previste dalla Corte costituzionale sulle condizioni di “Anna”, ritenendo che il parere del comitato etico fosse preliminare alle verifiche. Interpellava quindi il Comitato Etico Unico Regionale che formulava un parere in cui indicava la procedura da seguire, confermando che la ASUGI doveva prima procedere alla verifica delle condizioni di “Anna” per poi richiedere al Comitato Etico territorialmente competente il suo parere e, infine, emanare la relazione finale con indicazione del farmaco letale e delle metodiche della sua autosomministrazione. 

Nonostante ciò, l’ASUGI forniva risposte incomplete e non attivava i poteri a essa demandati dalla Corte costituzionale. Si limitava infatti ad affermare che non esiste una legge che disciplini la morte medicalmente assistita e di aver interessato il Comitato Etico Unico Regionale della richiesta di “Anna”.

Ciò nonostante, nessuno effettuava le dovute verifiche e i colloqui per accertare il possesso dei requisiti per accedere alla morte medicalmente assistita.

Il ricorso di urgenza

Le condizioni di “Anna”, in attesa di un riscontro vero e proprio da parte della ASUGI che però tardava ad arrivare, sono peggiorate e la sofferenza psicologica era diventata insopportabile.

Così, nell’aprile 2023, “Anna” ha depositato un ricorso d’urgenza davanti al Tribunale di Trieste affinché alla ASUGI fosse ordinato di effettuare le opportune verifiche, e quindi valutare la sussistenza o meno dei requisiti previsti dalla sentenza “Cappato” e di individuare il farmaco letale e le metodiche della sua autosomministrazione.

Sempre il 7 giugno 2023 si è celebrata la prima udienza davanti al Tribunale triestino.

L’esposto alla Procura della Repubblica

Le gravi inadempienze della ASUGI, che, non effettuando le dovute verifiche nonostante la richiesta di “Anna” e i suoi solleciti, hanno gravemente compresso la sfera di libertà e di autodeterminazione di “Anna”, costringendola a soffrire senza alcuna alternativa, nonostante questa sia ammessa nel nostro ordinamento, hanno avuto anche ripercussioni sul piano penale.

Infatti, il 7 giugno 2023 presso il Comando dei Carabinieri di Trieste, “Anna” ha depositato un esposto al fine di accertare se la condotta della ASUGI integri  il reato di omissione o rifiuto di atti d’ufficio (art. 328 c.p.). Si è così denunciata la ASUGI, che ha rifiutato di effettuare le verifiche sulle condizioni di “Anna” e di individuare le modalità di autosomministrazione del farmaco letale, previo parere del Comitato Etico competente, secondo la procedura prevista dalla sentenza n. 242/2019.

La decisione del Tribunale civile di Trieste

Il 4 luglio 2023 il Tribunale di Trieste si è pronunciato sulla domanda di “Anna”, confermando il suo diritto a essere sottoposta a tutte le verifiche individuate dalla sentenza n. 242/2019.

Il Tribunale ha chiarito che l’Azienda Sanitaria deve nominare una commissione medica multidisciplinare che effettui tutte le opportune verifiche, in relazione al cui esito deve poi acquisire il parere obbligatorio, ma non vincolante, del Comitato Etico territorialmente competente. Successivamente all’acquisizione del parere del comitato etico, l’Azienda Sanitaria deve redigere la relazione finale in cui, accertato l’eventuale possesso dei requisiti previsti alla sentenza “Cappato”, deve individuare il farmaco letale e le metodiche di autosomministrazione.

Un altro profilo importante della decisione del Tribunale è stata la condanna di ASUGI al pagamento di 500 euro per ogni giorno di ritardo nell’adempimento dei propri obblighi.

Il parere della Commissione medica multidisciplinare

Il 3 agosto 2023 la ASUGI trasmetteva  ai legali di “Anna” la relazione della commissione medica multidisciplinare, istituita a seguito della decisione del Tribunale di Trieste, con cui si è accertata la sussistenza dei requisiti di cui alla sentenza n. 242/2019.

In particolare, con riferimento al requisito dei “trattamenti di sostegno vitale”, la Commissione medica multidisciplinare ha così dichiarato:

“Ciò detto, questa Commissione, in aderenza agli attuali orientamenti della giurisprudenza di merito, ritiene che la signora “Anna”, allo stato degli odierni accertamenti, pur non sussistendo una condizione di dipendenza da macchinari o trattamenti tale per cui la sospensione degli stessi determinerebbe il decesso della paziente a breve termine (es. ventilazione meccanica, nutrizione e idratazione artificiale, ecc), sia comunque sottoposta a trattamenti di sostegno vitale dovendosi riconoscere nel caso di specie:

  • una dipendenza meccanica non esclusiva garantita attraverso l’impiego di supporto ventilatorio (CPAP) nelle ore di sonno notturno, in soggetto che già utilizza la muscolatura respiratoria accessoria, la cui sospensione potrebbe comportare una condizione di ipercapnia ed insufficienza respiratoria sì da determinare la morte della paziente anche in maniera non rapida (né si può escludere che in futuro la progressione della malattia e/o eventuali patologie intercorrenti possano rendere indispensabile l’utilizzo costante supporto ventilatorio);
  • una dipendenza assistenziale garantita attraverso l’esecuzione di clisteri evacuativi giornalieri per l’espletamento dell’alvo, senza i quali la signora “Anna” andrebbe incontro ad un quadro di occlusione intestinale e al rischio di perforazione del viscere sì da determinare la morte della paziente anche in maniera non rapida;
  • una assoluta e completa dipendenza da un’altra persona (caregiver) per l’espletamento dei propri bisogni vitali (igiene personale, gestione della continenza, vestirsi, alimentarsi in modo autosufficiente, idratarsi, possibilità di passare da una posizione all’altra e di camminare in modo indipendente), necessari (in buona parte) alla stessa sopravvivenza della paziente.

Occorre però aspettare il 26 settembre per ricevere, sempre dopo sollecitazioni dei legali di Anna il parere del Comitato Etico che però arriva privo del relativo verbale, il cui invio veniva quindi nuovamente sollecitato. Solo il 10 ottobre veniva inoltrato il verbale della seduta del 14 settembre, indicato il dosaggio del farmaco letale e le modalità di autosomministrazione e, inoltre, ASUGI confermava che avrebbe reso disponibili gli strumenti e il farmaco necessari all’autosomministrazione, precisando che la stessa avrebbe potuto avere luogo presso l’abitazione di Anna come richiesto.

Il 14 novembre 2023 ASUGI comunicava ai legali di Anna che avrebbe fornito i farmaci richiesti e che avrebbe garantito “la presenza …alla procedura di un anestesista rianimatore” individuato dalla stessa ASUGI su base volontaria.

L’autosomministrazione

Il 28 novembre 2023 alle ore 15.00 circa, dopo 389 giorni dalla sua richiesta e una sentenza del Tribunale di Trieste che accertava il suo diritto ad autodeterminarsi nel suo fine vita, “Anna” si è autosomministrata il farmaco letale a casa sua, circondata dalla sua famiglia.

Infatti “Anna”, a seguito dell’ordinanza cautelare pronunciata dal Tribunale che ha ordinato alla ASUGI tutte le verifiche previste dalla sentenza Cappato della Consulta, ha ottenuto dall’azienda sanitaria le verifiche delle proprie condizioni e l’indicazione sulle modalità per procedere con la morte volontaria.

L’ASUGI ha fornito il farmaco letale e la strumentazione utile alla sua autosomministrazione. Inoltre, un medico – individuato dalla stessa azienda sanitaria, su base volontaria – ha provveduto a vigilare sulla procedura di autosomministrazione del farmaco letale, azione cui ha provveduto autonomamente ed esclusivamente

“Anna”, che è quindi la prima persona in Italia che ha potuto accedere alla morte volontaria interamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

Anna è la prima persona malata che a seguito di Ordinanza Cautelare pronunciata dal Tribunale, che ha ordinato tutte le verifiche previste dalla sentenza Cappato della Consulta e all’esito possedendo i requisiti, ha potuto accedere alla morte volontaria interamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

QUI il comunicato stampa

“Anna” è stata la prima italiana a ottenere il suicidio assistito in Italia con l’assistenza completa del Servizio sanitario nazionale

È la quinta persona in Italia, seguita dall’Associazione Luca Coscioni, ad aver avuto il via libera per la morte volontaria assistita. La prima in Friuli Venezia Giulia.


Filomena Gallo e Marco Cappato commentano: “Il diritto a scegliere si fa strada nonostante le resistenze ideologiche. Troppa attesa per una persona malata, ora le leggi regionali, anche per evitare altri illegittimi dinieghi come nel Lazio a Sibilla Barbieri”.

QUI tutte le tappe della storia di Anna

“Anna” (nome di fantasia a tutela della privacy), una donna di 55 anni affetta da sclerosi multipla secondariamente progressiva, è morta lo scorso 28 novembre a casa sua, a Trieste, a seguito dell’autosomministrazione di un farmaco letale.

Dopo aver atteso un anno dalla sua richiesta, “Anna” è la prima italiana ad aver completato la procedura prevista dalla Consulta con la sentenza “Cappato\Antoniani”, con l’assistenza diretta del Servizio sanitario nazionale (SSN), a seguito dell’ordine del Tribunale di Trieste: infatti il farmaco letale e la strumentazione sono stati forniti dal SSN e un medico individuato dall’azienda sanitaria, su base volontaria, ha provveduto a supportare l’azione richiesta nell’ambito e con i limiti previsti dalla Ordinanza Cautelare pronunciata dal Tribunale di Trieste, il 4 luglio 2023, e quindi senza intervenire direttamente nella somministrazione del farmaco, azione che è rimasta di esclusiva spettanza di “Anna”.

“Anna’ è la prima persona malata che ha visto riconoscere, da parte dei medici incaricati di effettuare le verifiche sulle condizioni, che l’assistenza continua alla persona è assistenza vitale, così anche la dipendenza meccanica non esclusiva garantita attraverso l’impiego di supporto ventilatorio (CPAP) nelle ore di sonno notturno.

Emerge che, rispetto alla procedura eseguita di riscontro delle condizioni di una persona malata in Friuli Venezia Giulia, risulta non fondato e paradossale il diniego ricevuto invece nel Lazio da Sibilla Barbieri, anche lei dipendente da trattamenti vitali ma costretta a morire in Svizzera.

Per la prima volta inoltre in Italia una persona ha avuto accesso all’aiuto alla morte volontaria interamente nell’ambito del Servizio sanitario pubblico a seguito dell’ordine di un Giudice”, ha dichiarato Filomena Gallo, avvocata e Segretaria dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, che coordina il collegio legale di studio e difesa composto anche dagli avvocati Francesca Re, Angelo Calandrini e Alessia Cicatelli.

“Anna” per ottenere il rispetto della sua volontà e l’applicazione della sentenza ‘Cappato’ della Consulta ha dovuto rivolgersi alla giustizia civile e penale, con grande fatica ha voluto personalmente depositare dai Carabinieri l’esposto contro ASUGI e partecipare sempre in persona alla prima udienza civile in Tribunale a Trieste, che ha poi emesso una ordinanza di condanna di ASUGI di applicare la sentenza della Consulta, così come avrebbe dovuto fare già nel novembre 2022 quando aveva ricevuto la richiesta da ‘Anna’, l’azienda sanitaria ha dato applicazione alla decisione del Giudice del Tribunale di Trieste e, sussistendo tutte le condizioni indicate dalla Corte Costituzionale con sentenza 242/19, si è fatta carico dell’intero percorso. Ha dunque messo a disposizione il farmaco, la strumentazione e il personale sanitario su base volontaria. Abbiamo vigilato sull’intera procedura, a volte sollecitando alcuni passaggi”.

“Anna” ha voluto lasciare un messaggio:

“Anna” è il nome che avevo scelto e, per il rispetto della privacy della mia famiglia, resterò “Anna”. Ho amato con tutta me stessa la vita, i miei cari e con la stessa intensità ho resistito in un corpo non più mio. Ho però deciso di porre fine alle sofferenze che provo perché oramai sono davvero intollerabili. Voglio ringraziare chi mi ha aiutata a fare rispettare la mia volontà, la mia famiglia che mi è stata vicina fino all’ultimo. Io oggi sono libera, sarebbe stata una vera tortura non avere la libertà di poter scegliere.

“Il diritto di scelta alla fine della vita si sta faticosamente affermando, nonostante ostruzionismi e resistenze ideologiche che sono sempre più lontane dal sentire popolare, come dimostra anche il recente sondaggio “Osservatorio sul Nord Est” pubblicato dal Gazzettino, secondo cui oltre otto persone su dieci (82%) si dichiarano d’accordo con l’idea che ‘quando una persona ha una malattia incurabile, e vive con gravi sofferenze fisiche, è giusto che i medici possano aiutarla a morire se il paziente lo richiede’.

Il dato è confermato su tutto il territorio nazionale anche da una seconda rilevazione, questa volta curata dal Censis. Anche in questo caso i favorevoli sono la maggioranza: il 74% degli intervistati (80% degli elettori di FDI, 79% della Lega, 86% di Forza Italia, 83% del M5S, 88% del PD). Ora occorre lavorare sui tempi. Non deve più essere consentito di far attendere quasi un anno fra sofferenze intollerabili e condizioni che peggiorano con il rischio – come stava accadendo ad ‘Anna’ – di perdere le ultime forze necessarie per l’autosomministrazione del farmaco letale”, dichiara Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, che sta promuovendo su tutto il territorio nazionale la campagna regionale Liberi subito affinché le regioni approvino una legge che introduca tempi e procedure certi per accedere al suicidio medicalmente assistito.

*^*

logo-paypal-av.png

Ass. Luca Coscioni

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.

*^*

Per la prima volta il Servizio sanitario nazionale ha sostenuto le spese di un suicidio assistito

Sono quelle relative al suicidio assistito della terza persona in Italia, che tuttavia ha dovuto attendere oltre un anno a causa di resistenze ideologiche e lungaggini burocratiche

Per la prima volta il Servizio sanitario nazionale si è fatto carico delle spese mediche necessarie per garantire l’accesso al suicidio assistito di una cittadina italiana. Anna, uno pseudonimo, era affetta da sclerosi multipla e grazie all’assistenza dell’Associazione Luca Coscioni è stata la terza persona in Italiaad aver fatto valere il suo diritto alla morte volontaria assistita, come previsto dalla sentenza numero 242 del 2019 della Corte costituzionale, la cosiddetta Cappato-Antoniani.

“Anna è il nome che avevo scelto e, per il rispetto della privacy della mia famiglia, resterò Anna. Ho amato con tutta me stessa la vita, i miei cari e con la stessa intensità ho resistito in un corpo non più mio. Ho però deciso di porre fine alle sofferenze che provo perché oramai sono davvero intollerabili. Voglio ringraziare chi mi ha aiutata a fare rispettare la mia volontà, la mia famiglia che mi è stata vicina fino all’ultimo. Io oggi sono libera, sarebbe stata una vera tortura non avere la libertà di poter scegliere”, ha scritto la donna come ultimo messaggio.

Dopo aver atteso un anno per vedere accettata la sua richiesta, Anna è stata la prima italiana ad aver avuto accesso al suicidio assistito con l’ausilio del Servizio sanitario nazionale, che ha fornito il farmaco letale e la strumentazione necessaria per l’autosomministrazione. La procedura è stata resa possibile grazie a una sentenza del tribunale di Trieste, che ha imposto all’Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina (Asugi) di adempiere ai propri obblighi di tutela del diritto alla salute della paziente, a seguito di lunghi ritardi nella valutazione del caso.

Si tratta della quinta persona ad aver avuto il via libera per il suicidio assistito in Italia e la prima del Friuli Venezia Giulia ed è morta lo scorso 28 novembre nella sua casa di Trieste. Il rispetto delle sue volontà non è però arrivato senza difficoltà. Anna è stata costretta a depositare personalmente ai carabinieri l’esposto contro Asugi e partecipare in prima persona alla prima udienza civile presso il tribunale di Trieste, nonostante le sue condizioni di salute.

“Il diritto di scelta alla fine della vita si sta faticosamente affermando, nonostante ostruzionismi e resistenze ideologiche che sono sempre più lontane dal sentire popolare – ha detto Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, commentando la vicenda di Anna – Occorre quindi lavorare sui tempi. Non deve essere più consentito di far attendere quasi un anno fra sofferenze intollerabili e condizioni che peggiorano, con il rischio (come stava accadendo ad Anna), di perdere le ultime forze necessarie per l’autosomministrazione del farmaco”.

di WIRED

*^*

Trieste

È morta Anna, aveva chiesto il suicidio assistito. Per la prima volta il farmaco fornito dal Ssn

Era affetta da sclerosi multipla progressiva. L’Associazione Luca Coscioni: “È la terza persona seguita dall’associazione ad accedere alla morte volontaria assistita in Italia, la quinta ad aver avuto il via libera. La prima in Friuli Venezia Giulia”

La donna triestina di 55 anni affetta da sclerosi multipla secondariamente progressiva, che aveva chiesto di accedere al suicidio assistito, è morta il 28 novembre a casa sua, a Trieste, a seguito dell’autosomministrazione di un farmaco letale. Lo rende noto l’associazione Luca Coscioni.

La donna, afferma l’associazione, è “la prima italiana ad aver completato la procedura prevista dalla Consulta con la sentenza Cappato, con l’assistenza diretta del Servizio sanitario nazionale”. È la terza persona seguita dall’associazione ad accedere alla morte volontaria assistita in Italia, la quinta ad aver avuto il via libera. La prima in Friuli Venezia Giulia. A seguito dell’ordine del Tribunale di Trieste, continua l’associazione in una nota, “il farmaco letale e la strumentazione sono stati forniti dal Ssn e un medico individuato dall’azienda sanitaria, su base volontaria, ha provveduto a supportare l’azione richiesta nell’ambito e con i limiti previsti dalla ordinanza cautelare pronunciata dal Tribunale di Trieste il 4 luglio, e quindi senza intervenire direttamente nella somministrazione del farmaco, azione che è rimasta di esclusiva spettanza della donna”.


La 55enne, spiega Filomena Gallo, avvocata e segretaria dell’associazione Luca Coscioni, “è la prima persona malata che ha visto riconoscere, da parte dei medici incaricati di effettuare le verifiche sulle condizioni, che l’assistenza continua alla persona è assistenza vitale, così anche la dipendenza meccanica non esclusiva garantita attraverso l’impiego di supporto ventilatorio nelle ore di sonno notturno”.


La donna triestina, ripercorre l’associazione, si era rivolta alla “giustizia civile e penale” per ottenere l’applicazione della sentenza ‘Cappato’. “Aveva voluto personalmente – sottolinea Gallo – depositare dai carabinieri l’esposto contro l’Azienda sanitaria universitaria giuliana isontina e partecipare alla prima udienza civile in Tribunale a Trieste, che ha poi emesso una ordinanza di condanna di Asugi di applicare la sentenza della Consulta. L’azienda sanitaria ha dato applicazione alla decisione del giudice e, sussistendo tutte le condizioni indicate dalla Corte costituzionale con sentenza 242/19, si è fatta carico dell’intero percorso. Ha dunque messo a disposizione il farmaco, la strumentazione e il personale sanitario su base volontaria”. 

*^*

Trieste. Donna morta con suicidio assistito dal Ssn. La preghiera del vescovo Trevisi

Francesco Dal Mas martedì 12 dicembre 2023 su AVVENIRE 

Per la prima volta la procedura è stata eseguita con l’assistenza completa del Servizio sanitario nazionale. Il vescovo, monsignor Enrico Trevisi si è raccolto in preghiera: «Affido Anna al Signore»

La signora “Anna” (nome di fantasia a tutela della privacy) che ancora un anno fa aveva chiesto il suicidio assistito, è morta il 28 novembre nella propria abitazione di Trieste. Come prevedono le disposizioni dell’autorità sanitaria, si è autosomministrata il farmaco letale. Lo ha fatto sapere l’Associazione Luca Coscioni. La signora aveva solo 55 anni. Era ammalata di sclerosi multipla ormai da 13 anni. L’autorizzazione al suicidio assistito era arrivata il 26 settembre dopo un prolungato contenzioso legale. Il 4 novembre 2022 Anna aveva sollecitato l’Azienda sanitaria di Trieste di procedere con la verifica delle sue condizioni di salute per accedere al suicidio assistito. Assistito, appunto, dal Servizio sanitario nazionale.

Sarebbe la prima italiana ad aver completato la procedura prevista dalla Consulta, con l’assistenza diretta del Servizio sanitario nazionale. Il farmaco e la strumentazione sono stati forniti dal Ssn, a seguito dell’ordine del Tribunale di Udine. Un medico individuato dall’azienda sanitaria giuliana, su base volontaria, ha provveduto a supportare l’azione richiesta nell’ambito e con i limiti previsti dalla ordinanza cautelare pronunciata dallo stesso tribunale, il 4 luglio 2023, «e quindi senza intervenire direttamente nella somministrazione del farmaco, azione che è rimasta di esclusiva spettanza di Anna», come spiega una nota della Coscioni.

«Io oggi sono libera, sarebbe stata una vera tortura non avere la libertà di poter scegliere» sarebbero state le ultime parole della signora. E ancora: «Ho amato con tutta me stessa la vita, i miei cari e con la stessa intensità ho resistito in un corpo non più mio. Ho però deciso di porre fine alle sofferenze che provo perché oramai sono davvero intollerabili». Il messaggio è stato diffuso dopo il decesso. Dalla sua vicenda è originata la raccolta di firme in calce alla proposta di legge regionale sul fine vita, discussa nell’assise del Friuli-Venezia Giulia.

Appena raggiunto dalla notizia della morte della signora Anna, deceduta per suicidio assistito, e con farmaci forniti dal Servizio Sanitario Nazionale, il vescovo monsignor Enrico Trevisi si è raccolto in preghiera. «Affido Anna al Signore: Lui solo conosce quello che abbiamo nel cuore, le nostre debolezze e le nostre speranze. Noi crediamo nel Dio della vita e a Lui affidiamo tutti i nostri defunti e pure i nostri malati, nella loro fatica di sopportare il dolore fisico (per il quale non sempre sono a disposizione le cure palliative che potrebbero essere di grande aiuto) e la sofferenza per la propria inabilità, per il dare senso alla propria condizione di grave disabilità, dell’aspettare una morte che pare tardare e accrescere l’angoscia».

Il vescovo ricorda la nota della Conferenza episcopale del Triveneto sul fine vita e la pressione mediatica per l’eutanasia. Ricorda pure «i dubbi sulla corretta interpretazione e applicazione della sentenza 242/2019 della Corte costituzionale». Ma di fronte al mistero della morte «ora è meglio il silenzio e la preghiera – afferma -: in essi viene da domandarci se come società e come comunità cristiana stiamo facendo abbastanza per accompagnare i malati gravi o se li induciamo a sentirsi un peso, uno scarto, un costo economico».

Monsignor Trevisi ammette che «fa male la disinvoltura con cui si inneggia al suicidio assistito come a una conquista, come a un progresso», mentre il vero progresso «è una assistenza di qualità, una adeguata alleanza terapeutica». «E insieme ci si aiuta anche dentro gli anfratti opachi – come sono certe malattie – per i quali non abbiamo una immediata risposta, ma che rimangono comunque un tempo da vivere nell’amore e nell’affidamento a quel Dio Salvatore che ha condiviso con noi la precarietà della vita (pensiamo a Betlemme e al nascere in una stalla) e l’angoscia della morte (pensiamo al Getsemani)» aggiunge Trevisi.

Il vescovo di Trieste conclude incoraggiando tutti a una carezza nei confronti di chi sta male, di chi soffre una particolare situazione di vulnerabilità. «E in particolare di quel malato che è tentato dalla disperazione. Incoraggio tutti a un tempo intenso di condivisione con chi vive la malattia per rigenerarci insieme ad una speranza di vita vera e piena, dove non ci sono più morte, malattia e violenza».

Quanto avvenuto a Trieste “è una sconfitta per la medicina e per l’intera società trattare un paziente somministrando la morte, piuttosto che farsene carico con le cure palliative”, ha detto Massimo Gandolfini, medico e presidente dell’Associazione Family Day. “Il Ssn è nato per curare e non per uccidere – sottolinea il neurochirurgo e psichiatra – . La richiesta di morire è sempre un messaggio di disperazione che deve essere colto per dare una risposta, scientifica e umana, di presa in carico. Rispondere con il suicidio assistito è disumano e vergognoso. Faremo ogni sforzo per sostenere le cure palliative e cancellare la deriva della morte su commissione”.

*^*

IL MESSAGGERO : 

Suicidio assistito, cos’è e quale differenza con l’eutanasia: ecco come funzionano in Italia le modalità per il fine vita

Spesso si tende ad usare in modo intercambiabile i due termini, ma solo il suicidio assistito (sotto specifiche circostanze) è possibile in Italia

Periodcamente i casi di cronaca tornano a far parlare di eutanasia, suicidio assistito e generalmente di fine vita, con tutte i dibattiti che ne conseguono. Ma come funziona esattamente la normativa in Italia? Spesso si tende ad utilizzare in modo intercambiabile o impreciso i termini “eutanasia” (che è illegale in Italia) e suicidio medicalmente assitito, che è invece possibile grazie ad una sentenza della Corte costituzionale (la 242/2019). Facciamo chiarezza su questi istituti e su come oggi in Italia sia possibile accedere a percorsi di fine vita, intesa come l’azione con cui si procura intenzionalmente e in accordo con la sua volontà la morte di un individuo.

Differenza tra eutanasia e suicidio assistito

Partiamo dai punti in comune: sia nell’eutanasia che nel suicidio assistito esiste la volontà di un individuo di porre fine alla propria esistenza e che quindi ne fa richiesta, secondo le modalità previste (qualora legali e disponibili). Le differenze riguardano le modalità di escuzione e di coinvolgimento altrui. Nel caso dell’eutanasia è previsto che sia un medico a somministrare il farmaco letale, mentre nel suicidio assisito è il paziente ad autosomministrarsi autonomamente il farmaco.

Con eutanasia si intende l’atto di procurare intenzionalmente e in modo indolore la morte di una persona cosciente e in grado di capire le conseguenze delle prorpie azioni e che fa quindi esplicita richiesta di ricorrere al fine vita. In Italia, l’eutanasia viene fatta rientrare nella fattispecie dell’articolo 579 del codice penale (omicidio del consenziente) e risulta quindi illegale.

Il suicidio assistito indica invece l’atto attraverso cui la persona che ne fa richiesta (sempre nelle sue piene capacità cognitive, quindi liberamente e volontariamente) si autosomministra un farmaco per porre fine alle proprie sofferenze. Al contrario dell’eutanasia, il suicidio medicalmente assitito è possibile in Italia in alcune circostanze e rispettando un preciso Iter.

Come funziona il suicidio assistito

Prima di tutto, la persona che vuole ricorrere al suicidio assistito deve rivolgersi al Servizio sanitario nazionale, direttamente o tramite il proprio medico.
Il Ssn deve verificare che siano rispettati alcuni requisiti indispensabili che sono previsti dalla sentenza della Corte costituzionale. Insieme a tutta una serie di condizioni oggettive sullo stato si salute, deve infatti essere accertato che la volontà del soggetto sia stata espressa in modo chiaro e univoco e che il paziente sia stato informato sia sulle sue condizioni e sulle possibili soluzioni alternative (accesso alle cure palliative o la cosiddetta sedazione profonda continua).
Dopo tutta una serie di verifiche, il fascicolo dell’interessato viene inviato al
comitato etico, che ha il compito di valutare singolarmente caso per caso e verificare che la situazione sia conforme con la procedura prevista dalla Corte costituzionale.

Il caso della 55enne di Trieste morta lo scorso 28 novembre tramite suicidio assitito, secondo l’associazione Luca Coscioni rappresenta in Italia «la prima persona ad aver avuto accesso» alla procedura «con assistenza completa del Ssn», la terza ad accedere alla morte volontaria in Italia e la quinta ad aver avuto il via libera per la procedura. 

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com
error: Contentuti protetti