Giorgia Meloni, per tutta la campagna elettorale lo aveva detto chiaramente che il suo programma per il Sud avrebbe determinato la sostituzione del reddito di cittadinanza con quelle che lei chiamò le infrastrutture di cittadinanza. Un cambio totale di paradigma che, non soltanto elimina l’assistenzialismo come unica misura possibile, ma punta a costruire le basi per uno sviluppo omogeneo e costante del Sud e che, soprattutto, non vede più il Sud come l’eterna e retorica questione meridionale ma come una parte centrale delle politiche economiche nazionali. Un’idea che ricorda da vicino le politiche keynesiane di Fanfani ma anche un autentico New Deal per il Mezzogiorno.
ACQUE DEL SUD SPA, LE PAROLE DI DECOLLANZ
L’avv. Decollanz, ai microfoni di Cronache Tv ha dato l’idea chiara della differenza sostanziale e progettuale tra le due visioni del Mezzogiorno e delle relative politiche di sviluppo. Quando parla di Acque del Sud Spa non ha timore nel dire che si tratta di «un progetto visionario ma che ha solide radici e fondamenta all’interno di quella che è la programmazione dell’erogazione idrica nei confronti del Sud» e non si limita ad un enunciato simbolico ma lo declina in proposte fattuali anche sciorinando lo spietato confronto tra lo stato dell’arte che ha trovato in Eipli e quanto sta decidendo di mettere in campo la nuova società. Esiste, infatti, una differenza di metodo e di visione tra «l’incuria dovuta alla mancanza di liquidità ed anche una gestione non del tutto mirata alla salvaguardia dell’Eipli che aveva ed ha generato molti problemi sui nostri invasi che oggi sono in grado di raccogliere un po’ meno della metà dell’acqua che invece dovrebbero» e l’annunciata «progettualità molto importante con una spesa iniziale di 50 milioni di Euro per la rifunzionalizzazione degli impianti per riportarli al loro splendore iniziale». Una differenza siderale che non è soltanto la distanza che c’è tra la programmazione futura e l’incuria attuale, che non riguarda soltanto la già importante questione dell’approvvigionamento idrico ma che è inerente anche e soprattutto le politiche per il Mezzogiorno. Acque del Sud Spa, infatti, così come annunciata dal commissario di Eipli potrebbe essere davvero uno degli strumenti con il quale realizzare quanto di meglio in passato fu realizzato nei migliori anni della Cassa del Mezzogiorno, quando era un autentico motore e non una zavorra per il nostro territorio. Ci sarebbe da chiedere se, tra le ragioni delle lagne fragorose delle prefiche dell’Eipli, ci sia anche qualcuno che sia in grado di spiegare come sia stato possibile che in una terra affamata di lavoro ed assetata di acqua, si sia la- sciato deperire il patrimonio infrastrutturale senza fare i necessari interventi che avrebbero garantito migliorie serie ma anche lavoro vero.
LE POLEMICHE DELLA SINISTRA
Non stupiscono le polemiche e le lamentele della sinistra lucana sulla scelta di sostituire un carrozzone incapace anche di garantire la normale manutenzione agli invasi con una vera e propria impresa pubblica. Esiste un filo rosso che unisce gli attacchi al visionario progetto di costruire una grande Società Pubblica Meridionale con gli attacchi ai limiti dell’insurrezione che la stessa sinistra rivolge contro l’abolizione del reddito di cittadinanza. Un filo rosso che ci racconta la visione fatalisticamente sconfitta che la Sinistra da sempre ha nelle politiche per il Mezzogiorno. Una lettura del Sud nella quale non c’è spazio per un riscatto ma soltanto per l’elemosina di Stato, non c’è margine per un’autentica ripresa ma soltanto per assistenzialismo e mancette pubbliche. Una strategia nella quale si è rinunciata ad ogni ipotesi di miglioramento in cambio della mera sussistenza.
UN LOMBROSISMO SINISTRO CONTRO IL SUD
C’è in questa lettura una fatalistica rassegnazione che si legge chiaramente nelle parole d’ordine della sinistra meridionale. Con Acque del Sud Spa il Governo Meloni dimostra di credere che il declino non sia un destino anche per il nostro territorio, che la Basilicata e tutto il resto del Meridione abbiano il diritto ad essere destinatari di quella spesa pubblica produttiva che trasforma i soldi in opere e infrastrutture e, quindi, in lavoro vero. Una vera e propria rivoluzione copernicana che non poteva che venire da Destra, da quella Destra Italiana che non ha mai accettato l’idea che possa esistere per i meridionali soltanto l’alterna- tiva nittiana tra il brigantaggio e l’emigrazione. Le parole di Decollanz dimostrano che esiste una classe dirigente diversa che ha un’idea assolutamente differente del Sud e delle politiche di sviluppo, un’idea in cui la scelta di restare al Sud non sia né un atto eroico né suffragato soltanto dall’elemosina ma una scelta supportata da politiche economiche serie.
Di Antonio Tisci
