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ACQUEDOTTO LUCANO RINGRAZIA MAMMA REGIONE

Flop del “top manager”, con Acque del Sud spa alle porte serve altro: stop all’inerzia regressiva. L’Au Andretta senza visione: via Verrastro rimedia alla confusione ripianando i conti

“Ma scultore che cosa? Ma guarda che il mio falegname con 30.000 lire la fa meglio, vah, non ha neanche le unghie!”, si potrebbe parafrasare la famosa battuta di Giovanni in “tre uomini e una gamba” per descrivere l’attività dell’Amministratore Unico di Acquedotto Lucano Alfonso Andretta che, con pompa magna e grande soddisfazione, comunica che finalmente Acquedotto Lucano ha raggiunto la parità di bilancio. Se ci fosse il grande Eduardo De Filippo commenterebbe con un grande pernacchio tutta questa enfasi degna di miglior sorte. Lo ha detto, infatti, tacco e spillo nell’edizione di ieri che con 90 milioni di euro dati dalle finanze regionali sarebbe bastato un ragioniere, non serviva un top manager. Con i soldi dell’erario, infatti, sono capaci tutti a ripianare le perdite di una Società di Capitale. Un manager sarebbe servito per far quadrare i conti senza l’aiutino di mamma regione.

LA NUOVA ERA DI ANDRETTA

E pensare che, quando l’assemblea dei soci elesse Andretta il Presidente della Regione Vito Bardi e l’allora assessore Gian- ni Rosa commentarono dicendo che era iniziata una nuova era. Evidentemente il Governatore e l’assessore all’ambiente erano stati eccessivamente ottimisti nell’intravedere questa nuova era o, forse, non avevano fatto i conti con la realtà di AQL e con le effettive capacità di gestione del nuovo manager dell’Acquedotto. Un manager che ha bisogno dei soldi dei contribuenti per risanare le finanze di una società di capitali, infatti, non denota una spiccata capacità manageriale né una grande inventiva nel governo dei problemi e, soprattutto, non da l’idea di un autentico cambio di metodo e di strategie. Insomma, l’Acquedotto continua a perdere soldi e la Regione continua a ripianare le perdite, esattamente come è sempre accaduto in Regione Basilicata con la solita morale. Ci piacerebbe sapere quali misure economiche ha messo in campo Andretta per ridurre il deficit strutturale dell’acquedotto, per migliorarne i servizi (a partire dalla depurazione), per efficientare il personale, per ridurre gli sprechi. Ci piacerebbe conoscere il costo delle consulenze esterne, la loro quantificazione, il loro importo complessivo e la loro distribuzione. Ci piacerebbe essere informati sulla ristrutturazione del bilancio da parte del Top Manager scelto da lontano. Ci piacerebbe esserne edotti, non per una strana curiosità malsana che non ci appartiene, ma perché è così che un manager di una Società di Capitali fa quando deve risa- nare il bilancio: riduce i costi, aumenta le entrate, efficienta il personale, taglia gli sprechi, verifica la produttività etc…Con in soldi pubblici non serve un manager, come scrivevamo su “tacco e spillo” di ieri, sarebbe ba- stato un ragioniere, anche un mediocre ragioniere.

LE PAROLE DI TORTORELLI

E mentre commentiamo il disavanzo coperto con i soldi della finanza pubblica non possono non venirci in mente le parole di Vincenzo Tortorelli, segretario regionale della Uil di Basilicata che, proprio commentando l’approvazione del bilancio e l’eccessiva enfasi prestata sul pareggio di bilancio raggiunto evidenziava che “L’approvazione del bilancio 2022 ha prodotto il risanamento dei conti di Acquedotto Lucano ma non si intravede ancora una prospettiva di rilancio della società essenziale per i servizi alle famiglie, alle prese con una nuova stagione di rincari”. “Un risanamento che – così come evidenziato dalla UIL – è costato molto caro alla Regione con soldi sottratti ad altri settori ed altri obiettivi e anche agli utenti che hanno pagato e continuato a pagare di tasca propria i servizi, non sempre all’altezza dei fabbisogni.” Perché, deve essere chiaro ad Andretta e a tutti, le risorse pubbliche non sono infinite e, quando si destinano parte di esse al risanamento di una Società di Capitali si decide di sottrarli ad altri servizi essenziali. In pratica ci sarebbe da chiederci: quanti posti letto negli ospedali, quanti risanamenti ambientali, quante opere pubbliche ci è costato risanare i conti di Acquedotto Lucano.

LA VISIONE STRATEGICA CHE MANCA

L’aspetto contabile, l’utilizzo allegro di risorse pubbliche per risanare le perdite di una Società di Capitali, sarebbe anche soltanto un aspetto marginale della vicenda rispetto ad altre problematiche ancora più gravi. Non sembra emergere nessuna visione strategica per il futuro. Non è chiaro come AQL voglia relazionarsi con la neo costituita Acqua del Sud Spa, non si palesa se intenda esercitare la possibilità di diventarne socio, non è evidente cosa intenda fare per ridurre il costo della bolletta ai cittadini. Insomma, un nulla strategico condito con grandi e belle parole. Una visione inesistente affiancata da un vuoto totale di idee e di progetti. Forse sarebbe stato meglio mettere un buon ragioniere, sicuramente avrebbe avuto la capacità di presentare alla Regione il conto delle perdite e avrebbe avuto la capacità di inserire nel bilancio il contributo regionale. Del resto, come ci insegnavano tanti anni fa, il compito del ragioniere è proprio quello di curare la partita doppia. Un manager dovrebbe saper fare molto di più.

Di Massimo Dellapenna

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