Il volto di via Pretoria è in fase di trasformazione. Al- la fine il titolare della pizzeria “Noi di Napoli”non dovrà più accantonare l’idea di montare un gazebo per ampliare il servizio di ristorazione anche all’esterno dell’attività posta a pochi passi dalla chiesa di San Michele Arcangelo, nel cuore del centro storico della città. La battaglia, durata diversi giorni, ha visto soccombere le critiche di quei residenti e della stessa Curia potentina che avevano fatto sì che settimana scorsa venissero bloccati i lavori di montaggio di quello che era un primo scheletro della struttura del gazebo posto in Vicolo Bruno – nei pressi della piazzetta antistante lo storico campanile, nel retro della chiesa di San Michele e che ora, anzi, dovranno accettare il manufatto che nei prossimi giorni potrà accogliere i clienti all’aperto. Anzi, a dire il vero, la costruzione è già partita ieri mattina. Il gazebo, realizzato in ferro zincato e montato su una pedana in legno per posizionarci tavoli e se- die, andrà ad occupare una superficie complessiva di circa 42mq in via esclusivamente temporanea. È stato realizzato sulla base di un permesso comunale, (previsto dal giorno 26 maggio 2023 sino al giorno 22 novembre 2023), come tutte le strutture che sorgono nel centro storico e non solo. Sebbene, inizialmente, l’autorizzazione del Comune di Potenza non sia valsa quasi a nulla contro il malumore dei residenti che pur non avendo «nulla di personale contro il titolare della pizzeria» ne hanno contestato l’iniziativa col timore che la struttura potesse coprire «la visuale del campanile e deturpasse un luogo di forte valenza storica e culturale della città». Da qui, la sospensione dei lavori nonostante l’intervento della Polizia Locale e la rimozione da parte degli operai di quanto avessero già iniziato a montare in previsione del mese di agosto ormai alle porte per dare ai potentini un nuovo luogo dove poter mangiare e bere all’aperto. Tant’è, quella dei gazebo e dei chioschi posti specie in via Pretoria è una storia che si ripete da tempo ma è emblematica del paradosso che vi è tra burocrazia, promo- zione commerciale e turistica e interessi della collettività che non va- da a danno dei residenti. Il compromesso suggerito dagli stessi residenti era quello di «lasciare ugualmente fuori i tavolini», lungo però l’ingresso dell’attività commerciale posta dall’altro lato della strada rispetto alla piazzetta del campanile e «senza montare necessariamente una struttura tan- to ingombrante» tanto allo spazio quanto alla vista. La linea dura dei residenti a poco è servita. Il gazebo oggi c’è. Sebbene l’autorizzazione del Comune porta malumori tra i cittadini e rotture al tavolo di concertazione con i commercianti si dovrebbe tornare a discutere concretamente sulla questione evidenziando che ci potrebbe essere il rischio di trovarsi, tra qualche mese, un bellissimo Corso, svuotato dai dehors, ma con tanti altri locali chiusi. La via da perseguire dovrebbe essere nel mezzo: trovare un buon compromesso che accolga l’appello dei residenti e cittadini in generale a non deturpare ciò che di bello questa città ha da offrire e, al tempo stesso, che crei le condizioni per un intervento realmente condiviso e adeguatamente strutturato per favorire il commercio del centro storico già in affanno che consenta di poter continuare a portare avanti l’attività in questi luoghi non co- stringendo così i commercianti a cambiare location e spostarsi un po’ più in là dal centro storico o peggio a chiudere definitivamente le loro attività. Intanto ad un primo compromesso si è giunti: al gazebo non verrà installata la tettoia inizialmente prevista così da non coprire la mira- bile visione del campanile antecedente il 1178.
