Secondo i dati sulle dinamiche del mercato del lavoro dipendente e parasubordinato, in Italia nel triennio 2020-2022 le trasformazioni dei rapporti di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato risultano in rilevante aumento: dopo il notevole calo avvenuto nel 2020 (- 19,6%), nel 2021 le trasformazioni hanno iniziato a risalire, raggiungendo 531 mila unità (pari a più 1,9%), per chiudere nel 2022, sempre in variazione rispetto all’anno precedente, con più 34,8%, pari ad oltre 715mila unità. Attraverso il report appena ultima dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, possibile analizzare le singole situazioni territoriali. Per il Ministero, la Basilicata, così come Calabria e Puglia, è tra i «territori maggiormente condizionati da sedimentate e strutturali difficoltà occupazionali».
LE TRASFORMAZIONI
La regione in cui si è concentrato maggiormente il numero di trasformazioni è la Lombardia, che rappresenta nel 2022 il 21,7% del totale nazionale. I numeri lucani, non poteva essere altrimenti, decisamente più contenuti. In generale, per la Basilicata, è stato registrata, aggregando i dati, un andamento piuttosto omogeneo nel biennio successivo all’anno negativo, il 2020. Nel senso che in valori assoluti, nel triennio le trasformazioni hanno riguardato: 3.336 unità (2020), 4.265 unità (2021) e 4.583 unità (2022). In riferimento alla composizione percentuale: 0,6% (2020), 0,8% (2021), 0,6% (2022). Ciò significa che il grande balzo in avanti riscontrato in riferimento alla variazione percentuale del 2021 rispetto al 2020 (più 27,8%), è stato più che assorbito nel 2022 rispetto al 2021 (più 7,5%).
I RAPPORTI ATTIVATI: AGRICOLTURA SETTORE PREVALENTE
Nel 2022 a fronte di 12,6 milioni di attivazioni nazionali la quota più alta, pari al 42,7% dei rapporti di lavoro attivati, 5 milioni e 374 mila, è rappresentata dalle regioni del Nord. Relativamente alla composizione regionale delle attivazioni per settore di attività economica, le regioni del Mezzogiorno rappresentano maggiormente il settore dell’Agricoltura in termini di volumi di attivazioni: nel 2022, a fronte di una media nazionale pari al 12%, la Basilicata e la Puglia, hanno fatto registrare rispettivamente il 42,2% e il 36,3% dei contratti avviati. A fronte, in Basilicata, del 42,2% dei rapporti attivati, nel 2022, in agricoltura, le percentuali delle altre attività economiche sono le seguenti: alberghi e ristoranti (15,4%), Pubblica amministrazione, istruzione e sanità (10,1%), altri servizi pubblici, sociali e personali (7,1%), costruzioni (6,8%), trasporti, comunicazioni, attività finanziarie (6,7%), commercio e riparazioni (5,5%), industria in senso stretto (5%), , attività svolte da famiglie e convivenze (1,1%). Rapporti attivati e varia- zioni percentuali di un anno rispetto all’anno precedente: significativo il dato lucano dell’industria in senso stretto. Se il 2021 rispetto al 2020 aveva fatto registrare più 30,1%, il 2022 si è chiuso con meno 7,3%. Sottolineato, pertanto, come nel settore industriale in senso stretto la crescita registrata nel 2022 (pari a più 10,3%) «è estesa alla quasi totalità delle regioni, tranne Basilicata, Calabria e Valle d’Aosta». Rilevante incremento nel 2022 rispetto al 2021, per il settore lucano alberghi e ristoranti: più 27,1%. Nell’ambito dei servizi le attivazioni nel settore dei trasporti, comunicazioni, attività finanziarie (più 12,3%), le attivazioni crescono in misura maggiore nelle Liguria (+24,0%), in Piemonte (+19,3%), in Toscana (18,9%) e, in misura minore, «in Calabria (0,4%), mentre diminuiscono in Basilicata (- 3,9%), in accordo con l’andamento del biennio precedente. Gli «altri servizi pubblici, sociali e personali», che erano cresciuti notevolmente nel 2021 (+42,0%), sperimentano un ridimensionamento della crescita (più 18,4%) mantenendo una distribuzione eterogenea , «con variazioni significative in Marche (più 40,9%), Basilicata (più 34,8%) e Friuli-Venezia Giulia (più 33,4%)». I rapporti di lavoro attivati nelle attività svolte da famiglie e convivenze erano notevolmente cresciuti nel 2020 (più 44,8%), rappresentando l’unico comparto in crescita nell’anno della pandemia, ma hanno frenato bruscamente nel 2022: tale decremento si attenua nel complesso nel 2022 (meno 8,5%) mostrando le maggiori variazioni in Basilicata (meno 23,1%) e in Puglia (meno 18,3%).
STRAVINCE IL TEMPO DETERMINATO
Il rapporto a tempo determinato, costituisce la forma più diffusa di formalizzazione dei contratti di lavoro rappresentando il 68,1% del totale. L’incidenza di tale istituto «si colloca al di sopra della media nazionale nella totalità delle regioni del Mezzogiorno: in particolare in Basilicata, Puglia e in Calabria rappresenta rispettivamente l’83,8%, l’82,4% e l’81,9% delle formalizzazioni contrattuali». Nel resto d’Italia le quote maggiori di rapporti a termine si individuano nella Provincia Autonoma di Bolzano, la Provincia Autonoma di Trento (79,9% e 77,4% rispettivamente) e la Valle d’Aosta (72,1%), mentre quelle inferiori in Lombardia (57,3%), Piemonte (61,2%) e Liguria (61,5%). I rapporti di lavoro a tempo indeterminato, che riguardano il 15,0% del totale, «mostrano valori significativamente superiori alla media nazionale in Lombardia (22,0%), Piemonte (19,5%,) e Veneto (18,7%), mentre valori inferiori si registrano in Puglia (7,8%) e in Basilicata (7,7%)». I contratti di collabora- zione (pari al 2,9%) hanno un peso più consistente nelle regioni del Mezzogiorno e del Centro, seppure con qualche eccezione, raggiungendo le quote più elevate in Molise (4,9%) Campania (4,3%) e Calabria (4,1%), mentre, a livello generale percentuali minori nella Val d’Aosta (0,6%), nella Provincia Autonoma di Trento, (1,6%) e in Basilicata (1,5%). Nel 2022 in Basilicata sono stati attivati 3mila e 713 tirocini extracurriculari.
RAPPORTI CESSATI E MOTIVAZIONI
Per la Basilicata, la percentuale di rapporti cessati dopo almeno un anno dalla data di attivazione è risultata pari a 9,5%. Più nello specifico, del 100% totale lucano relativo alla durata effettiva del rapporto di lavoro, nel 2022 i rapporti cessati entro 30 giorni sono stati il 31,8%, di cui il 7% entro il primo giorno, mentre quelli cessati tra 31 e 90 giorni sono stati il 23,8%, tra 91 e 365 giorni il 34,9%, e, come già riportato, tra 366 e oltre giorni il 9,5%. In merito ai motivi di cessazione, per la Basilicata queste le percentuali del 2022: cessazione richiesta dal lavoratore (9,4%); cessazione promossa dal datore di lavoro (5,5%), di cui solo lo 0,3% per cessazione attività, mentre il 4,5% per licenziamento; cessazione al termine 69,1%; altre cause 16,1%.
