Le Cronache Lucane

A CALVELLO UN INCONTRO PER DISCUTERE DI CINGHIALI, “DALLA CONVIVENZA ALL’EMERGENZA SANITARIA”

Cantisani: «L’amministrazione intende fronteggiare adeguatamente la situazione e dichiara il suo impegno a 360° per trovare soluzioni efficaci e costruttive»

Si terrà il prossimo 1 giugno a Calvello l’incontro “Cinghiale, dalla convivenza all’emergenza Sanitaria” presso la sala convegni Santa Maria De Plano alle ore 18:00. Al tavolo prenderanno parte il Presidente- Associazione F.A.V.I, Responsabile Associazione Allevatorie Agricoltura Calvello Giuseppe Filippi Tecnologo alimentare e esperto nei processi agroalimentare nelle filiere cerealicole, Emilia Piemontese, Direttore generale dipartimento politiche agricole alimentari e forestali Regione Basilicata, Agnese Lanzieri, Responsabile ufficio politiche ittiche e venatorie, gestione fauna selvatica agro ambiente – Dipartimento politiche agri- colture alimentari e forestali della Regione, Gerardo Salvatore Responsabile Ufficio sanità umana, veterinaria e sicurezza alimentare- dipartimento salute e politiche della persona Regione Basilicata, l’Assessore regionale all’Ambiente e Energia Cosimo Latronico e il Vice Presidente della giunta regionale ed Assessore regionale Salute e Politiche della persona Francesco Fanelli. Ad introdurre e concludere i lavori il Sindaco di Calvello Anna Cantisani, alla quale abbiamo rivolto alcune domande sul tema

Come descrive la situazione cinghiali in territorio di Calvello?

«La presenza di tale fauna selvaggia è sempre più invasiva nel nostro territorio. I cittadini hanno avvistato branchi di cinghiali nascosti nella vegetazione ma anche nel centro abitato o su strada, incuranti del traffico e con rischio di incidenti per macchine e biciclette, o sorpresi a rovistare tra la spazzatura, con danno del decoro urbano, spaventano bambini e non solo; hanno inoltre constatato la rovina arrecata alle loro coltivazioni. Sono situazioni non tollerabili».

Il tema di questo incontro è “Dalla convivenza alla emergenza sanitaria”. Cosa è cambiato?

«Se inizialmente la situazione era gestibile, oggi purtroppo non lo è più. Occorre prendere coscienza che esiste un problema collegato alla presenza del cinghiale sul territorio, nel nostro territorio; un problema che va risolto subito e con misure efficaci; che il rapporto tra questa fauna selvaggia e vita dell’uomo, inizialmente equilibrato, nel tempo si è insoluto, fino a configurarsi dannoso e pericoloso per l’uomo, le sue attività, i suoi insediamenti, la sua salute. Infatti parliamo di emergenza anche sanitaria, perché questa fauna selvaggia può diventare focolaio di peste suina, con conseguente pericolo per la salute pubblica. Insomma, la crescita esponenziale, spropositata del cinghiale oggi va a ledere in modo preoccupante la salute, la sicurezza e “le tasche” dei cittadini. Ed è emergenza».

Quali i danni maggiori provocati sul territorio e ai cittadini residenti nelle zone rurali? E quali le loro richieste?

«I danni riguardano la devastazione dei campi coltivati e il rischio che il bestiame allevato possa essere contaminato, con conseguente moria. Non è poi da trascurare che branchi di cinghiali possano avere anche atteggiamento aggressivo, attaccare l’uomo e ciò comporta anche problemi di sicurezza. Ed è giustamente all’Amministrazione che il cittadino si rivolge: chiede misure drastiche, interventi immediati, che riducano queste presenze, che stabiliscono un maggior controllo, in modo da evitare che sconfinino nelle proprietà rurali. Il nostro primo dovere, come amministratori, è dare risposte efficaci alle richieste dei nostri concittadini. Siamo al loro fianco nell’affrontare e cercare soluzioni al problema»

Ci sono le prospettive per una “soluzione”?

«Intendiamo partire con un Convegno, che vedrà la partecipazione di esperti di settore e rappresentanti politici, in modo da informare i portatori di interesse: agricoltori, allevatori, operatori turistici, cittadini tutti, su quanto è previsto dal Piano di contenimento Regionale e sensibilizzarli ulteriormente al problema, per coinvolgerli e renderli partecipi in modo attivo. Successivamente il Comune s’impegnerà a realizzare azioni volte ad uscire dall’emergenza e ristabilire una forma di convivenza, nel quadro normativo del Piano Regionale e in collaborazione con le Istituzioni preposte. Occorre realizzare aree protette con recinzioni, controllo delle nascite, metodi da alternare all’abbattimento selettivo. Le misure più immediate saranno: rinnovare l’ordinanza di sfalcio dell’erba, vigilare sull’igiene e la spazzatura, attenzionare i bandi previsti. L’amministrazione intende fronteggiare adeguatamente la situazione e dichiara il suo impegno a 360gradi per trovare soluzioni efficaci e costruttive».

Si parlerà di gestione politiche venatorie e filiere, quanto sono importanti per arginare il problema?

«Direi importantissime. Ma occorre procedere nel rispetto del mondo animale, con soluzioni non troppo cruente, ma necessariamente drastiche. Incidere sul numero è l’unico modo per cominciare a gestire il problema. Se si procede accortamente, il cinghiale può diventare una risorsa. Abbiamo proprio nel territorio un mattatoio. Attraverso un’attività venatoria controllata si potrebbe sviluppare una filiera della carne».

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