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COMANDO IO NO?

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Per via di quel riverbero del comando che ha esercitato in GdF con ordinaria abitudine ed ai massimi livelli, Vito Bardi non ha fatto toccare palla a nessuno dei partiti della sua donchisciottesca coalizione di governo, peraltro animata da un folklore lunare e zeppo d’impudenza. Ora però questa pretesa solipsistica di dare ordini a tutti ha avuto proprio l’effetto contrario d’indebolirlo e non solo grazie all’opera disfattista del suo cerchio magico che ha riempito con una quantità così inutile d’esperti, consiglieri, burocrati, avvocati campani, persino tuttologi anche di sconfitte elettorali che non gli hanno portato alcun bene, nemmeno sulla sua “aurorale e luminosissima” figura, sempre più toccata da figuracce e svarioni come dalle indagini della Procura della Repubblica e della Corte dei Conti, ma anche per aver soffocato in obbedienza e fedeltà ogni critica migliorativa, ogni pungolo di verità, ogni confronto liberatorio. Così daje e daje col ritornello del “comando io” che Bardi s’è ritrovato senza più i galloni da generalissimo e persino infilzato dagli assessori Galella, Latronico, Fanelli e Merra che con FdI e Lega hanno firmato la lista infinita della spesa da appostare nel bilancio regionale di cui pure avrebbero dovuto portarsi la responsabilità politica oltre che dipartimentale e che a questo punto con difesa d’onore Bardi dovrebbe dimissionare. Fuor d’ogni grazia politica c’è da dire che una roba del genere non s’era mai vista in giro e promette presto fulmini e saette. Pare risentire l’acuto napoletano del grande Totò: “In questa casa comando io no?”

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