A distanza di sette anni da un ingiustificato allontanamento dall’azienda, la Corte di appello di Roma ha confermato l’obbligo per l’azienda a riassumere il lavoratore a tempo indeterminato e condannato la ditta di Latina scalo a risarcire cinque anni di stipendi. Protagonista della storia un dipendente licenziato, a seguito della presunta scadenza di un termine apposto ad un contratto a tempo indeterminato, sebbene l’azienda si era obbligata, in un precedente contenzioso con lo stesso lavoratore, a riassumerlo a tempo indeterminato o a corrispondergli una retribuzione mensile. Il lavoratore dopo quattro anni di causa aveva ottenuto di poter ritornare a lavoro, ma l’azienda ha impugnato la sentenza adducendo come motivazione l’impossibilità di ottemperare ad un provvedimento alla luce di riorganizzazioni e ristrutturazioni aziendali intervenute in seguito alla crisi emergenziale post Covid. Nei giorni scorsi la discussione finale in Corte di appello che ha accolto nuovamente in toto la tesi del lavoratore confermando l’illegittimità dell’allontanamento e la condanna attuale della società a tutti gli stipendi medio tempore maturati. Nei prossimi giorni il lavoratore potrà finalmente avere il ristoro dei danni patiti per questi sette lunghi anni e ottenere il lavoro a tempo indeterminato.

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