Carenza di motivazione in relazione al giudizio sul grado della incapacità di intendere al momento del fatto. È quanto riscontrato dalla Cassazione che accogliendo il ricorso del potentino, classe ‘90, Giuseppe Giorgio, difeso dall’avvocato Ameriga Maria Petrucci, ha annullato la sentenza della Corte di Appello di Potenza che nel febbraio dell’anno scorso confermò la condanna, per il reato di tentato omicidio, a 7 anni di carcere così come decisa, nel 2021, in primo grado dal Tribunale di Potenza. Il relativo episodio di cronaca è quello dell’aggressione con un martello all’interno del supermercato Md sito nel capoluogo in viale del Basento. Il 21 febbraio del 2020, Giorgio colpì più volte e con un martello, anche al cranio, due donne che si trovavano in coda alla cassa agendo sulla base della patologica convinzione che le stesse due donne fossero dei suoi persecutori. Si sarebbe sentito, secondo quanto emerso a dibattimento, vittima di persecuzione ed avrebbe individuato nelle due donne in coda alla cassa del supermercato, le responsabili di tale sua condizione. In più aggredì, colpendolo alla spalla, anche un uomo che era intervenuto in difesa delle reali vittime. Sul versante processuale, uno il nodo focale, già astrattamente intuibile dalla marcata irrazionalità dell’atto di cui Giorgio, la ricostruzione dell’episodio oltre che sulle testimonianze è stata fatta anche e soprattutto grazie alle immagini del sistema di video sorveglianza del supermercato, si è reso protagonista: la capacità di intendere e di volere. Nelle due sentenze citate, furono riconosciute le attenuanti generiche e la semi infermità. In dibattimento fu accertato Giorgio presentava disturbo di personalità «delirante, cronico tipo paranoideo», che aveva inciso al momento del fatto sulla capacità di intendere, così da ridurla grandemente, ma non al punto da eliminarla, «come desumibile dalla condotta di fuga, con occultamento del martello, compiuta nell’immediatezza».  Per la difesa, tuttavia, due vulnus: la prova che Giorgio si fosse effettivamente disfatto scientemente del martello, secondo la linea difensiva non era neanche emersa la prova che l’uomo fosse giunto al supermercato portando con sé il martello, né che lo avesse poi portato al di fuori dell’esercizio commerciale, e quella che si fosse realmente dato alla fuga, essendo stato rintracciato nell’arco di un breve lasso temporale in viale del Basento nei pressi del supermercato. La Polizia lo individuò facilmente anche per via del particolare abbigliamento, caratterizzato dalla «sciarpa sul capo avvolta a mò di turbante», che lo aveva reso immediatamente riconoscibile come l’aggressore descritto dalle vittime. Arrestato nella quasi flagranza del reato. In discussione, l’«innegabile raziocinio» nella condotta post aggressione a colpi di martello. Per la Cassazione, tra le altre cose, le sentenze di merito non rappresentano sia stata considerata la possibilità di una lettura frazionata, e non unitaria, delle diverse fasi dell’episodio e pertanto la plausibilità, o meno, dell’ipotesi che la capacità di Giorgio di rapportarsi adeguatamente nei confronti della realtà fosse stata completamente esclusa nella prima fase e quindi parzialmente recuperata nella seconda. Da parte dei giudici del capoluogo, inoltre, per la Cassazione motivazione solo apparente anche in  relazione all’accertamento della capacità dell’imputato a stare in giudizio. La difesa aveva chiesto una nuova perizia psichiatrica. Per questi ed altri motivi, annullata la sentenza impugnata con rinvio per nuovo giudizio, senza vincoli nel giudizio di merito, ma con il solo vincolo di non ripetere le carenze motivazionali censurate, alla Corte di appello di Salerno.

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