Il Partito democratico lucano che doveva dimostrarsi per questo nuovo Congresso regionale, agli occhi dei propri sostenitori e soprattutto degli avversari, compatto e unito in realtà perde anche questa ennesima possibilità. Ancora una volta le questioni relative alle correnti e ai personalismi sembrano prendere il sopravvento sul bene della comunità democratica. Anche ieri sera, come già successo nella scorsa settimana la decisione di comprendere come giungere al Congresso regionale è apparsa frammentata. Unica certezza (mentre andiamo in stampa) il nome del prossimo segretario regionale: Giovanni Lettieri. Sarà il sindaco di Picerno l’unico candidato alla guida del Pd lucano che subentrerà allo sfiducio Raffaele La Regina. Dopo aver incassato il via libera dei vari capicorrente alla designazione di Lettieri, si è accesa la discussione sulle “quote”. Sul tavolo la ripartizione dei posti in Assemblea. L’idea della composizione del listone unico che dovrebbe essere collegato alla candidatura solitaria alla guida del partito del sindaco di Picerno è saltata. La scelta palesata al Commissario regionale Enzo Amendola, da diversi big del partito, di riservare il 70% agli esponenti del fronte costituitosi a fine ottobre attorno alla mozione di sfiducia dell’ex segretario La Regina e il 30% rimasto da dividere tra le altre anime dem e gli speranziani (appena rientrati nella casa del Pd) non ha avuto applicazione. In questi giorni infatti le pretese sono aumentate. Gli amministratori dem che hanno portato avanti la candidatura di Lettieri si sarebbero offesi all’idea di avere nuovamente una presenza “risicata” in Assemblea. Da tempo i sindaci chiedono maggior coinvolgimento e partecipazione nelle scelte del partito. Hanno perciò avanzato una percentuale sicuramente maggiore da estrapolare da quell’ipotetico 30%. A ribellarsi anche i giovani democratici che consci di voler avviare una vera rivoluzione culturale e anagrafica hanno chiesto un maggior protagonismo personale. Una richiesta che in molti hanno bocciato (come si legge anche dal comunicato inviato alla stampa nei giorni scorsi) e che hanno provato a risolvere con il più classico degli usi dem: ogni giovane chieda il posto al proprio capo corrente. Una proposta che in fase di rinnovamento congressuale ha fatto rabbrividire i giovani dem. Anche quella parte “oppositiva” alla maggioranza della ex assemblea (come santarsieriani e lacoraziani) ha rivendicato un ruolo predominante. A tutte queste richieste si è aggiunta quella degli ex compagni di Articolo Uno che rientrati nella casa dem hanno subito messo i puntini sulle i, sostenendo che la loro quota in Assemblea era pari al 20% e non certo a meno. Il loro leader Roberto Speranza a quanto pare, mentre nelle altre regioni avrebbe accettato il posto riservato alla sua corrente senza più di tanto ribellarsi, in Basilicata (sua terra natia) ha scelto di alzare la voce. La richiesta forte degli speranziani di non entrare in punta di piedi nella loro vecchia casa ma di sentirsi già un peso massiccio per la ricostruzione di questo nuovo Pd (come incitato dallo stesso Speranza giorni fa) ha finito di rimettere in discussione tutto. E così conti alla mano ogni corrente ha avanzato pretese decisamente elevate rispetto alle postazioni disponibili. Sarà perché gli” ex”, ossia i transfughi di Articolo 1, sono tornati. Sarà perchè ci sono troppi big che necessitano di un ruolo principale. Fatto sta che ieri, nella riunione del Pd, si respirava una certa inquietudine. Si è aperta così una burrascosa trattativa, facendola diventare: la lunga notte della della parcellizzazione dell’atomo. E mentre andiamo in stampa il Pd resta alle prese con personalismi, guerre interne e rinvii organizzativi.
