Le Cronache Lucane

OPLA’ E CICALA SALTELLÒ

TACCO&SPILLO

Non che sulla portata politica di Carmine Cicala avessimo nutrito delle speranze interpretative per capire le ragioni del suo saltello, ma almeno ci si aspettava da un presidente del consiglio un piccolo sforzo di dialettica e di chiarezza che andasse ben oltre il solito ritornello zen delle “priorità che non coincidono più con quelle del partito” e che c’invita perciò a giudicare la piroetta davvero male e come l’effetto scenico di un teatrino di convenienze e di disperazioni, su cui questo centrodestra ha ormai raggiunto la perfezione comica, pur davanti alla poltiglia mostrata dall’opposizione. Ora lasciamo stare la fine della Lega, ridotta ad un cenacolo di testimonianze solitarie con numeretti d’opera minima come lasciamo stare il tentativo di “debardizzare” il centrodestra che con merito e cazzimma politica il tandem parlamentare Caiata-Rosa sta portando avanti e che, a dire la verità, ci piace non poco, ma la questione alla fine porta sempre alla coerenza che si deve conservare quando si saltella a piacere e si spernacchiano gli elettori che pur oltre la faccia votano idee e appartenenze. Così quella poltrona presidenziale che si tiene stretta con la solita strafottenza Cicala l’avrebbe dovuta già mollare per la via d’onore delle dimissioni. Recita un proverbio:“Grandi salti, grandi cadute”.

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