Le Cronache Lucane

CHE ME NE FOTTE, DETTO ANCHE QUIETO VIVERE

L’intervento di Antonella Pellettieri

Lo ammetto sono una donna in fuga perennemente. Qualcuno se ne è accorto, finalmente, solo perché vivo per lunghi periodi in un’altra località: sono diventata su alcune rubriche telefoniche da Antares a Donna fugata. Il mio vero nome e cogno- me lo usano in pochi, sono riuscita a fuggire anche dalla mia identità anagrafica. Qualcuno o qualcosa che non ha un nome è come se non esistesse, ce lo insegna la Bibbia: Dio crea le cose e gli uomini e costoro danno un nome alle cose create, un significato. Chi come me di nomi ne ha tanti forse non vuole rientrare fra le regole base tassonomiche e fuggire da ogni classificazione. Ho il terrore delle norme e di ogni regola, sono una disubbidiente che ama l’ordine di tutto ciò che mi circonda. Diversamente detta amo davvero la libertà e rispetto quella degli altri. Ma principalmente uso le pagine di un giornale per diffondere informazioni sulla mia persona ma c’è un motivo: non riesco a occuparmi di un argomento se non lo personalizzo e se non lo faccio entrare nella mia vita. Potrei fare la capo mafiosa essendo già in fuga perenne e possedendo un soprannome che mi regala, almeno sui social, un’altra identità. Arrestare un capo della mafia latitante da tre decenni è una vittoria dello Stato e arreca gioia e soddisfazione nei cittadini virtuosi. Altri sono meno contenti, quasi indifferenti, quasi infastiditi perché precisano che è inutile quell’arresto: comportamenti di alcuni che hanno tratto vantaggi dalla vicinanza al capo mafia e dalla omertà di tutti. In effetti se non ci fossero omertosi e collusi di ogni tipo e genere, il capo mafioso non esisterebbe e, dunque, arrestato il capo bisognerebbe arrestare tutti i collusi e gli omertosi. Perché questi cittadini non sono onesti e credo non si possa chiamarli cittadini ma solo collusi. Nelle interviste tv a coloro che abitano nel paese del capo mafia Messina Denaro molti dichiarano di sapere chi fosse e quando il giornalista elenca i terribili delitti commessi, l’intervista- to risponde “ e allora? E a noi che ce ne importa?”. In effetti a noi che ce ne importa, stiamo sereni e tranquilli a casa nostra, dobbiamo pensare a stare bene, meglio fingere di non vedere, lasciar correre. Perché dovrebbe esserci una pena differente fra il capomafia e i collusi? Ritengo che i collusi dovrebbero avere pene maggiori dei capomafia perché, denunciando il mafioso, avrebbero potuto evitare omicidi e stragi. Se noi fossimo i figli di un servitore dello Stato ucciso dalla mafia, cosa penseremmo di coloro che hanno materialmente commesso l’omicidio e di tutti gli altri che sapevano e non hanno denunciato? Certo il mandante è il capomafia ma gli esecutori sono altri e altri ancora sapevano ma non hanno mosso un dito per salvare un essere umano. Comprendo che è più semplice fingere di non vedere, stare zitti e lasciarsi passare le cose addosso ma questo comportamento non è solo da condannare con pene severissime. Questa è la mentalità mafiosa che caratterizza molti abitanti del Sud e questo modo di pensare si riverbera ovunque: ad esempio sui posti di lavoro dove, per pura di ripercussioni e vendette dirette e trasversali, non si accusano i capi di comportamenti scorretti e di abusi di potere. Per questa mentalità mafiosa con cui molti sono educati si evita di denunciare atteggiamenti scorretti che ledono i beni comuni; per paura di violenze e vendette si evita di denunciare e, se qualcuno lo fa notare, rispondono “ma qui fanno tutti così”, come se una colpa comune fosse meno colposa e un comportamento mafioso che si ripete possa trasformarsi in un comportamento normale, una sorta di tradizione. Al Sud sono in molti ad avere queste “tradizioni”: ad esempio il lavoro delle maestranze- mi riferisco a idraulici, elettricisti, carpentieri, falegnami etc etc…- è normalmente pagato in nero. Questo è il motivo per il quale ha poco funzionato il 110% e sono aumentati i prezzi ed è il motivo per il quale sono in pochissimi ad avere la partita Iva; in tanti sono coloro che non pagano le tasse ma si lamentano se le strade sono piene di buche e gli ospedali non funzionano. Ogni volta che qualcuno vi chiede un pagamento in nero fateci caso: proprio in quei posti non funzionano le strutture pubbliche che dovrebbero soddisfare i bisogni della collettività. Se non avviene una buona raccolta differenziata dell’immondizia e non vi sono luoghi dove viene smaltita in modo legale sono proprio quelli i posti dove vi è un alto tasso di criminalità, gli ospedali e la sanità non funziona, i giovani vanno via, non ci sono partite Iva etc etc… Insomma vi è un altro stato, un altro sistema, altri capi protetti da collusi, dove vige la violenza e intorno a costoro, quasi per una legge del contrappasso, vi è una natura con paesaggi di grandissima bellezza in parte distrutti dal sotterramento di rifiuti tossici, da un uso irregolare degli scarichi nei fiumi e nei mari. E così anche questi luoghi di assoluta bellezza diventano infrequentabili. Pertanto non pensiate di essere migliori di chi si adira e protesta-educatamente-: questi rompiscatole lottano anche per voi che silenziosamente e per quieto vivere pensate di essere più furbi e intelligenti. Siete solo tutti collusi alla stessa maniera di coloro che hanno protetto per trent’anni e continuano a proteggere il capomafia Matteo Messina Denaro.

Di Antonella Pellettieri

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