Le Cronache Lucane

FRANA IN CASTROCUCCO DI MARATEA IL “FATE PRESTO” NON ESISTE POICHÉ È VASTA L’AREA CON PREDISPOSIZIONE ALLA INSTABILITÀ

IL PARERE DELL’ESPERTO : Geologo DINO COLANGELO ex presidente OGB Ordine dei Geologi di Basilicata

#franadicastrocucco 

da MARATEA una PERLA al giorno 
Ph Biagio Calderano
UN CASO ALLA VOLTA FINO ALLA FINE 
Ph Biagio Calderano

FRANA IN CASTROCUCCO DI MARATEA IL “FATE PRESTO” NON ESISTE POICHÉ È VASTA L’AREA CON PREDISPOSIZIONE ALLA INSTABILITÀ

In esclusiva per CRONACHE LUCANE il Dott. GERARDO COLANGELO, geologo esperto nel settore, ci descrive la FRANA ed eventuali interventi programmati

il PARERE dell’ESPERTO : Geologo DINO COLANGELO ex presidente OGB Ordine dei Geologi di Basilicata

DINO COLANGELO Geologo
🔹Dott. Gerardo Colangelo, secondo lei, quanto hanno influenzato le precipitazioni sulla questione DISTACCO❓

La pioggia è stato solo l’ultimo elemento che ha contribuito ad innescare il fenomeno franoso.
Sono eventi che pur
attivandosi molto rapidamente, magari attraverso forti precipitazioni, portano con se un tempo di preparazione più o meno lungo che dipende da diversi fattori quali la natura litologica, la giacitura degli strati, le caratteristiche geomorfologiche, lo stato di fratturazione dell’ammasso roccioso, ecc.

🔹In che area ricade la FRANA in CASTROCUCCO di MARATEA❓

L’area di Castrocucco ricade in una zona classificata R4 per quanto attiene al rischio idrogeologico, come riportato nella cartografia del Piano di Assetto Idrogeologico (P.A.I) redatto dall’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale.

Il versante che ha manifestato gravi fenomeni di instabilità e che ha visto il distacco di blocchi aventi una superficie di circa 70-80mq per un’altezza di 3-4m, è esposto verso sud ed è caratterizzato da una parete alta tra 25 e 35 m a tratti aggettante.

La base della parete è segnata da una netta superficie inclinata che taglia completamente l’intero ammasso roccioso profondo fino a riemergere nella zona dei ruderi del castello.

La morfologia dell’area è stata modellata da successioni di frane da crollo che hanno espanso le masse di detrito sul pendio sottostante fino a mare.

🔹Dott. Colangelo, trattasi di FRANA da distacco❓

È una frana complessa caratterizzata principalmente da crolli, ribaltamenti e scivolamenti.

I crolli si sono manifestati con il distacco di ampie porzioni grossomodo parallele al fronte con conseguente progressivo arretramento della parete.

In tale contesto uno scorrimento planare ha caratterizzato il movimento dei blocchi rocciosi lungo il versante.

🔹DINO COLANGELO cosa è uno Scorrimento Planare❓

Lo scorrimento planare è un tipo di scorrimento che si manifesta con uno scivolamento di uno o più blocchi lungo una superficie più o meno piana o debolmente ondulata, in pratica rappresenta un movimento verso la base del versante di una massa di terra o roccia che avviene per deformazioni di taglio lungo una o più superfici.

Nel caso della frana di Castrocucco, lo scorrimento planare è avvenuto proprio lungo la superficie di discontinuità principale che taglia la parte più alta del versante.

🔹Qual è la situazione attuale, sulla scorta dei primi sopralluoghi❓

Su tutto il rilievo sono evidenti gli indizi di continui e progressivi spostamenti delle masse rocciose.

In particolare, a monte della SS18 nel settore esposto a SW della rupe che margina su tre lati la sommità del versante su cui poggiano i resti di un insediamento abitativo di epoca medioevale la parete rocciosa è percorsa per tutto il suo sviluppo da un piano di discontinuità che corrisponde alla continuazione della importante superficie strutturale esposta nel settore centrale del versante a quota più bassa.

🔹Dott. Dino Colangelo, vi sono, allo stato attuale, reali possibilità di distacco di altri ammassi rocciosi❓

L’ammasso roccioso posto al di sopra della discontinuità principale è caratterizzato da un intenso stato di suddivisione consistente in evidenti blocchi rocciosi la cui genesi è da attribuire ad un sistema di faglie che ne favorisce la forte predisposizione all’instabilità.

🔹Qual è il fronte che per primo ha generato il movimento franoso❓

L’area corrispondente al fronte sud della rupe rappresenta il settore di versante dal quale molto probabilmente si sono originati i primi movimenti.
Il fronte roccioso poggia su una discontinuità molto persistente posta a
franapoggio e che ha rappresentato la superficie preferenziale di scivolamento dei blocchi rocciosi o addirittura di una intera porzione di strato.

🔹Dott. Colangelo la vastità della frana è ben visibile ad occhio nudo, anche per i meno esperti di settore, mentre può dirci qualcosa sulla sua profondità❓

È ipotizzabile una instabilità sia superficiale, dell’ordine di qualche metro, che caratterizza lo strato più corticale dell’ammasso roccioso, che una instabilità più profonda, dell’ordine di una decina di metri i cui segni sono ben definiti dalla prosecuzione della principale superficie di discontinuità affiorante lungo il versante.  

Lungo il versante si rileva una condizione di estremo rilassamento corticale dell’ammasso dove si individuano numerosi volumi instabili di dimensioni assai variabili.

🔹Dott. Colangelo, in base alla sua esperienza, quanta COLPA è attribuibile alle avverse condizioni meteo delle ultime settimane, ed anche all’effetto dell’acqua sulle rocce❓

Le avverse condizioni meteo non hanno fatto altro che accelerare l’evoluzione del fenomeno determinando, in un contesto geologico e geomorfologico predisposto all’instabilità, il distacco di blocchi e materiale detritico lungo il versante.  

Nella parte più a valle l’azione di dilavamento ha asportato i materiali fini e scalzato progressivamente blocchi isolati con conseguente rotolamento degli stessi a valle.

🔹Ci descrive l’entità ed il volume della massa trasportata rovinosamente fino a mare❓

Il volume delle masse mobilitate è veramente impressionante, basti pensare, tanto per avere un’idea sulla dimensione dei blocchi più grandi arrivati a mare che il volume di ogni singolo blocco è paragonabile ad un appartamento di 80mq disposto su due piani.

🔹Dino Colangelo, allo stato attuale quali sono i primi interventi utili e necessari da mettere in atto con la dovuta celerità e tempistica❓

Fondamentale in questa fase la realizzazione di rilievi geomorfologici, geomeccanici e geostrutturali delle diverse famiglie di discontinuità che caratterizzano la porzione della rupe superiore.
Questo permetterebbe di definire, insieme alle altre indagini, un modello geologico preliminare sul quale valutare i primi interventi in emergenza.

Il monitoraggio, inoltre, attraverso le tecniche e metodologie più recenti (da terra, da satellite o aerotrasportati) pur trattandosi di eventi molto rapidi, permetterebbe di avere un costante controllo dell’area anche in considerazione delle precipitazioni previste.

🔹Oltre il monitoraggio strumentale, è necessario anche rilievo da Terra con rocciatori specializzati, previa la messa in sicurezza del versante, almeno per i massi pericolanti, concorda❓

Certamente, in questa fase bisognerebbe provvedere attraverso l’uso di rocciatori specializzati e rilievi geologici, topografici, ecc. alla definizione di estremo dettaglio dello stato dei luoghi al fine di avere un quadro chiaro di quanto accaduto e quindi acquisire tutti gli elementi finalizzati alla definizione delle attività di disgaggio e/o demolizione di blocchi instabili e/o aggettanti presenti sulla parete rocciosa.  

🔹Che Tempi prevede per un intervento di MESSA IN SICUREZZA❓

I tempi sono dettati dal livello del rischio residuo durante ogni fase di intervento.

Sicuramente le lavorazioni di ripristino della sede stradale sono subordinati alla messa in sicurezza del costone roccioso che potrà avvenire attraverso disgaggi, rafforzamento e consolidamento corticale con reti e chiodature, ancoraggi profondi, posa in opera di pannelli in rete lungo tutta l’area sommitale del costone roccioso, ecc.

Solo successivamente, le attività potrebbero spostarsi sull’asse stradale e contestualmente sul ripristino delle barriere paramassi a monte della SS.18.

Per quanto riguarda invece la parte più a valle della SS18, bisognerebbe procedere con interventi di rafforzamento e consolidamento corticale mediante posa in opera di rete metallica e successivo imbrigliamento con funi metalliche zincate di blocchi instabili.

🔹Realmente le barriere paramassi, hanno svolto egregiamente la loro funzione, o si sono dimostrate insignificanti e/o insufficienti❓

Le barriere paramassi sono progettate per assorbile una energia cinetica sviluppata da blocchi aventi una volumetria definita ed individuata proprio grazie ai rilievi e studi geologici, geostrutturali che definiscono, grazie alla individuazione delle diverse famiglie di discontinuità il più probabile volume di distacco dei blocchi lungo il versante.

In questo caso il volume dei blocchi distaccati è di dimensioni tali da vanificare ogni intervento.

In questi contesti purtroppo non possiamo parlare di interventi definitivi se non considerando soluzioni alternative al tracciato stradale rappresentate principalmente da tratti in galleria che annullano praticamente il rischio lungo il versante.

FRANA IN CASTROCUCCO DI MARATEA IL “FATE PRESTO” NON ESISTE POICHÉ È VASTA L’AREA CON PREDISPOSIZIONE ALLA INSTABILITÀ
🔹Realmente chi grida “FARE PRESTO” praticamente non ha capito un tubo catodico sulla FRANA in CASTROCUCCO di MARATEA, concorda❓

Il fare presto non può essere legato alla sola riapertura della strada che ad ogni modo deve tener conto delle diverse fasi di intervento e della complessità delle azioni e lavorazioni previste.

Questo grido di aiuto deve servire a tutti per aumentare le azioni di prevenzione messe in campo, dagli interventi, non strutturali, di sorveglianza del territorio, alla redazione di un parco progetti da parte dei comuni.

Solo il 10% della popolazione conosce il piano di protezione civile del proprio comune, abbiamo bisogno di un vero e proprio cambio culturale e pensare che le allerte meteo, i bollettini di criticità idrogeologica sono uno strumento straordinario che, se rispettati, mettono al sicuro la nostra vita.

Nessun geologo nei comuni lucani, questa l’amara verità, questo il nostro destino, e su questo che dobbiamo “fare presto”‼️

Le procedure per la determinazione delle aree a rischio di frana

Ai fini della determinazione del rischio da frana si riporta uno schema illustrante i rapporti tra l’elemento franoso cartografato e la perimetrazione delle aree a rischio.

La determinazione dell’attribuzione o meno di un’area dissestata alle classi di rischio è stata effettuata sulla base delle seguenti attività:

– esame dell’estensione del movimento franoso riportato sui Piani Urbanistici comunali e/o su qualsiasi altro documento cartografico interessante specificatamente l’area indagata dal punto di vista geologico, geotecnico, geomorfologico, idrogeologico e di uso del suolo, nonché di aree a rischio idrogeologico;
– esame delle aerofoto volo Italia ed ortofoto AIMA riguardanti l’area in oggetto, tese a verificare l’estensione del movimento franoso cartografato, la sua probabile area di propagazione e la presenza di elementi geomorfologici indicatori del dissesto;
– determinazione della quantità e qualità degli elementi a rischio nell’area di dissesto perimetrata e nella sua probabile area di espansione e la individuazione di eventuali variazioni infrastrutturali ed urbanistiche dell’area intervenute negli anni successivi all’esecuzione delle foto aeree e delle ortofoto;
– attribuzione della classe di rischio (R4, R3, R2, R1 e P).

🔹R4 = area in cui è possibile l’instaurarsi di fenomeni tali da provocare la perdita di vite umane e/o lesioni gravi alle persone, danni gravi agli edifici ed alle infrastrutture, danni al patrimonio ambientale e culturale, la distruzione di attività socio-economiche

🔹R3 = area in cui è possibile l’instaurarsi di fenomeni comportanti rischi per l’incolumità delle persone, danni funzionali agli edifici ed alle infrastrutture con conseguente inagibilità degli stessi, la interruzione delle attività socio-economiche, danni al patrimonio ambientale e culturale

🔹R2 = area in cui è possibile l’instaurarsi di fenomeni comportanti danni minori agli edifici, alle infrastrutture ed al patrimonio ambientale, che non pregiudicano le attività economiche e l’agibilità degli edifici

🔹R1 = area in cui è possibile l’instaurarsi di fenomeni comportanti danni sociali ed economici marginali al patrimonio ambientale e culturale

🔹P = area che, pur presentando condizioni di instabilità o di propensione all’instabilità, interessano aree non antropizzate e quasi sempre prive di beni esposti e, pertanto, non minacciano direttamente l’incolumità delle persone e non provocano in maniera diretta danni a beni ed infrastrutture

🔹ASV = (aree assoggettate a verifica idrogeologica) aree nelle quali sono presenti fenomeni di dissesto e instabilità, attivi o quiescenti, da assoggettare a specifica ricognizione e verifica

Sulla scorta della suddivisione e sulla definizione delle classi di rischio e dalla analisi degli elementi a rischio già descritta, il Sistema Informativo Geografico, attraverso un algoritmo di calcolo, ha attribuito il rischio R4 agli areali in frana all’interno dei quali sono presenti delle strutture residenziali di vario tipo (agglomerati urbani, strutture ricettive, case sparse, opifici, etc.) attraverso i quali si presume la permanenza di persone.

Attraverso lo stesso approccio, la presenza di infrastrutture nell’area in frana ( rete viaria, rete ferroviaria, etc.) è stata valutata per l’attribuzione delle aree a rischio R3.

In base alle considerazioni riportate nel paragrafo precedente, unitamente alle aree a rischio R3 ed R4, sulla cartografia allegata – Carta del Rischio -, sono state riportate quindi le aree classificate come aree pericolose P, in quanto non interessanti elementi a rischio ma che presentano movimenti gravitativi in atto o potenziali.

Si è ritenuto necessario qualificare come aree soggette a verifica idrogeologica (ASV), e come tali individuate nelle tavole del Piano Stralcio, quelle aree da sottoporre ad ulteriore approfondimento e verifica e per le quali valgono le prescrizioni riportate nell’art.16, comma 3 delle Norme di Attuazione.

Una volta effettuata la riclassificazione delle aree, la stessa costituirà integrazione al Piano Stralcio.

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FOTO del 18 febbraio 2021
ph Biagio Calderano
Comune di Maratea


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