Le Cronache Lucane

25 ANNI FA RAGAZZO IN MOTO MORÌ INVESTENDO UN CANE, OGGI IL TRIBUNALE GLI DÀ RAGIONE

La Corte d’Appello di Potenza ribalta la sentenza in primo grado e condanna i proprietari dell’animale a risarcire i familiari del defunto

Di solito quando accade un evento tragico come un incidente stradale, tutta la comunità resta sconvolta ma se l’evento tragico capita in un piccolo paese allora questo è destinato a rimanere nella memoria dei suoi cittadini per molti, moltissimi anni. Questo è quello che è accaduto alla comunità di Acerenza che nel 1997 è stata sconvolta da un tragico episodio. Un ragazzo di 30 anni in moto è morto a causa di un incidente con un cane, un pastore tedesco, scappato da una villetta. Nell’impatto anche il cane è morto. Dopo 25 anni dalla tragedia, la sentenza di primo grado che attribuiva la colpa completamente al centauro è stata ribaltata e ora è la famiglia proprietaria del cane che deve risarcire i familiari del ragazzo. L’ammontare del risarcimento è cospicuo. Nel 2013 infatti il primo grado di giudizio affermò che non c’erano prove sufficienti per asserire che il cane volesse “attaccare in modo silenzioso e feroce” la moto, una Aprilia 125, che percorreva in quel momento la strada su cui si affaccia la villa. Piuttosto la sentenza di primo grado affermò che anziché la condotta del cane, fu la velocità e la mancanza del casco a causare il decesso del ragazzo. La famiglia del centauro non ha accettato di buon grado questa sentenza e ha presentato l’impugnazione in Corte d’Appello con un nuovo difensore, l’avvocato Valerio Di Palma. L’appello è stato accolto, in riforma della sentenza, anche perché la Corte ha ritenuto che le colpe del ragazzo potessero servire soltanto a dimezzare l’importo del risarcimento. Secondo i Giudici di Appello, infatti, è il proprietario dell’animale che deve rispondere dei danni provocati dallo stesso secondo il principio di rapporto causa-effetto a meno che il danno non sia scaturito da un evento fortuito (che non è stato dimostrato). C’è ancora un grado di giudizio a cui gli eredi possono appellarsi per tentare di evitare il pagamento dell’esoso risarcimento: la Cassazione. Nel frattempo il nome del centauro è stato pienamente riabilitato agli occhi della comunità acheruntina che per anni, stante la sentenza di primo grado, poteva dubitare che fosse vittima dell’animale, e dei suoi proprietari, come invece ha oggi stabilito la più alta curia di Appello.

Rosamaria Mollica

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