Le Cronache Lucane

SILENZIO, PARLANO LE URNE

Cosa è successo in questi 30 giorni? Poche piazze molte sale, tra paracadutati e pochi temi. Finisce una strana campagna elettorale: dai veti sulle candidature ai messaggi ambigui.

Con il silenzio elettorale in corso ora lo si può dire: quella in vista delle elezioni di domani è stata la campagna più improvvisata della storia repubblicana, la prima in estate e anche la prima sotto l’era dei social network. Molte novità che hanno fatto sì che, in vista delle elezioni politiche del 2022, la propaganda di chi vuole governare nei prossimi cinque uscisse un bel pò fuori dagli schemi regalando momenti di puro cringe. Forse anche complice il caldo estivo e le ferie saltate improvvisamente a causa della caduta del governo Draghi, senza dimenticare la famosa regola della comunicazione totalmente dimenticata dai candidati o dai loro tuttofare. E poi ci sono state le famose guerre fredde all’interno dei partiti che hanno animato dibattiti e malumori. Senza dimenticare quei piccoli punti di programma elettorale che si sono intestati indistintamente da destra a sinistra. In tutto questo la Basilicata non è rimasta a guardare. Anzi. Anche noi dal nostro piccolo territorio del sud abbiamo cercato di farci riconoscere. Ma vediamo di seguito i vari punti salienti di questa tornata elettorale.

LA COMUNICAZIONE “IMBARAZZANTE” VIA SOCIAL

Da queste colonne più volte abbiamo ricordato ai politici lucani che la comunicazione non è certo un fattore secondario. Anzi. Come dimostrano grandi vittorie è proprio dietro ad una buona comunicazione con gli elettori che si portano a casa grandi risultati. Ma ad accendere i riflettori su questo aspetto non di poco conto, con un occhio particolare sui social network sono stati i famosi tweet del segretario regionale del Pd La Regina. Il giovane capolista del Pd in Basilicata è costretto a fare un passo indietro. L’ondata di prese di posizione che lui stesso aveva postato sul social network gli si è rovesciata addosso per giorni. Prima erano stati i tweet su Israele occupante illegale e violento di Gerusalemme che avevano originato un’ondata tale di reazioni negative da costringere La Regina a una solenne dichiarazione (imposta da Letta) di allineamento alle ragioni dello stato ebraico, il segretario del Partito Democratico aveva appena provato a dire «incidente chiuso, quindi» che la pesca miracolosa nella produzione Twitter di La Regina riportava a galla altre frasi, contro il Tap, contro la Firenze di Matteo Renzi, e infine – imparabile – contro l’Expo di Milano. A quel punto la candidatura La Regina era non più gestibile, per lui, per il suo leader Peppe Provenzano, vice di Letta, e soprattutto per lo stesso segretario, che per candidare La Regina aveva silurato l’ex presidente della regione Pittella, coinvolto in una vicenda giudiziaria da cui era uscito pulito.

I VETI DI PARTITO

La maggiore guerra per un posto nelle liste si è avuta in casa dem. La candidatura iniziale del segretario regionale Raffaele La Regina (poi saltata come abbiamo spiegato sopra) aveva fatto saltare la possibilità di un posto per Marcello Pittella. Dopo il passo indietro “necessario” del segretario dem, Pittella ha ricevuto in secondo veto che lo ha spinto a spostarsi nel partito di Azione e candidarsi nel Terzo Polo. A tenere banco sono state anche le polemiche interne a Forza Italia. A sorpresa, nonostante le polemiche della base, non viene concesso nessun posto al sottosegretario uscente all’Editoria Giuseppe Moles, Berlusconi decide di candidare al senato all’uninominale in Basilicata niente poco di meno che Casellati. Moles resterà a fare campagna elettorale, con la promessa che in caso di vittoria diventerà sottosegretario. Anche in casa Lega le scintille non sono mancate. Il Carroccio decide di non concedere nessun posto al sindaco di Viggiano Amedeo Ciacala che a soli pochi giorni dal voto, dopo essere stato lontano dalla campagna elettorale, annuncia il giorno prima della visita di Meloni a Matera di aver aderito a FdI.

TANTI PARACADUTATI E POCHI LUCANI

Un vero e proprio caso nazionale: le liste elettorali lasciano tante questioni aperte nella politica lucana. Pesa soprattutto l’approdo dei big della scena romana che potrebbero togliere posti nei soli 7 seggi rimasti alla Basilicata dopo il taglio dei parlamentari. Il nome più pesante è quello di Elisabetta Casellati, scelta dal Centrodestra per l’uninominale a Palazzo Madama. Guardando al proporzionale, Matteo Salvini è il primo nome per la Lega. Nei 5Stelle, l’ex sottosegretario Mario Turco – candidato anche in Puglia – è in cima alla lista. Impegno Civico schiera come capolista Luigi Di Maio, presente in Calabria, Sardegna e anche all’uninominale in Campania, dove al proporzionale il Pd schiera il ministro della Salute, Roberto Speranza. Campano è anche Enzo Amendola, primo nome del Pd dopo la querelle La Regina.

INCONTRI AL CHIUSO E POCO PIAZZE AFFOLLATE

I comizi in pizza non sono stati la scelta di tutti i partiti. In realtà la maggior parte dei candidati e delle coalizioni hanno preferito una campagna elettorale più raccolta. I grandi comizi a cui eravamo abituati in realtà sono stati sporadici. Fatta eccezione per il Terzo Polo e il grande evento di Meloni a Matera il resto ha preferito usare circoli o piccoli spazi ludici. Fatta eccezione per qualche candidato che bel suo comune di appartenenza ha preferito chiamare a raccolta i suoi elettori all’aperto per il resto sarà ricordato come l’angolo nascosto di una campagna elettorale.

I MESSAGGI DEI VOTI

A partire dalla mezzanotte è scattato il fatidico silenzio elettorale. Ma se questo vale per tv e incontri pubblici a fermarsi non sono certo i social o i nuovi mezzi di comunicazione telefonica, da Telegram a what’s App. I messaggi ufficiali parlano chiaro: ognuno vota la sua coalizione, che possa piacere o meno il candidato capolista, Eppure, come scovato da Cronache nei giorni scorsi, qualche esponente di partito avrebbe fatto circolare dei messaggi in cui fa campagna elettorale per il suo partito alla Camera e per un altro partito al Senato. Ma ilo caso Fuina, amministratore del Consorzio industriale di Matera in quota Lega, non sarebbe il solo. E molto probabilmente in queste ore più di qualche elettore potrebbe sentirsi disorientato.

I “POVERI” TEMI DELLA CAMPAGNA ELETTORALE

In queste settimane di incontri, comizi e interviste avremmo certamente voluto sentire i veri temi di un programma elettorale fattibile. Molto probabilmente anche considerando il periodo storico in cui il Paese si trova. La Basilicata ha visto due temi principali: la lucanità delle liste e il famoso “gas gratis” per i lucani. La maggior parte dei candidati ha parlato molto poco di infrastrutture, giovani, riscatto sociale e Pnrr. Avremmo preferito ascoltare proposte fattive più che slogan da semplice campagna elettorale. La questione lucana è stata dirottata principalmente sulla composizione delle liste. L’aver candidato non lucani da destra a sinistra ha permesso a molti di spingere, considerato il ridotto numero dei parlamentari di questa tornata elettorale, sulla loro scarsa conoscenza del territorio. A giocarsi una carta a proprio favore sono stati anche tutti quelli a favore della famosa legge sul gas gratis ai lucani. Un obiettivo che la Regione Basilicata ancora deve ottenere, considerato che non è ancora entrato in azione per comprenderne limiti e benefici. E tutto il resto? Dalla denatalità allo spopolamento, alla disoccupazione alla crisi sociale-economica come verranno risolti?

Maria Fedota

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