Le Cronache Lucane

LA RUBRICA

Il londinese Stuart e le frane lucane.

Oliver Stuart. Nato a Londra nel 1963, si è laureato in Filosofia presso la London School of Economics di Londra nel 1993 con una tesi sul “Dissesto idrogeologico in Basilicata con particolare riferimento alle frane che hanno interessato il paese di Grassano”; attualmente lavora come lettore di Geografia presso il St. Mary University College (University of Surrey) di Londra ed ha pubblicato una serie di articoli sulle frane in Basilicata. Le linee lungo le quali ha continuato a svilupparsi, nel periodo considerato, l’attività di Oliver Stuart, sono quelle note, di antica tradizione, della conservazione del patrimonio boschivo e della difesa del suolo, o di tradizione più recente, come la bonifica montana. Nel settore forestale, tuttavia, il principio della conservazione è andato sempre più evolvendosi verso una concezione dinamica di potenziamento, per fini di protezione idrogeologica e di incremento produttivo, dei boschi esistenti. Quest’azione si svolge a due livelli, uno di controllo di tutte le utilizzazioni boschive e di gestione, attraverso la compilazione di piani economici decennali, dei complessi boscati comunali di maggiore consistenza, ed uno di miglioramento, attraverso interventi ricostitutivi, dei boschi degradati, onde irrobustire i dispositivi di difesa del suolo, di cui naturalmente già dispongono le pendici montane e collinari dei nostri bacini idrografici. Tali interventi, peraltro, i quali interessano, oltre che la conservazione del suolo, su cui poggia gran parte delle attività produttive, la difesa dei serbatoi dall’insidia solida e delle ricche pianure irrigue dalla minaccia di esondazioni e inghiaiamenti, nonché l’equilibrio di centri abitati e l’efficienza di importanti vie di comunicazione, contribuiscono in maniera decisiva a creare le premesse per un migliore ed equilibrato assetto territoriale. La Basilicata degli anni ’90 – il revisiting è stato compiuto in questi ultimi anni – si presenta come una regione dalla duplice personalità, vecchia e nuova in pari tempo, lenta e dinamica, che conta seicentomila anime. In effetti, il cittadino medio lucano – come quello italiano ed europeo – oggi non è più povero: vive mediamente oltre i settanta anni, dispone di una casa, di un reddito per vivere decorosamente, di un grado di istruzione accettabile. Ci vuole uno sforzo rimarchevole per ricordare che proprio questa terra è stata al centro dell’interesse di molti studiosi, uomini di governo, sollecitati dal “mito della miseria e del dolore” come condizioni difficili da immaginare all’interno di un mondo civile Sulla scorta di questo ricordo, e sulla base di una varietà di apporti culturali, inediti e a tutto campo, con le testimonianze di Robert Bergeron, Jean d’Ormesson, Nedim Gursel, si sta consumando una tappa importante della storia della Basilicata, che, per effetto delle sue condizioni sociali, culturali ed ambientali, sta recuperando una nuova centralità d’interesse in alcuni ambienti europei, di tutto rispetto. La condizione della Basilicata assume agli occhi di questi studiosi la fisionomia di un problema da rimettersi all’azione spontanea, ma fatalmente lunga, del tempo di sviluppo della intera società italiana; oppure di problema che ha dimensione essenzialmente tecnica; oppure ancora di gap irrecuperabile nella struttura dualistica italiana. La Basilicata di ora testimonia bene questa parabola: la stagione dell’incontro fervido tra i miseri e il mondo civile, tra i contadini, gli intellettuali e i politici caratterizzò la stagione fervida degli anni ’50. Oggi, tra tante contraddizioni, tra luci ed ombre, il lungo per- corso fatto verso il progresso trova serie difficoltà e la Basilicata corre il rischio di tornare indietro nel tempo, torna ad essere la Cenerentola di un sistema sempre più egoista ed ingrato. Le leggi della politica e del mercato ancora una volta appaiono preminenti rispetto ai valori della comunità e della persona singolarmente presa. A tal riguardo occorre stare in trincea in una fase di trasformazioni istituzionali, di federalismo, di evocazione di microregioni e addirittura di secessione per una di queste.

Di Gaetano Fierro

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