L’altopiano della Murgia materana ritratto dai colori di settembre con sporadiche macchie di verde che spuntano dalla nuda e antichissima roccia difronte alla quale si stagliano le casupole dei Sassi di Matera, è un panorama al quale la maggior parte di noi è abituata, uno sfondo pittorico di grigie calcareniti e tante tonalità di verde, che è conosciuto e fotografato da tutto il mondo.
Ma la collina materana si tinge anche di altri colori, un verde intenso che preannuncia un filare degli ulivi secolari. Essi forse sono conosciuti un po’ meno di quelli della Puglia, ma non per questo sono inferiori quanto a bellezza e antichità. Spettacolari mostrano la loro artistica forma e le voluminose chiome di foglie.
La collina materana con i suoi trecento metri di altitudine, ha in lontananza il colore giallastro dei campi di grano. Tratti di cielo azzurro spuntano sotto le nubi portate dal vento che viene dall’Africa e fa ondeggiare i rami di ulivo che proteggono sotto le foglie i loro saporiti frutti e ne attendono pazienti la maturazione.
Addentrarsi tra il tronco nodoso e vetusto di un ulivo è come fare un viaggio nel tempo, ripercorre in pochi secondi una storia che dura da centinaia di anni. Civiltà scomparse delle quali questo tronco conserva memoria e forse custodisce ancora l’eco di quelle voci lontane nel tempo.
Ma al di là delle suggestioni della natura, in Basilicata sono coltivati oltre 30mila ettari di olivo in alcune varietà autoctone come appunto quelle della collina materana, tipo il Dipopp la Ghiannara, la Nociara e la famosa ‘maiatica’ di Ferrandina. Una produzione che rappresenta un grande primato economico e produttivo in Basilicata.
Ma lo spettacolo delle foglie di ulivo scompigliate dal vento ci riporta alle immagini dipinte seppur in altri luoghi da Van Gogh che osservando i campi di ulivo diceva: -Non mi stanco mai degli ulivi e del cielo azzurro-
E come non pensare alle pagine di Josè Saramago che descrive -Quei tronchi contorti bucherellati di anfratti dove andavano a rintanarsi le lucertole- O ancora Cesare Pavese quando scrive: – Tu guardavi l’ulivo quasi fosse un amico ritrovato e ti dicesse proprio la sola parola che il tuo cuore attendeva- Ma questo stesso ulivo potrebbe aver visto Giovanni Pascoli circa 140 anni fa, durante la sua permanenza a Matera. E a lui il grande poeta disse:
-Tu, placido, pallido ulivo
non dare a noi nulla; ma resta!
ma cresci, sicuro e tardivo
nel tempo che tace!-

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