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QUOTE ROSA, «UNA PARITÀ SOLO FORMALE NELLA SOSTANZA È ANCORA MOLTO LONTANA»

La rappresentanza di genere ai raggi X con la Consigliera regionale di Parità Pipponzi che consiglia agli uomini: «Si facciano un po’ da parte». E sui rumors che la vedevano candidata: «In un futuro ci penserò, ma finchè ricoprirò questo incarico voglio essere una figura di garanzia per tutti»

La legge c’è ma i partiti hanno compreso bene come “aggirarla”. Le quote di genere introdotte dal Rosatellum volevano garantire equilibrio tra uomo e donna nelle elezioni attraverso alcune regole, ma tra il dire e il fare… Nonostante la legge abbia introdotto una norma sull’equilibrio di genere, non si sarebbero fatti grandi passi avanti sulla strada della parità di rappresentanza tra i sessi. Il Rosatellum prevede infatti che almeno il 40 per cento delle candidature debbano essere donne. Ma analizzando bene la composizione delle liste possono esserci almeno due motivi per cui la percentuale delle elette anche questa volta potrebbe essere molto bassa. Il primo: sono stati garantiti agli uomini i collegi uninominali sicuri. Il secondo: i partiti non sono andati oltre i limiti minimi imposti dalla legge; infatti, quasi sempre il numero di donne candidate all’uninominale o capolista del plurinominale sono meno del 30%. La legge è rispettata, lo spirito dell’equilibrio di genere un po’ meno. E così la presenza femminile in Parlamento o al Senato, dopo le elezioni del 25 settembre, appare in attesa dei dati definitivi in linea con la legislatura precedente se non addirittura  peggiore. La Basilicata non è stata immune da questa “tendenza” politica sulla composizione delle liste. E nonostante in molti abbiano parlato di una maggiore rappresentanza al femminile, nei fatti la realtà è ben differente. Depositate le liste abbiamo fatto il punto della situazione con la Consigliera regionale di Parità Ivana Pipponzi.

Ha preso il via ufficialmente la campagna elettorale per le politi-che del 25 settembre prossimo. La rappresentatività di genere questa volta appare realmente rispettata secondo lei?

«Indubbiamente la legge elettorale nazionale impone le quote di genere per cui è naturale che siano state rispettate. Ci mancherebbe altro. Ma è evidente che siano state rispettate solo sul profilo formale, ben diverso il discorso sul piano sostanziale».

Ci spieghi meglio…

«Ritengo che non ci sia stato un rispetto delle quote in quanto a posizioni eleggibili. Vediamo quasi sempre al primo posto uomini. Mi viene perciò da chiedere: dove sono le pari opportunità come reale opportunità affinché una donna venga eletta?»

L’alternanza uomo donna nelle liste mostra certamente un passo avanti. Ma come appena detto da lei le quote di genere restano formali anche in Basilicata. Ad esempio se all’uninominale al Senato troviamo sia la presenza della Casellati che della Guerra all’uninominale alla Camera c’è solo una donna, Verri, a contendersi il posto con 8 uomini. C’è ancora tanta strada da fare?

«Purtroppo si! Il discorso credo sia molto più ampio: noi certamente proveniamo da una cultura maschilista che fa sentire i suoi riverberi in maniera così stringente anche attualmente. Ed è proprio quella cultura maschilista che ha visto e ahimè ancora vede la politica ad appannaggio quasi esclusivamente degli uomini. È un dato di fatto che poche donne fanno politica».

Perchè secondo lei le donne restano distanti dalla politica?

«Perchè non vengono messe nelle condizioni di fare politica e non sono neanche sostenute dagli stessi partiti in tal senso. Specie quando si tratta di metterle nelle condizioni di conciliare i tempi di vita familiari con quelli della politica. Quindi per una donna come è difficile andare a lavoro e fare la mamma, allo stesso tempo le è difficile fare la mamma o stare in famiglia e dedicarsi alla politica (dalle campagne elettorali ai ruoli di dirigenza). Vengono spinti sempre più gli uomini a fare politica e di conseguenza si permette a loro di ricoprire vertici molto più importanti. Questo fa sì che i big siano più uomini che donne. Spesso si tratta di quegli stessi big non disposti a mollare la poltrona e quindi a mollare il cosiddetto primo posto. Le donne saranno anche state inserite al secondo posto come abbiamo visto ma sappiamo perfettamente che la chance di essere elette è nulla. Sappiamo già che è difficile essere eletti quando si è al primo posto, soprattutto oggi che votiamo con la riduzione dei parlamentari in Basilicata, figurarsi essere eletti se si è al secondo posto. È vera e propria fantascienza».

E cosa si può fare…

«Credo sia arrivato il momento che gli uomini si facciano un pochino da parte. Soprattutto quelli che da tanti anni fanno politica, per favorire realmente le pari opportunità e lasciare l’occasione alle donne di potersi impegnare fattivamente nella politica e spingere il vero cambiamento in rosa».

Consigliera Pipponzi, il suo nome ad ogni vigilia di campagna elettorale importante o rimpasto di giunta in Regione viene sempre tirato in ballo come possibile candidata. Ci dica la verità: questa volta ha avuto realmente qualche proposta?

«Le proposte ci sono state e anche più di qualcuna e da diversi partiti. Io, però, sono sempre stata chiara nel non dare la mia disponibilità. Attualmente ricopro un incarico come Consigliera regionale di Parità considerata un authority, una figura di garante sulla perfetta applicazione della normativa sulla parità e sulle pari opportunità. Quindi in quanto garante e authority è necessario che sia super partes. Voglio interpretare realmente e fattivamente questo mio ruolo. Infatti, da quando sono stata nominata io non ho mai fatto nessuna tessera di partito per poter così essere indipendente e permettere di essere vista realmente come una figura di garanzia». Non ha mai pensato a una carriera “diretta” nella politica regionale o nazionale? «Mi piacerebbe sicuramente farlo. Ma fin quanto ricoprirò questo incarico continuerò a non dare la mia disponibilità. Probabilmente quando concluderò il mandato potrei realmente pensarci».

I sondaggi in questa campagna elettorale vedono il centrodestra in vantaggio. Se così fosse si potrebbe avere anche il primo premier donna. Al di là dei nomi, se dovesse succedere crede sia una opportunità per la parità di genere?

«Certamente potrebbe essere una svolta non fosse altro perchè in Italia per la prima volta avremmo una donna al vertice dell’esecutivo. Abbiamo esempi luminosissimi di donne in Europa, in Germania, in Inghilterra. Ora credo sia giunta l’ora di avere anche in Italia una donna al vertice. Anche perchè indipendentemente dal partito, che sia di destra o di sinistra, il fatto stesso di avere una donna può essere da stimolo per tutte le altre donne e diventare un traino per quelle politiche attive al femminile. Mi dispiace però constatare che nel dibattito politico si parla ancora con dei pregiudizi rispetto a certe donne che pur avendo raggiunto dei ruoli apicali importanti nell’ambito del loro partito si portano dietro dei pregiudizi che credo sia arrivata l’ora di abbandonare».

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