Questo è il Sasso Barisano, uno dei più impressionanti e arcaici agglomerati storici, culturali e antropologici di Matera.
Siamo nel cuore antico della Civita, una zona di antichissimi insediamenti abbarbicati sullo strapiombo delle Gravine, un labirinto umano e archeologico che non ha eguali al mondo tanto da diventare, circa trent’anni fa, patrimonio mondiale dell’umanità. Ebbene qui ci sarebbe dovuto essere il ‘Quartiere degli artieri’ un polo d’eccellenza, un laboratorio di artigianato artistico locale così come tramandatoci dai nostri antenati per centinaia di anni
E invece ancora una volta siamo costretti raccontare una storia di degrado, abbandono e di colpevole incuria oltre al perpetrarsi sotto gli occhi di tutti, turisti compresi, di atti di vandalismo a danno non solo di un patrimonio di inestimabile valore storico e architettonico, ma anche offendendo e mortificando la civiltà dei cittadini materani, costretti ad ascoltare i commenti dei tanti turisti che passando e osservando tanto degrado non hanno di certo parole di elogio per la nostra città
Eppure il ‘Quartiere degli Artieri’ che proprio in questa zona dei Sassi sarebbe dovuto nascere, è un progetto del quale si parla a Matera da oltre vent’anni ed era destinato ad essere un’eccellenza nel valorizzare, tutelare e soprattutto tramandare le professionalità artigianali e le arti applicate dei nostri avi. Un quartiere artistico ed anche economicamente produttivo che si sarebbe dovuto collocare proprio in questa zona altamente panoramica e strategica della Civita.
Ma come vediamo, dopo lo sgombero coatto delle antiche case grotta, che avvenne lo scorso anno, le transenne apposte sono state spostate e il luogo è stato ulteriormente e nuovamente vandalizzato, accedendo i nuovi residenti abusivi da altre entrate e varchi scavati nella roccia.
E la devastazione ancora una volta è stata sconsiderata, i pannelli e i quadri elettrici, quando non utilizzabili per fini di abusivismo, sono stati ulteriormente scardinati e tutta quanta all’impiantistica danneggiata con il rischio di pericolosi cortocircuiti e spreco di risorse energetiche soprattutto allorché, si è cercato di collegare dei cavi improvvisati per ripristinare la luce nelle case grotta occupate.
Ma la storia che avremmo voluto raccontare di questa zona e del rione degli Artieri è diversa soprattutto dopo che già negli anni ‘50 questi stessi e martoriati luoghi vennero evacuati dallo Stato italiano per le pessime condizioni igienico sanitarie in cui vivevano i residenti dell’epoca.
In tempi più recenti il Comune di Matera come detto aveva previsto che quelle case grotta ritornassero un ‘incubatore’ culturale per la rinascita delle arti applicate come la cartapesta, l’argilla, la ceramica, l’incisione su pietra e via discorrendo, coinvolgendo in tutto ciò anche la Confederazione nazionale degli artigianati di Basilicata.
Ma tra ritardi burocratici e lentezze procedurali i locali in realtà sebbene ottimamente restaurati e arredati non sono mai stati effettivamente assegnati e mai utilizzati come altrettanti laboratori artigianali e di economia produttiva.
E così oggi alla devastazione si aggiunge altra devastazione e laddove ci si impegna disperatamente da parte dell’amministrazione per reperire progetti da inserire nel PNRR, non di comprende perché non si pensi a rigenerare un progetto che rientrerebbe in quasi tutte le missioni dello stesso PNRR.
Ma oltre alle occasioni culturali ed economiche perdute per sempre con la mancata realizzazione del ‘Quartiere degli Artieri’, vi è anche un’altra e più grave considerazione da fare è cioè che nel frattempo gli artieri e gli artigiani locali vanno scomparendo rimpiazzati inesorabilmente da produzioni e oggettistica dozzinale, fatta in serie e soprattutto che non ha nulla, ma davvero nulla a che fare che l’arte antica, unica e preziosa che i nostri antenati hanno sperato tanto di tramandarci
