Le Cronache Lucane

CALENDA, L’INCHIESTA S’ALLARGA

Non solo la concussione, l’antimafia lucana lo indaga ora anche per peculato


Si complica la posizione dell’ex capo ufficio stampa della Giunta regionale, dimessosi frettolosamente per tornare nella sua Pozzuoli


Alla certezza, emersa soltanto una decina di giorni fa, come da notizia diffusa da Cronache Lucane, che l’ex Direttore dell’Ufficio stampa della Giunta regionale, Massimo Calenda, fosse indagato dalla Procura di Potenza, adesso è possibile aggiungerne un’altra: i fascicoli sono 2. Calenda, doppiamente indagato indicato nel registro delle notizie di reato.

Il messaggero, come per la prima volta, sempre la richiesta della proroga del termine per la conclusione delle indagini avanzata al Gip dal Sostituto Procuratore della Direzione distrettuale antimafia della Repubblica presso il Tribunale del capoluogo, Vincenzo Montemurro. Fermo restante la presunzione di innocenza, due fascioli, due contestazioni penali nei confronti di Calenda: concussione, la prima, e peculato, la seconda.

Mentre tra i delitti dei Pubblici ufficiali contro la Pubblica amministrazione, la concussione è il reato più gravemente sanzionato, punito con la reclusione da 6 a 12 anni, il peculato, invece, prevede la pena della reclusione da 4 anni fino a 10 anni e 6 mesi. Nello specifico, dato il riserbo investigativo e non potendo accennare ai fatti specifici nei quali, per la Procura di Potenza, Calenda ha svolto un protagonismo in negativo, il peculato riguarda il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di denaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria.

La consussione, invece, si ha quando il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o ad un terzo, denaro o altra utilità. Il peculato incriminato, per gli inquirenti è stato commesso da Calenda in concorso con altri. Tamponi vip, ma anche dintorni. Il 12 agosto del 2019, il campano sottoscrisse il contratto da Direttore dell’Ufficio stampa della Giunta regionale. Nell’aprile dell’anno scorso, la nota fu inviata venerdì 23 ed acquisita dalla Regione lunedì 26, Calenda comunicò le sue «dimissioni volontarie» dal prezzolato incarico.

La vicenda, come emerge dai cosiddetti dati “Qgf”, reato, luogo e tempo della commissione, è stata tecnicamente accertata, e si anche conclusa, nei primi mesi del 2020. Di conseguenza, i fatti oggetto delle indagini dell’Antimafia di Potenza, risalgono all’anno precedente delle “frettolose” dimissioni di Calenda. Per comprendere fatti e circostanze, bisognerà attendere gli esiti investigativi delle prorogate indagini in corso. La Procura di Potenza ha inteso far luce su alcune vicende che coinvolgono l’ex capo Ufficio stampa della Giunta, ma, da ricordare, che Cronache Lucane, sul versante esclusivamente giornalistico, ha a più riprese risaltato i comportamenti border line del campano.

Basti pensare che già nel 2019 l’atto di conferimento dell’incarico forniva certi spunti se l’attenzione colpita, per esempio, dalla stabilita retribuzione o dai titoli di studio. La stessa Giunta regionale si schierò in difesa del “viaggiatore mascherato” Calenda, ritenuto dagli allora assessori ingiustamente attaccato da Cronache Lucane. Per l’esecutivo, non erano legittimi, quando invece era il contrario, interrogativi su casi come quello di “Basilicatan(i)et”.

Lo stesso Calenda, inoltre, ha avuto modo di dolersene dinanzi alla Giustizia civile, ritenendosi leso nella reputazione dagli articoli di Cronache. Così diffamatori, anche in questo caso, non sembrano gli articoli di Cronache, se pure la Procura sta approfondendo. Erano, quelle giornalistiche, domande legittime, riscontrabili anche in successive interrogazioni consiliari, che dai diretti interessati, tra l’altro, non hanno avuto risposte.


 

Ferdinando Moliterni

3807454583

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