La politica lucana resta ancora un universo da coniugare al maschile. Per una che entra altre due non ottengono la riconferma, il caso Maschito e Marsico Nuovo
La politica lucana resta ancora un universo da coniugare al maschile. La conferma impietosa arriva dai risultati della tornata di amministrative in cui le donne restano ancora al palo. Su 22 Comuni lucani al voto ha vinto una sola donna: Anna Cantisani neo sindaca di Calvello, che ha ottenuto il 45,56% delle preferenze.
Ma Calvello appare quasi uno dei pochi comuni in controtendenza che ha creduto molto nelle donne. Anna Cantisani riceve, infatti, la fascia tricolore da un’altra donna; l’uscente Maria Anna Falvella. Ma per una sindaca che entra altre due escono.
Non sono state riconfermate, Rosanna Musacchio Adoriso alla guida del Comune di Maschito come pure a Marsico Nuovo dove non è riuscita a riconquistare la fascia tricolore Gelsomina Sassano. Negli altri comuni lucani invece la corsa a sindaco sembra una questione prettamente maschile confermando una tendenza oramai consolidata: la parità di genere, nonostante i passi avanti fatti negli ultimi venti anni, non entra nelle urne.
In base ai dati forniti dall’Anci le sindache in Italia sono 1.140, una cifra che rappresenta circa il 15% del totale degli amministratori dei Comuni, una platea che sfiora i 9,5 milioni di persone. Le donne che coprono il ruolo di vicesindaco si attestano al 28%, i presidenti di Consiglio comunale il 32%, le consiglieri comunali il 34% e le assessore comunali il 43%. Una percentuale più alta legata anche al fatto che c’è una norma che prevede all’interno delle giunte comunali un 40% almeno di donne.
Dall’analisi geografica delle amministrazioni guidate da donne emerge che in prevalenza sono comuni del Nord (in particolare in Emilia Romagna), meno nel Mezzogiorno e sono spesso realtà piccole, sotto i 2 mila abitanti. L’amarezza sui dati prettamenti maschili che si registrano alla guida dei Comuni lucani è stata espressa anche dalla la presidente della Crpo, Margherita Perretti .
«Con queste ultime elezioni, purtroppo – sottolinea – diminuisce ulteriormente il numero delle sindache donna della Basilicata, da 18 a 16, e tutte nella provincia di Potenza. E’ evidente, come abbiamo recentemente evidenziato, che esiste, già a livello nazionale, una questione di rappresentanza politica di genere, che in Basilicata è ancora più accentuata. La presenza femminile si restringe salendo verso le posizioni apicali e creando forti asimmetrie di genere.
Esiste un problema di partecipazione politica delle donne, a partire dai partiti politici fino alle Istituzioni, è una partecipazione scarsa, sofferta, difficile, le giovani donne spesso sono scoraggiate e si allontanano dalla politica.
Esiste un tema dei tempi della politica, spesso ancora meno concilianti con i tempi delle donne rispetto a quelli lavorativi». «Occorre realizzare un’inversione di tendenza – conclude Perretti – perché una classe politica dirigente composta da uomini e donne è certamente più completa e può avere uno sguardo diverso, più onnicomprensivo sulle problematiche del nostro territorio, perché contemperando sensibilità diverse è possibile arrivare ad un miglior governo della cosa pubblica. E ne abbiamo certamente bisogno».
