Le Cronache Lucane

IL “GIUDICE” ARCIERI ANDAVA ARRESTATO

Corruzione: la Cassazione conferma, come aveva fatto il Riesame, la bontà della decisione del Gip


FATALI LE INTERCETTAZIONI ANCHE SUL MODUS OPERANDI CONDIVISO DELLA «MALAVITA» E I SOLDI DELLE TANGENTI TROVATI


La Cassazione sul ricorso del il Giudice Tributario di Potenza, il classe ‘62 Donato Arcieri, pronunciandosi ora per allora, non ha avuto dubbi: giusta la decisione del Tribunale del Riesame di Brescia che, a dicembre scorso, confermò nei confronti del dottore commercialista lucano l’ordinanza cautelare dispositiva degli arresti domiciliari così come emessa dal Gip.

Il caso fa parte della maxi inchiesta della Procura di Brescia su episodi di corruzione in atti giudiziari connessi ad un articolato sistema di evasione fiscale per oltre 90 milioni di euro.

Per Arcieri, fatale la commistione di diverse figure, quali quella di imprenditore, di commercialista e di Giudice tributario. Giudice che consigliava la rimozione dei soggetti deboli del sistema, i «rami secchi»: «La malavita che ragiona, con cognizione di causa, li fa fuori a questi … ma fa bene, perché questa è gente pericolosa, è gente inutile per la società.. e non devi avere manco pietà…».

Più precisamente, anche se in estrema sintesi, il potentino Arcieri, nella sua qualità di componente della Commissione regionale Tributaria Lombardia, sezione distaccata di Brescia, e, in particolare, del Collegio giudicante chiamato a delibare, il 7 marzo 2019, in grado di Appello, il ricorso proposto dall’Agenzia delle entrate nei confronti di una società riconducibile ai figli dell’imprenditore Luigi Bentivoglio, attivo nel settore delle macchine utensili, «in cambio di una somma di denaro, avrebbe omesso di astenersi, influenzando in tal modo la decisione finale poi depositata a dicembre 2019».

I rapporti economici intrattenuti da Arcieri con Bentivoglio, in uno con lo stretto rapporto esistente con il difensore della impresa nel giudizio tributario, l’altro lucano coinvolto, il ragioniere Giuseppe Fermo Giuseppe, come da ipotesi accusatoria, avrebbero dovuto indurre Arcieri ad astenersi dalla decisione, «omissione questa pacificamente determinata dalla corresponsione di denaro da parte dell’imprenditore». Il cosiddetto compendio indiziario è costituito, tra le altre cose, dalle dichiarazioni confessorie del consulente fiscale titese, Fermo, dagli accertamenti bancari, dagli esiti della perquisizione presso gli studi di Fermo e Arcieri, nonchè dalle trascrizioni delle intercettazioni telefoniche.

Più nello specifico, importanti le dichiarazioni «ammissive dell’accordo corruttivo da parte di Fermo», intermediario tra Arcieri e Bentivoglio, che ha riferito di avere movimentato le somme di denaro provenienti dall’imprenditore che erano destinate ad Arcieri, nonché di avere, in occasione di un incontro presso la sede della società di Bentivoglio, rassicurato tutti i presenti «circa il successo della regionale».

Non casuali, pertanto, secondo l’impianto accusatorio, i rinvenuti 2 bonifici bancari, dell’aprile e del giugno 2019, dalla società del Bentivoglio in favore di Fermo, per complessivi euro 160 mila euro, trasferiti subito dopo, «previa interposizione di soggetti terzi», a beneficio di Arcieri. Bonifici e versamenti, inoltre, «coevi» rispetto all’udienza di trattazione del giudizio di secondo grado e al deposito della sentenza conclusiva dell’Appello nei confronti della società dei figli di Bentivoglio.

Tra l’altro, in merito alle perquisizioni citate, nella scrivania del Giudice tributario, trovata una copia dell’ìestratto conto del rapporto finanziario intestato all’intermediario e riportante i movimenti con i quali era stato accreditato il primo bonifico di 100mila euro disposto dal Bentivoglio.


 

Ferdinando Moliterni

3807454583

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