Sull’attentato dinamitardo avvenuto in viale del Basento a Potenza ai danni dell’esercizio commerciale “Al Bar” di Michele Scavone, in soli 2 mesi, l’episodio risale alle 2 e 20 circa del 10 aprile scorso, la Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo lucano ha chiuso il cerchio individuando quelli che ritiene gli autori materiali del grave gesto intimidatorio: sono 2 giovanissimi under 30, Marco Datena e Gennaro Miele.
Nello spiegare i dettagli dell’operazione che ha portato all’arresto dei 2 citati, per entrambi il Gip di Potenza ha disposto la misura cautelare della detenzione in carcere, sia il Procuratore distrettuale Francesco Curcio che il Sostituto Procuratore Gerardo Salvia, hanno fatto velatamente intendere come siano molto probabili ulteriori emergenze investigative con particolare riferimento al contesto nel quale s’incardina l’attentato incendiario.
L’ordinanza del Gip è stata adottata all’esito delle attività d’indagine coordinate dalla Dda di Potenza e prontamente avviate e condotte dalla locale Squadra Mobile, che hanno permesso di ricostruire, a livello di gravità indiziaria, la dinamica del fatto ed individuarne i presunti autori che, fermo restando il principio di presunzione di non colpevolezza, sono stati raggiunti dalla misura custodiale sulla base delle numerose e convergenti evidenze indiziarie raccolte a loro carico.
LE INDAGINI: VIDEOCAMERE E CELLULARI
In particolare, il quadro indiziario è stato ricomposto attraverso l’acquisizione e l’analisi delle plurime immagini degli impianti di videosorveglianza presenti in zona, che, seppure non consentivano di individuare i tratti somatici degli attentatori, attraverso una complessa analisi diacronica e sincronica dei plurimi filmati e la loro riconduzione ad unità, hanno consentito di individuare l’autovettura utilizzata per gli spostamenti, intestata alla madre di uno dei 2 arrestati, immortalando anche il momento della deflagrazione dell’ordigno e la sagoma del soggetto che lo aveva posizionato.
Di seguito sono state svolte verifiche antropometriche sullo stesso, giungendo poi ad incrociare i dati visivi con quelli del traffico telefonico- telematico e di cella sulla cui base è stato possibile riscontrare la sovrapponibilità e convergenza dei transiti della vettura con le utenze nella disponibilità degli indagati, nonché la contestuale presenza di Datena e Miele sul luogo dell’esplosione e la simultaneità dei loro spostamenti.
IL MOVENTE: SCAVONE SCHIAFFEGGIÒ DATENA
Gli ulteriori approfondimenti investigativi hanno fatto consentito di acquisire elementi, da sottoporre alla verifica dibattimentale, sul movente del grave gesto intimidatorio che troverebbe origine in una precedente lite fra la vittima, Michele Scavone, ed uno dei due presunti autori, a seguito di un alterco da quest’ultimo ingaggiato, alcuni mesi prima, con un terzo soggetto ed originato da rivendicazioni di rispetto per i “Pignolesi” da parte dei “Potentini” e dalle critiche per mancanza di “onore” di questi ultimi.
Scavone avrebbe, pertanto, schiaffeggiato Datena per quelli che allo stato attuale delle cose, gli inquirenti hanno definito futili motivi.
La contiguità e la vicinanza, emersa a livello indiziario, dei contendenti, da un lato, in riferimento a Michele Scavone, al clan Stefanutti- Martorano, attivo a Potenza e, dall’altro, al clan Riviezzi, attivo nel limitrofo Comune di Pignola, entrambi destinatari di numerose ordinanze cautelari eseguite da questa Direzione Distrettuale Antimafia a partire dal mese di aprile dello scorso anno, ha da subito consentito di collocare la vicenda in un contesto di criminalità organizzata e di rintracciarne l’aggravante della mafiosità del delitto che pure è stata ritenuto sussistente a livello di gravità indiziaria dal Gip di Potenza.
Evidenziato dal Procuratore distrettuale Francesco Curcio e dal Sostituto Procuratore Gerardo Salvia, come l’alacre impegno degli organi inquirenti e dell’Autorità Giudiziaria abbia permesso di fornire una risposta di giustizia pressoché immediata a un gesto intimidatorio di particolare gravità, quasi senza precedenti per la città di Potenza, addivenendo all’adozione di ordinanze cautelari a 2 mesi esatti dalla sua consumazione.
«Si tratta – ha concluso Curcio – di un’ulteriore dimostrazione del massimo livello di attenzione con cui viene perseguito da questa Procura e della Polizia Giudiziaria nel contrasto alla criminalità organizzata al fine di troncare sul nascere ogni focolaio di violenza, specie all’indomani delle corpose ordinanze cautelari che hanno colpito, in maniera significativa e consistente, 2 delle consorterie attive sul capoluogo lucano e sui territori vicini».
LOCALI E INCENDI: TRACCE DAL PASSATO
Nell’ambito dell’inchiesta che l’anno scorso ha colpito pesantemente il clan “Martorano-Stefanutti”, veniva sottolineato come «con la gestione criminale del clan “Martoraro-Stefanutti” da parte degli Scavone e l’apertura degli stessi di esercizi commerciali, segnatamente bar caffetterie intestati a prestanome», si erano registrati nel recente passato e sul territorio di Potenza, «una serie di danneggiamenti seguiti da incendio di chiara matrice dolosa, ai danni di rivendite di articoli natalizi e bar, con azioni delittuose assolutamente identiche tra loro, per arco temporale, modalità esecutive ed impiego di liquido infiammabile».
I riferimenti erano al bar “Plaza” di Potenza, sito a piazza Zara, incendiato la notte del 26 gennaio 2016, al bar “Antico Fiume”, interessato da un «devastante incendio» la notte del 1 febbraio 2016, nonché alla rivendita di articoli vari “Miglianico” di Potenza, in viale del Basento, incendiata la notte del 28 dicembre 2015.
La caffetteria “Al Bar”, che si trova a Potenza a due passi dal cosiddetto “nodo complesso”, risulta aperta, come già ricostruito l’anno scorso dagli inquirenti, agli inizi del mese di luglio 2015 da Michele Scavone, «in co-gestione» con un altro soggetto ed «intestazione fittizia» ad un altro soggetto ancora.
Per il Procuratore distrettuale della Repubblica presso il Tribunale di Potenza, Francesco Curcio, l’arresto di Marco Datena e Gennaro Miele ha impedito che all’azione dell’atto intimidatorio potesse seguire la reazione immediata dei “Potentini”.
Non è escluso, però, che con i considerati capi dei 2 clan, “Martorano-Stefanutti” e “Riviezzi”, per ora «assicurati alla giustizia», le già avvertite fibrillazioni tra coloro che anche se non intranei alle compagini criminali citate, comunque hanno rispettivi riferimenti in questi due gruppi, possano ulteriormente acuirsi nel breve futuro, anche e proprio a seguito dello “sgarro” dell’attentato “Al Bar”.








