Le Cronache Lucane

CONCUSSIONE, INDAGATO CALENDA

Il Pm antimafia Montemurro ottiene la proroga delle indagini vista la loro «complessità»


Per questo l’allora capo Ufficio stampa di Giunta regionale si dimise repentinamente? Attaccò i colleghi rei di aver acceso i riflettori


Massimo Calenda che aveva salutato via Verrastro oltre 1 anno fa, rispunta a Potenza sotto forma di nominativo segnato nella richiesta di proroga delle indagini che il Sostituto Procuratore della Direzione distrettuale antimafia della Repubblica presso il Tribunale del capoluogo , Vincenzo Montemurro, ha avanzato al Gip Amodeo che, poi, come emerso in queste ore, l’ha concessa.

Andata, repentina, e ritorno, potrebbero essere in un certo qual modo connesso. Ciò che però adesso si può affermare con certezza è che Massimo Calenda è indagato dalla Procura di Potenza.

Il 12 agosto del 2019, il campano sottoscrisse il contratto da Direttore dell’Ufficio stampa della Giunta regionale. Nell’aprile dell’anno scorso, tuttavia, la nota fu inviata venerdì 23 ed acquisita dalla Regione lunedì 26, Calenda comunicò le sue «dimissioni volontarie » dal prezzolato incarico.

Come da procedura, la richiesta della proroga del termine per la conclusione delle indagini, che come anticipato è stata concessa, contiene sia i dati “Qgf”, reato, luogo e tempo della commissione, che l’esposizione dei motivi che la giustificano. Per cui, è possibile, nel rispetto del segreto istruttorio, aggiungere altri tasselli.

LA CONCUSSIONE

Massimo Calenda è indagato e più precisamente, sull’ex capo Ufficio stampa della Giunta regionale, il Pm antimafia Montemurro sta raccogliendo indizi di colpevolezza in ordine al reato di concussione.

Fermo restante la presunzione di innocenza, allo stato attuale delle cose, nel caso Calenda, una parte dello Stato, la magistratura, è impegnata nella difesa dello Stato stesso essendo il reato citato un delitto contro la Pubblica amministrazione. Dato il riserbo investigativo, non potendo accennare ai fatti specifici, comunque può essere richiamato il dato che tra i delitti dei Pubblici ufficiali contro la P.A., la concussione è il reato più gravemente sanzionato: è punito con la reclusione da 6 a 12 anni. Nello specifico, la concussione riguarda il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o ad un terzo, denaro o altra utilità.

Dopo tutto quanto raccontato da Cronache Lucane su Calenda in relazione a comportamenti border line dell’ex capo Ufficio stampa della Giunta, già l’atto del 2019 di conferimento dell’incarico forniva certi spunti se si pensa, per esempio, alla stabilita retribuzione o ai titoli di studio, e per quanto sia presto per trarre delle conclusioni, comunque adesso c’è, quantomeno, una conferma del fatto che i dubbi giornalistici sulla legittimità o meno di certi accadimenti, non fossero privi di fondamento. Anche la Procura vuole fare luce e per questo le indagini sul campano.

Da ricordare che la stessa Giunta regionale pubblicamente e con una nota ufficiale si schierò in difesa del “viaggiatore misterioso” Calenda, ritenuto dagli assessori ingiustamente attaccato da Cronache Lucane che in realtà poneva soltanto degli interrogativi e portava all’attenzione pubblica vicende quali, per esempio, quella inerente a “Basilicatan(i)et”. A questo punto, l’attività giornalistica di Cronache, tanto da stigmatizzare, come ha inteso fare la Giunta, non era.

Lo stesso Calenda, inoltre, ha avuto modo di dolersene dinanzi alla Giustizia civile, ritenendosi leso nella reputazione dagli articoli di Cronache. Così diffamatori, anche in questo caso, non sembrano gli articoli di Cronache, se anche la Procura sta approfondendo. Erano, quelle giornalistiche, domande legittime, riscontrabili anche in successive interrogazioni consiliari, che dai diretti interessati, tra l’altro, non hanno avuto risposte.

LA PROROGA DELLE INDAGINI: LE MOTIVAZIONI

Ad ogni modo, riprendendo le fila delle indagini del Pm Montemurro, la proroga delle stesse è stata accordata in considerazione della loro «complessità » ed anche sulla scorta della necessità di compiere ulteriori accertamenti sulla documentazione acquisita. Il fascicolo Calenda è inserito in una lunghissima lista di faldoni in cui compaiono, a vario titolo e per vicende differenti, tanti indagati.

I progressivi toccano quota 90, ma verosimilmente il numero è anche maggiore.

INTEGRAZIONE MISURE: QUALI?

L’iter del fascicolo riporta la formula integrazione misure. Le misure di carattere cautelare possono essere tanto reali quanto personali. Nel 2019, dall’inchiesta sull’avvocato Raffaele De Bonis e sul definito, dagli inquirenti, sistema di «collusioni fra pubbliche amministrazioni, professionisti e imprenditori», scaturirono una serie di filoni investigativi che spaziavano, e spaziano, in vari ambiti.

Viene la curiosità, ma tale per il momento è destinata a rimanere, di conoscere se la dicitura integrazione misure riguarda l’integrazione di misure “vecchie” o se si tratti dell’integrazione a una richiesta di misure cautelari potenzialmente effettuabili nei confronti anche di Massimo Calenda, come pure degli altri indagati indicati nel registro delle notizie di reato. Per saperlo, basterà attendere gli esiti investigativi delle prorogate indagini in corso che, in generale, sembrano preludere a colpi di scena abbastanza imminenti.


 

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