Le Cronache Lucane

PENSAVO FOSSE LA REGINA INVECE ERA UN PEDONE

“E con le mani, con i piedi e con il cu.. ciao ciao… Pd”: cronaca di una crisi annunciata


I numeri non mentono e i conti che per il Partito democratico già non tornano, così continueranno a non tornare: si alza lo scontro


DI GUSTAVO LIMONE


Possono cambiare gli slogan. Può cambiare lo stile e la forma. Possono cambiare le cravatte e i sorrisi e anche le amicizie. Ma il Pd lucano rimane in rottura prolungata e l’incapacità di intercettare entusiasmi e voti si manifesta puntuale alla prova delle elezioni amministrative.

Quello che una volta, enfaticamente, veniva appellato come Partito regione palesò le prime crepe (che poi divennero voragini) proprio alle comunali della città capoluogo prima e a Matera poi. In successione il Pd perse il controllo di quasi tutti i comuni più importanti; anche dove il centrosinistra sembrava granitico.

Venne quindi la sconfitta alle regionali dove il centrosinistra, dopo 25 anni di vittorie incontrastate, con dati record vicini al 70 per cento si è dovuto arrendere all’usura del tempo e a una litigiosità intestina che ha spalancato le porte alla revenge del centrodestra. Da lì in poi è stata una inesorabile discesa con il Pd, spesso, incapace di imbastire una lista di candidati e di proporre un aspirante sindaco. Melfi, meno di un anno fa, segnò l’ennesima Caporetto. E non fa eccezione questo turno elettorale dove la tendenza di un Pd in piena confusione è stata confermata in pieno.

E c’è anche una aggravante: mentre a livello nazionale il Partito democratico mostra segnali di consapevolezza delle difficoltà, in Basilicata, invece, l’elezione del segretario regionale, Raffaele La Regina era stato salutato come la soluzione di tutti i problemi. Il Pd, a parole, prometteva un nuovo corso e nuove stagioni di vittorie. Si trattava in realtà di propaganda affidata ai social e sorrisi di plastica. Eppure dovrebbe essere chiaro che in politica la forma senza sostanza serve a poco.

E così è bastata la prima vera prova per manifestare un inevitabile disastro. Perché se le cose erano andate male in passato, oggi bisogna prendere atto di un fallimento senza appello. I motivi sono almeno due. Il primo è che La Regina, inebriato dal successo personale, e da un atteggiamento studentesco di emulazione di Roberto Speranza si è sopravalutato pensando che potesse bastare alzare la voce e alimentare polemiche frontali con chiunque la pensasse diversamente.

Magari coltivando ambizioni, più o meno segrete, di staccare presto un biglietto per Roma vista Camera dei deputati. Il secondo è sempre lo stesso, ma acuito da un rancore che invecchiando non migliora: nel Pd resiste una classe dirigente composta dagli stessi colonnelli incanutiti e ossessionati dal proprio futuro. Un circolo di ufficiali circondato ormai da un esercito che non c’è più o talmente scomposto tra bande che anche il colore delle divise è diventata una opinione su cui litigare. Il risultato è che in alcuni Comuni dove si vota si sono generati dei veri e propri drammi non solo politici.

Si pensi al presidente dell’Anci, Andrea Bernardo sindaco uscente di Colobraro che per mesi ha giocato di finissima strategia per arrivare alla carica che fu di Adduce e che oggi decade dal suo ruolo in maniera quasi anonima e senza incidere.

E ancora, sempre nella provincia di Matera c’è il caso che ha innescato più polemiche: a Policoro, terzo comune per popolazione della Basilicata, il sindaco uscente non è ricandidato e dove tutta la maggioranza uscente ha abdicato con il Pd che non è riuscito nemmeno ad abbozzare un elenco di candidati. Va poco meglio a Stigliano dove il partito di Letta, prova ad alzare la testa ma si ritrova a sostenere una alleanza addirittura con il partito della Meloni.

Anche in provincia di Potenza l’articolazione politica è particolarmente variegata con il Pd che in molti casi nemmeno ha provato a calarsi nel ruolo di regista. Basti pensare che il Partito democratico ad Abriola non è riuscito a fare sintesi ed evitare un derby tra il sindaco uscente Triunfo e la famiglia del coordinatore cittadino di Potenza, Lombardi. Ad Albano il sindaco uscente e presidente della Provincia, Rocco Guarino è accerchiato: prova a riconfermarsi in una situazione di isolamento nonostante nel ruolo di presidente provinciale abbia sempre percorso la strada dell’equilibrismo e dello scontro contro nessuno. A Calvello c’è una sorta di liberi tutti con la presenza di una lista di centro.

Anche a Castelgrande il Pd riesce nell’impresa di non fare la lista nonostante il sindaco uscente fosse del Pd. A Latronico il segretario provinciale di Italia Viva corre per la riconferma con una lista non solo di renziani ma rafforzata dal Pd. A ltra anomalia a Marsico Nuovo dove il campo largo si spacca come una mela: da un lato Pd e Movimento 5 stelle, dall’altro Leu e Italia Viva cioè da un lato Letta e Conte e dall’altro Speranza e Renzi.

A Palazzo San Gervasio il sindaco uscente è un riferimento del Pd che però, nonostante le indicazioni romane, ha pensato bene di farsi trino e presentare tre liste diverse con altrettanti sindaci. Anche a Vietri il partito di La Regina ha abbandonato il campo lasciando in un campo tutt’altro che largo solo i grillini. Ora, in politica si può dire tutto e il contrario di tutto ma i numeri non mentono e i conti così per il Pd non tornano e non torneranno.


 

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