Le Cronache Lucane

«NON PUOI FARE IL MONARCA»


Sono già scintille tra il presidente Cicala e il suo vice Piro: il casus belli, Leone e Crpo


POTENZA. Dovrebbe restare “impunita” la frase sessista lanciata dal consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Rocco Leone, all’assessora Donatella Merra.

A stabilirlo sarebbe stato l’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale. Il presidente del parlamentino lucano Carmine Cicala, da quanto è successo l’accaduto mentre si svolgevano le votazioni proprio per eleggere il presidente del Consiglio regionale con tanto di diretta streaming che ha catturato la frase «gargarismi di pisello», pur se chiamato in causa da esponenti politici, figure istituzionali, sindacati e associazioni ad oggi non ha mai proferito parola.

DALL’UDP IMPUNITÀ PER LEONE

Il silenzio di Cicala si è interrotto ieri. Con un comunicato stampa in cui rispondeva ad una sollecitazione giunta da più fronti a prendere un serio provvedimento nei confronti di Leone e ribadito martedì in una conferenza stampa dalla Commissione regionale Pari opportunità (presieduta da Margherita Perretti) in cui si annunciava anche una staffetta di protesta in Consiglio regionale. Il presidente Cicala però ha spiegato che dopo l’accaduto in Consiglio regionale «è stata convocata una riunione straordinaria dell’Ufficio di Presidenza, al fine di valutare le possibili azioni disciplinari da intraprendere.

In tale sede è emersa l’esigenza di richiedere un parere all’Ufficio Legislativo del Consiglio, per valutare l’applicabilità dell’art. 59 del Regolamento, il quale ha comunicato l’inapplicabilità di detto articolo al caso di specie».

Non solo. In merito alla richiesta della Crpo di «una seduta straordinaria del Consiglio regionale, congiunta con la Commissione stessa si è evidenziato l’impossibilità, perché non prevista dallo Statuto, di convocare sedute consiliari congiunte, ancorché con altri organismi consiliari. Peraltro, una richiesta di seduta straordinaria del Consiglio non può che formalmente pervenire nei modi e termini previsti dallo stesso Statuto».

CICALA E IL PARAVENTO DEI “TECNICISMI”

Nonostante l’accaduto sulla frase sessista abbia fatto indignare tutta l’Italia, aprendo un vaso di Pandora che custodiva pienamente maschilismo e quell’assenza di rispetto della donna troppo spesso sbandierata e troppo poco praticata da certa politica, il presidente del Consiglio Cicala non entra nel vivo della questione.

Come già visto in altri situazioni il presidente del parlamentino lucano si affida a tecnicismi e regolamenti. E così per chi si aspettava che il secondo mandato di Cicala cominciasse sotto altri auspici rimarrà deluso. L’autosospensione del meloniano Leone, nonostante sia nulla considerato che membro di alcuna commissione consiliare e non sono previsti Consigli ancora per diverso tempo, rimarrà una notizia su un foglio. Nulla di più.

LA PRESA DI DISTANZA DI PIRO

La nota stampa a firma dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale non ha deluso solo chi si aspettava un atto concreto nei confronti di Leone ma anche gli stessi membri dell’UdP. Il vice presidente del Consiglio Francesco Piro (FI) ha smentito «categoricamente la paternità del contenuto relativamente alla condivisione con l’intero Ufficio di Presidenza». Il forzista prende le distanze anche dall’atteggiamento di Cicala sottolineando che «Si tratta, purtroppo, come al solito di una iniziativa personale del presidente Cicala che come al solito spaccia il proprio pensiero con quello dell’Ufficio».

«Relativamente, quindi, a quanto affermato sulla vicenda Leone e Crpo, il comunicato diramato non rappresenta il pensiero dell’intero Ufficio di Presidenza, e certamente del vice presidente del Consiglio regionale -aggiunge il vice presidente Piro-.

Il presidente Cicala già in passato ci ha abituato a questi numeri che abbiamo fortemente stigmatizzato, il mio impegno dichiarato, entrando nell’Ufficio di Presidenza, è proprio quello di addrizzare queste storture. In futuro non sono più disponibile a tollerare fughe in avanti di questa portata né la gestione monarchica dell’Ufficio di Presidenza, come evidentemente bene qualcuno da tempo ha evidenziato». «Non si può spacciare il proprio pensiero – conclude Piro – come quello altrui e condiviso. È un atto gravissimo».


 

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