Le Cronache Lucane

STORIE D’AMORE E RIVOLUZIONE, LETTERA A NESSUNO


Erri De Luca è uno scrittore nato a Napoli nel 1950, definito dal Corriere della sera nel 2009 “lo scrittore italiano del decennio”


Il suo nome deriva da quello dello zio Harry, di cui è l’italianizzazione. Ha studiato al Liceo Classico Umberto I. Nel 1968, a diciotto anni, andò a Roma. Per vivere, ha svolto molti mestieri manuali, in ù Italia e all’estero, fu operaio qualificato, camionista, magazziniere, muratore. Fu operaio in fabbrica, muratore a Napoli dopo il terremoto, muratore in Francia, volontario in Africa, Tanzania, dove contrasse la malaria, operaio di rampa in aeroporto a Catania, muratore a Milano e a Roma, fino al 1997.

Durante la guerra della ex Jugoslavia fece l’autista di convogli umanitari. Nel 1999 fu a Belgrado durante il periodo dei bombardamenti della  NATO. Ha studiato da autodidatta diverse lingue, tra cui il RUSSO, lo shwahili, lo yddish e l’ebraico antico, da questa lingua tradusse alcuni testi della sacra BIBBIA. il suo primo romanzo “Non ora, non qui”, è una rievocazione della sua infanzia a NAPOLI, avvenne nel 1989, a quasi quarant’anni.

Questa lettera è una sorta di definizione del suo modo di vedere la scrittura. Modalità di scrittura che lui ha imparato da autodidatta, come tutte le cose della sua vita.


LETTERE A NESSUNO

Non è facile spiegare come si fa a scrivere, nessuno lo ha spiegate a me, per la semplice ragione che sono sempre stato un autodidatta.

Ho fatto molti anni nei cantieri, ho lavorato come operaio cominciando come manovale. Sono arrivato a fare il muratore, questa è la carriera in diciotto anni di quella vita, e nessuno mi insegnava niente.

Nei cantieri non c’è qualcuno che ti dice come si fa, si guarda come fanno gli altri e piano piano impari. Da noi si dice «rubare con gli occhi».

Impari il mestiere prendendolo dagli altri, guardi come fanno. E così è stato per lo scrivere. Chi scrive cerca, con la propria scrittura, di raccontare una storia, prima di tutto a sé stessi.

Poi queste storie possono diventare addirittura dei libri. Per me i libri sono lettere a nessuno, non so a chi le ho scritte, a chi le spedisco, so che stanno al fermo posta di una libreria e qualcuno passa di lì, cerca proprio quella casella in mezzo agli scaffali, sceglie nella posta la lettera che è stata scritta per lui, e comincia a leggere. Questo è quello che io cerco almeno nei libri quando li apro, il pezzetto che è stato scritto per me. Uno scarto, un brusco scarto di intelligenza e sensibilità che mi spiega qualcosa di me. Cosa che suppongo possedevo già sotto la pelle, ma che non sapevo dire, che non riuscivo a mettere a fuoco.

Quindi i libri sono questo per me. Lettere spedite a un fermo posta con la possibilità di avere fortuna, di incontrare una persona che legge con ricevuta di ritorno.

Qualcuno che mi dica: «Sì, ho letto quella pagina», oppure «mi è rimasto impresso quel racconto o quella frase».

Alla fine è rimasto solamente un brandello dell’insieme, ma quel brandello conta. Non conta il resto, che è andato inghiottito, ma quel brandello che rende amici lo spedizioniere cieco e il lettore.

Erri De Luca


 

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