Le Cronache Lucane

SHIREEN ABU AKLA “UCCISA A SANGUE FREDDO DA FORZE DI TEL AVIV”

#ègiustoinformare
❇️ Lo choc per l’uccisione a #Jenin in un raid di una giornalista di
Al Jazeera English
#tolleranzazero chiediamo #veritàegiustizia per #ShireenAbuAkla 🖤

SHIREEN ABU AKLA “UCCISA A SANGUE FREDDO DA FORZE DI TEL AVIV”

#Cisgiordania giornalista di al-Jazeera morta durante scontro israeliani-palestinesi.
La tv: “Uccisa a sangue freddo da forze di Tel Aviv”

L’emittente al-Jazeera ha dichiarato che Abu Aqleh “è stata uccisa dalle forze israeliane”, mentre i soldati israeliani “valutano la possibilità che alcuni giornalisti siano stati colpiti dagli uomini palestinesi”

Per la presidenza palestinese
“il governo israeliano è pienamente responsabile di questo atroce crimine: fa parte della politica quotidiana perseguita contro il nostro popolo”

Una giornalista della rete televisiva in lingua araba al-Jazeera, Shireen Abu Aqleh, è stata uccisa nel mezzo di uno scontro tra soldati israeliani e palestinesi, avvenuto nella città di Jenin – a nord della Cisgiordania.

Per il ministero della salute palestinese, la giornalista 51enne è stata raggiunta da un colpo di arma da fuoco alla testa ed è deceduta sul colpo: indossava un giubbotto con scritto “press”, che la indicava chiaramente come membro della stampa.
Lo riferisce un ministro del Qatar 🇶🇦

Sempre a Jenin, un altro giornalista, che lavora per la testata palestinese Al-Kuds, ha riportato ferite di arma da fuoco ma si troverebbe in condizioni stabili.

“Le circostanze della morte della Abu Aqleh non sono chiare” ha fatto sapere una collega di al-Jazeera, Nida Ibrahim, ma un “video dell’incidente mostrano che è stata colpita alla testa mentre stava seguendo gli eventi a Jenin, in particolare un blitz israeliano“

L’emittente televisiva ha poi sottolineato che Abu Aqleh (con al-Jazeera dal 1997) “è stata uccisa a sangue freddo dalle forze israeliane” che, ritiene, “hanno commesso un crimine atroce” per “impedire ai media di svolgere il loro lavoro”

La vice ministra degli Esteri del Qatar 🇶🇦 Lolwah Alkhater, ha dichiarato che
“gli occupanti israeliani hanno ucciso la giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akleh sparandole in faccia, mentre indossava il giubbotto della stampa e un elmetto. Questo terrorismo israeliano sponsorizzato dallo stato deve fermarsi, il sostegno incondizionato a Israele deve finire”

Le forze di difesa israeliane (IDF) hanno a loro volta dichiarato via Twitter che stavano conducendo “un’attività di antiterrorismo per arrestare sospetti terroristi nel campo profughi di Jenin”:
durante questa “attività”, hanno continuato le fonti israeliane, decine di uomini armati palestinesi
“hanno aperto il fuoco e lanciato esplosivi contro i soldati e i militari hanno risposto al fuoco in direzione degli uomini armati”

Le Idf aggiungono di star indagando e valutando la possibilità che alcuni giornalisti “siano stati colpiti dagli uomini palestinesi”

La presidenza palestinese di Abu Mazen ha condannato
“il crimine di esecuzione da parte delle forze di occupazione israeliane, della giornalista Shireen Abu Akleh” e ha dichiarato di ritenere “il governo israeliano pienamente responsabile di questo atroce crimine”, sottolineando che fa parte “della politica quotidiana perseguita dall’occupazione contro il nostro popolo, la sua terra ei suoi luoghi santi”

“Il presidente palestinese accusa Israele senza prove solide”
ha ribattutto il premier israeliano Naftali Bennett:
“Sulla base dei dati a nostra disposizione, c’è una probabilità da non scartare che palestinesi armati che sparavano in modo selvaggio abbiano provocato la dolorosa morte della giornalista”

Uccisa una giornalista di Al Jazeera a Jenin. Doha:
“Le hanno sparato in faccia”

La reporter Shireen Abu Akleh, una delle più note della catena televisiva del Golfo, rimasta vittima degli scontri tra i miliziani palestinesi e l’esercito israeliano in un campo profughi.
Ferito anche un altro giornalista. Shtayyeh all’AGI:
“La politica di israele è sparare per uccidere”

AGI – Shireen Abu Akleh, reporter palestinese di al Jazeera, è stata uccisa mentre copriva un’operazione delle forze armate israeliane nel campo profughi di Jenin, in Cisgiordania.

🔴 Le versioni dell’accaduto divergono:
l’Autorità nazionale palestinese, come l’emittente qatariota, accusa i militari di averla “assassinata a sangue freddo” mentre il premier israeliano Naftali Bennett ha puntato il dito contro la “probabile” responsabilità di
“palestinesi armati che stavano sparando indiscriminatamente in quel momento”

La 51enne, molto conosciuta e stimata, si trovava insieme al collega di al-Quds, Ali al-Samoudi, rimasto ferito alla schiena ma ora in condizioni stabili.

Secondo la reporter Shatha Hanaysha, presente anche lei in auto, in quel momento “non c’erano scontri o colpi sparati da palestinesi”, i soldati erano di fronte a loro e dietro c’era un muro.

“Avevamo tutti giubbotti antiproiettile ed elmetti, eravamo quattro giornalisti in un’area esposta”, ha riferito Hanaysha.

L’esercito israeliano era “deciso a sparare per uccidere”, “non ha smesso di sparare anche dopo che lei è collassata, non potevo neanche allungare il braccio per raggiungerla a causa degli spari”

Uno scenario confermato anche da al-Samoudi secondo il quale
“non c’erano miliziani palestinesi sul posto”

“Stavamo andando a filmare il raid dell’esercito isrealiano e improvvisamente ci hanno sparato senza chiederci di andarcene o di smettere di riprendere”

❇️ Opposta la versione dello Stato ebraico:
“Dalle informazioni raccolte, sembra probabile che palestinesi armati – che stavano sparando indiscriminatamente in quel momento – siano responsabili per la sfortunata morte della giornalista”, ha affermato Bennett, sottolineando di aver offerto ai palestinesi di condurre “un’indagine patologica congiunta, basata su tutta la documentazione esistente e sulle prove per trovare la verità, ma finora hanno rifiutato”

🔹Quanto avvenuto, ha chiosato il premier, non fermerà “le operazioni antiterrorismo delle forze armate, con l’obiettivo di porre fine all’ondata di terrorismo e ripristinare la sicurezza dei cittadini di Israele”

Nelle ultime settimane c’è stata una serie di attentati in Israele e nelle colonie ebraiche in Cisgiordania, come non si vedeva da tempo, costati la vita a 21 israeliani.
Le forze armate hanno intensificato le operazioni, concentrandosi in particolare su Jenin, roccaforte della resistenza palestinese tra le più agguerrite.

🔹Immediato il coro di condanna, dall’Anp al sindacato dei giornalisti palestinesi, dalla Mezzaluna Rossa ad Hamas.

L’ambasciatore americano in Israele, Tom Nides, ha esortato a condurre “un’indagine accurata sulle circostanze della morte”, come l’ha chiesto l’inviato speciale Onu per il processo di pace in Medio Oriene, Tor Wennesland, che ha “condannato duramente l’uccisione di Shireen Abu Akleh”

“I media non dovrebbero mai essere presi di mira”, ha sottolineato.

“Un’inchiesta internazionale” è stata richiesta anche dal partito islamista arabo-israeliano Ra’am, il cui leader Mansour Abbas doveva tenere stamane una conferenza stampa per chiarire il rientro o meno in seno alla coalizione di governo e invece l’ha cancellata.

🔹I voti di Ra’am sono cruciali per l’esecutivo, scosso dalla perdita della maggioranza alla Knesset il mese scorso e sopravvissuto lunedì a due voti di sfiducia: il Likud punta a presentare nel pomeriggio una nuova mozione per lo scioglimento del Parlamento ed elezioni anticipate, forte anche dei voti a favore annunciati ieri dall’opposizione araba della Lista congiunta.

🔹Secondo la vice ministra degli Esteri del Qatar, Lolwah Al Khater, a Shireen Abu Aqleh hanno “sparato in faccia” nonostante indossasse un gilet con la scritta ‘press’ e un elmetto ben riconoscibile.

“L’occupante israeliano ha ucciso la giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Aqleh sparandole un colpo in faccia nonostante indossasse un gilet con la scritta ‘press’ e un elmetto. Stava coprendo l’attacco delle forze israeliane nel campo profughi di Jenin. Questo terrorismo dello Stato israeliano deve CESSARE, il sostegno incondizionato a Israele deve CESSARE”, ha scritto.

Il premier Shtayyeh all’AGI: “Abbiamo ricevuto con grande shock la dolorosa notizia e questa occupazione criminale che uccide le persone e la parola e uccide la verità. Shireen Abu Akleh è una stella splendente nel cielo della Palestina. Condanniamo con tutti i termini questo omicidio”

🔴 Chi era Abu Aqleh❓

Non c’è famiglia araba che non conosca la giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Aqleh, uccisa a Jenin, in Cisgiordania, durante un’operazione dell’esercito israeliano.

Figura di spicco del servizio in arabo dell’emittente con sede in Qatar ha raccontano la Palestina degli ultimi 20 anni.

La reporter, anche con cittadinanza americana secondo quanto riferisce Al-Jazeera, aveva lavorato a La Voce della Palestina e a Radio Monte-Carlo, prima di entrare nel 1997 ad Al-Jazeera, dove è stata tra le prime corrispondenti dal campo diventando famosa in tutto il Medio Oriente per i suoi reportage sul conflitto israelo-palestinese.

Il collega di Al-Jazeera, il producer Ali Al-Samoudi, che era con lei a Jenin e che è rimasto ferito, ha accusato l’esercito israeliano di aver aperto il fuoco sui giornalisti in modo deliberato.

“Stavamo andando a seguire l’operazione dell’esercito israeliano quando hanno aperto il fuoco su di noi”, ha raccontato dopo essere stato dimesso dall’ospedale, “un proiettile mi ha colpito. Il secondo proiettile ha colpito Shireen”

In un video si vede quello che dovrebbe essere il corpo di Abu Akleh riverso a terra a testa in giù con indosso il giubbotto anti-proiettile con scritto ‘PRESS’

La sua redazione ha pubblicato l’ultimo messaggio inviato dalla reporter all’ufficio di Ramallah questa mattina alle 6:13 (ora locale):
“Le forze di occupazione stanno assaltando Jenin e assediano una casa nel quartiere di Jabriyat. Mi sto recando lì, vi darò notizie non appena il quadro sarà chiaro”

Al Jazeera in lutto:
“Shireen era un modello”

“Shireen, per ogni giornalista palestinese e per ogni giornalista arabo, era un modello. Fino all’ultimo secondo è stata professionale e tenace”

È Tamer Mishal a dare voce al cordoglio dei reporter di Al Jazeera per l’uccisione della loro collega Shireen Abu Akleh, colpita a morte mentre copriva un’operazione delle forze armate israeliane nel campo profughi di Jenin, in Cisgiordania.

L’ultima mail inviata alla redazione alle 6.13 di questa mattina diceva che i militari avevano circondato una casa nel quartiere di Jabriyat: “Sto andando lì, vi riferisco appena la situazione diventa chiara”, aveva scritto.
Con lei c’erano altri tre colleghi, tutti con elmetto, giubotto antiproiettile e pettorina di riconoscimento.

Appena la notizia si è sparsa, amici e colleghi hanno cominciato a radunarsi fuori dalla sua abitazione a Beit Hanina a Gerusalemme.

Qui era nata 51 anni fa, in Giordania si era laureata in giornalismo e nel 1997 aveva cominciato a lavorare per al-Jazeera, la prima all news araba costituita l’anno prima, e per l’emittente qatariota copriva i Territori palestinesi occupati.

Sul sito, scorre una galleria di foto che la riprendono, sul campo, in studio, alle prese con un’inquadratura nella telecamera, durante un collegamento con Gerusalemme alle spalle.
E seguono le immagini del suo corpo trasferito dai medici all’obitorio, ‘scortato’ da colleghi giornalisti ancora con l’elmetto in testa, e poi della folla a Jenin che accompagna la salma avvolta dalla bandiera palestinese con il giubbotto antiproiettile blu con la scritta ‘Press’ sopra.

Il funerale sarà probabilmente tenuto domani dopo l’autopsia

Ad al-Jazeera sono “scioccati e rattristati”, il prezzo di sangue pagato in questa regione è alto:
qui “in particolare abbiamo avuto tragedie”, ha sottolineato Giles Trendle, l’ad dell’emittente, sottolineando pero’ che “come giornalisti si va avanti.
La nostra missione e’ andare avanti.
Non saremo messi a tacere nonostante i tentativi di zittirci”

“La nostra missione – ha ribadito – è sempre quella di continuare a informare il mondo su ciò che sta accadendo. E questo è sempre più importante”

Una giornalista di Al Jazeera, Shireen Abu Akleh, di 51 anni, è rimasta uccisa dopo essere stata colpita da spari alla testa nel corso di scontri fra miliziani palestinesi ed esercito israeliano nel campo profughi di Jenin in Cisgiordania. Con lei c’erano altri tre colleghi, tutti con elmetto, giubotto antiproiettile e pettorina di riconoscimento.

Appena la notizia si è sparsa, amici e colleghi hanno cominciato a radunarsi fuori dalla sua abitazione a Beit Hanina a Gerusalemme. Qui era nata 51 anni fa, in Giordania si era laureata in giornalismo e nel 1997 aveva cominciato a lavorare per al-Jazeera, la prima all news araba costituita l’anno prima, e per l’emittente qatariota copriva i Territori palestinesi occupati.

La condanna dell’Unione Europea: essenziale un’indagine indipendente

L’Unione Europea condanna fermamente l’uccisione della giornalista palestinese-americana di Al-Jazeera, Shireen Abu Akleh, avvenuta nella Cisgiordania occupata. Le nostre condoglianze vanno alla sua famiglia, ai suoi amici e ai suoi colleghi. Un altro giornalista, Ali Al Samoud, è stato ferito”. Lo riporta un portavoce della Commissione Europea in una nota. “È essenziale che un’indagine approfondita e indipendente chiarisca al più presto tutte le circostanze di questi incidenti e che i responsabili siano assicurati alla giustizia”.

Tel Aviv apre un’inchiesta.
L’autorità palestinese: “Gli israeliani prendono di mira i giornalisti per oscurare la verità”

​Le versioni dell’accaduto divergono: l’Autorità nazionale palestinese, come l’emittente qatariota, accusa i militari di averla “assassinata a sangue freddo” mentre il premier israeliano Naftali Bennett ha puntato il dito contro la “probabile” responsabilità di “palestinesi armati che stavano sparando indiscriminatamente in quel momento”.

Stando a quanto riportato da Al Jazeera, testata televisiva di news, con sede in Qatar, per la quale lavorava la giornalista stessa: Shireen Abu Akleh è stata uccisa mercoledì da colpi di arma da fuoco dell’esercito israeliano nella Cisgiordania occupata. L’esercito ha però riferito che potrebbe essere stata colpita dai palestinesi mentre si scontravano con le truppe israeliane.

La giornalista 51enne, molto conosciuta e stimata, si trovava insieme al collega di al-Quds, Ali al-Samoudi, rimasto ferito alla schiena ma ora in condizioni stabili. Secondo la reporter Shatha Hanaysha, presente anche lei in auto, in quel momento “non c’erano scontri o colpi sparati da palestinesi”, i soldati erano di fronte a loro e dietro c’era un muro.

Concorda con questa versione dei fatti anche un funzionario palestinese, citato da Reuters, che ha fatto sapere che Shireen Abu Akleh è stata “assassinata” dalle forze israeliane mentre documentava un’operazione delle forze armate israeliane nel campo profughi di Jenin, che ha visto intensificarsi i raid dell’esercito israeliano nelle ultime settimane.

Dal ministero della sanità palestinese è arrivata la conferma della morte di Abu Akleh e del ferimento di un secondo giornalista, il collega Ali al-Samoudi.

Si rivela in contrasto con la versione dei giornalisti testimoni dell’accaduto e presenti in auto con Abu Akleh, la dichiarazione rilasciata dall’esercito israeliano che ha sostenuto che le sue truppe avessero risposto al fuoco dopo essere state sotto il “fuoco massiccio” a Jenin e che “c’è la possibilità, ora esaminata, che i giornalisti siano stati colpiti, forse da spari sparati da uomini armati palestinesi”

A Hebron le proteste da parte di giornalisti palestinesi che tengono tra le mani un ritratto della giornalista uccisa a Jenin – Ansa
Chi era la giornalista Shireen Abu Akleh

Non c’è famiglia araba che non conoscesse la giornalista di Al Jazeera, Shireen Abu Akleh, uccisa a Jenin, in Cisgiordania, durante un’operazione dell’esercito israeliano. Figura di spicco del servizio in arabo dell’emittente con sede in Qatar ha raccontano la Palestina degli ultimi 20 anni.

Nata a Gerusalemme, Shireen Abu Akleh 51 anni, si iscrisse prima alla facoltà di Architettura dell’Università della Scienza e della Tecnologia in Giordania, per poi proseguire gli studi in giornalismo all’Università Yarmouk, sempre in Giordania.

La reporter, anche con cittadinanza americana, secondo quanto riferisce la tv Al-Jazeera, dopo la laurea, tornò nei Territori palestinesi e iniziò a lavorare per alcuni media locali, tra cui Radio Voce della Palestina e la tv satellitare Aman. Dal 1997 lavorava con Al-Jazeera, tivù per la quale ha svolto servizi da Gerusalemme Est sui principali eventi accaduti nei Territori, come la Seconda Intifada, ma anche sulla politica israeliana. Ad Al-Jazeera è stata tra le prime corrispondenti dal campo, diventando famosa in tutto il Medio Oriente per i suoi reportage sul conflitto israelo-palestinese.

Il collega di Al-Jazeera, il producer Ali Samodi, che era con lei a Jenin e che è rimasto ferito, ha accusato l’esercito israeliano di aver aperto il fuoco sui giornalisti in modo deliberato. “Stavamo andando a seguire l’operazione dell’esercito israeliano quando hanno aperto il fuoco su di noi”, ha raccontato dopo essere stato dimesso dall’ospedale, “un proiettile mi ha colpito. Il secondo proiettile ha colpito Shireen”.

In un video si vede quello che dovrebbe essere il corpo di Abu Akleh riverso a terra a testa in giù con indosso il giubbotto anti-proiettile con scritto PRESS.

La sua redazione ha pubblicato l’ultimo messaggio inviato dalla reporter all’ufficio di Ramallah questa mattina alle 6:13 (ora locale): “Le forze di occupazione stanno assaltando Jenin e assediano una casa nel quartiere di Jabriyat. Mi sto recando lì, vi darò notizie non appena il quadro sarà chiaro”.

Reporter senza frontiere: la 26esima giornalista uccisa nel mondo

La reporter di Al Jazeera, Shireen Abu Aqleh è la 26ma giornalista a perdere la vita nell’esercizio della professione nel 2022. Il suo nome si va ad aggiungere all’elenco già cospicuo stilato da Reporter senza frontiere (RSF), che dallo scorso gennaio ha censito 25 giornalisti uccisi – di cui 4 donne – e due collaboratori dei media in una dozzina di Paesi. Le situazioni più critiche per gli operatori dell’informazione, qualunque sia il loro incarico, si riscontrano in Messico, uno dei Paesi in assoluto più pericolosi per chi fa questo mestiere, e in Ucraina, dallo scorso 24 febbraio teatro di un conflitto con la Russia 

In Messico ben 8 giornalisti e lavoratori nel settore dei media sono stati uccisi, in ordine cronologico Josè Luis Gamboa Arenas (10 gennaio), Alfonso Margarito Martìnez Esquivel (17 gennaio), Lourdes Maldonado Lòpez (21 gennaio), Roberto Toledo (31 gennaio), Heber Lòpez Vàsquez (10 febbraio), Jorge Luis
Camero (24 febbraio), Juan Carlos Muniz (4 marzo) e Armando Linares (15 marzo). In Ucraina sono finora 7 le vittime tra chi opera nell’informazione, che si tratti di giornalisti locali o stranieri, sul posto per documentare il conflitto: Evgeny Sakun (1 marzo), Brent Renaud (13 marzo), Pierre Zakrzewski e Oleksandra Kuvshynova (15 marzo), Oksana Baoulina (23), Max Levin (1 aprile) e Mantas Kvedaravicius (2 aprile). Nello Yemen, devastato da oltre 7 anni di guerra, due giornalisti hanno perso la vita: Marwan Al-Makradi, lo scorso 6 febbraio, e Fawaz Alwafy il 23 marzo.

#sapevatelo2022

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