Le Cronache Lucane

MARIO DRAGHI : “NON SI DEVE IMPORRE UNA PACE ALL’UCRAINA”

Il Presidente Draghi negli Stati Uniti

11 Maggio 2022

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, è in visita a Washington.

In corso l’incontro con la stampa presso la sede dell’Ambasciata d’Italia.

Ieri il Presidente Draghi ha incontrato il Presidente degli Stati Uniti d’America, Joseph R. Biden jr, alla Casa Bianca.

Di seguito il programma della visita:

  • Martedì 10 maggio
    Washington (orario locale) 
    Ore 14.00, Casa Bianca – Incontro con il Presidente degli Stati Uniti d’America, Joseph R. Biden.
  • Mercoledì 11 maggio
    Washington (orario locale)
    Ore 11.00, Ambasciata d’Italia – Incontro con la stampa accreditata.
    Ore 14.40, Camera dei Rappresentanti – Incontro con la Speaker Nancy Pelosi e i leader dei Gruppi politici del Congresso.
    Ore 18.25, Atlantic Council – Cerimonia di premiazione del Presidente Draghi con il Distinguished Leadership Award 2022.
Incontro con la stampa del Presidente Draghi a Washington

Mercoledì, 11 Maggio 2022

INTRODUZIONE DEL PRESIDENTE DRAGHI

Buongiorno a tutti.
Questo incontro è l’occasione per fare una prima valutazione su questa visita. Voglio intanto ringraziare il presidente Biden e tutta l’Amministrazione americana per questa accoglienza veramente splendida. L’incontro di ieri con il Presidente Biden è andato molto bene. Il Presidente Biden ha ringraziato l’Italia per essere un partner forte, un alleato affidabile, un interlocutore credibile. E io l’ho ringraziato per il ruolo di leadership che sta esercitando in questa crisi e anche la grande collaborazione che c’è stata con tutti gli alleati. 
In questo incontro siamo stati d’accordo sul fatto che occorra continuare a sostenere l’Ucraina, a far pressioni su Mosca e occorra anche, però, cominciare a chiedersi come si costruisce la pace. Il percorso negoziale è molto difficile, ma il primo punto è come costruire questo percorso negoziale. Un punto molto importante è che questa pace deve essere la pace che vuole l’Ucraina, non una pace imposta né da un certo tipo di alleati né da altri. 
Al presidente Biden ho anche presentato, descritto l’esigenza di prendere delle decisioni, provvedimenti per affrontare il problema dei prezzi dell’energia e la disponibilità di energia. Il problema dei prezzi dell’energia, non dimentichiamo, è iniziato prima della guerra, si è poi acuito ma la cosa fondamentale è che è una situazione che si è aggravata nel corso di un anno e mezzo prima della guerra. Va quindi affrontata insieme. L’Italia è stata molto attiva nel diminuire la dipendenza dal gas russo, specialmente in prospettiva. Ho anche ricordato al Presidente Biden un tema di cui abbiamo parlato tante volte e cioè la possibilità di mettere un tetto al prezzo del gas. L’ipotesi è stata accolta con favore, anche se l’Amministrazione americana sta riflettendo più su un tetto al prezzo del petrolio che su un tetto al prezzo del gas. In ogni caso si è deciso che ne riparleremo presto insieme. In tutto questo abbiamo tenuto a ricordare che ogni iniziativa, ogni provvedimento che si prende sul fronte del gas, e in alcuni altri Paesi su quello del petrolio e addirittura del carbone, che aiuti a superare questo momento di transizione di crisi, non deve andare a detrimento degli investimenti sulle rinnovabili. Non deve andare a detrimento degli obiettivi di transizione ecologica che ci siamo tutti prefissi e che devono rimanere fissi. Questo significa, specialmente per noi e probabilmente anche per gli Stati Uniti, un aumento molto più forte degli investimenti nelle rinnovabili, perché la situazione di dipendenza e di necessità di liberarsi dalla dipendenza dal gas è ancora più forte oggi di quanto non fosse qualche mese fa. Il governo italiano, come sapete, ha preso numerosi provvedimenti di semplificazione autorizzativa nelle ultime settimane. Ma devo dire che non avremo esitazioni a continuare su questa strada, a prendere degli altri se non vediamo un aumento di investimenti nelle rinnovabili. Che significa non solo decisioni di investimento ma significa effettive installazioni di rinnovabile. 
Infine, un altro punto discusso col Presidente Biden è stato il pericolo di una crisi alimentare. Pericolo di una crisi umanitaria causata dalla scarsità alimentare, scarsità che è provocata essenzialmente – forse il fattore più importante – dal blocco delle esportazioni di grani vari dall’Ucraina e anche dalla Russia. Dall’Ucraina è bloccato perché i porti di esportazione sono bloccati dalle navi russe. Ho sentito adesso che il ministro Lavrov ha detto sono bloccati perché sono stati minati i porti. Ecco, questo può essere effettivamente un primo esempio di dialogo che si costruisce tra le due parti per salvare decine di milioni di persone nei Paesi più poveri. E’ chiaro che, probabilmente, se è vero che ci sono queste mine occorrerà evidentemente rimuoverle e da parte russa occorrerà lasciare che queste navi partano cariche di grano per i più poveri del mondo.
Grazie


DOMANDE

Mario De Pizzo – Tg1: Buongiorno Presidente. Lei ha parlato di negoziati, di maggior sforzi da produrre per la pace. Cosa è che può innescare i negoziati? Quali sono i prossimi passi e quali attori? Si è parlato anche del ruolo di Erdogan che è un uomo della Nato e un partner delicato. 

Presidente Draghi: La guerra ha cambiato fisionomia. Inizialmente era una guerra in cui si pensava ci fosse un Golia e un Davide. Quindi era una guerra essenzialmente di difesa disperata, sembrava anche non riuscire. Oggi il panorama si è completamente capovolto. Non dico che ci sia un Golia e un Davide, ma non c’è più un Golia. Quella che sembrava una potenza invincibile sul campo, e per quanto riguarda una guerra fatta con armi convenzionali, si è dimostrata una potenza non invincibile. Questo porta tutte le parti a fare una riflessione su quelli che sono gli obiettivi della guerra. Quali obiettivi ci si propone, da entrambe le parti. Chiaramente si salta immediatamente con la riflessione sul chiedersi che tipo di pace si vuole: si vuole una pace dove l’Ucraina è divisa, si vuole una pace dove i soldati russi non occupano più nessuna parte dell’Ucraina e così via. Naturalmente ci sono tante possibilità. Ma prima ancora di arrivare a questo punto, c’è uno sforzo che occorre fare, ed è uno sforzo che devono fare tutti gli alleati, ma in particolare ovviamente la Russia e gli Stati Uniti, di sedersi a un tavolo. Non è più valida la risposta che mi veniva data qualche tempo fa, quando la guerra sembrava avere un Golia e un Davide. La risposta che mi fu data dal Presidente Putin fu che “è troppo presto, perché bisogna che un accordo sia già pronto”. E’ chiaramente una risposta di una parte che pensava di avere un tale vantaggio che si chiude solo quando ho conseguito i miei obiettivi. Ma non è più così. Né gli uni né gli altri hanno ancora chiarissimi gli obiettivi. O comunque se li hanno chiari li devono definire, e allora c’è bisogno di sforzarsi per costruire questo tavolo per portare le parti intorno a questo tavolo”.

Ivana Pisciotta – Agi: Lei ha fatto cenno al problema dell’inflazione, che è un problema che si abbatte sia sull’Europa sia sull’America. Ieri sono usciti gli ultimi dati. Volevo sapere Lei che cosa pensa alla luce di quello che sta succedendo, quali mezzi si devono usare per combattere questa fiammata dei prezzi che ovviamente dovrebbe essere combattuta in modo più incisivo. Se Lei conviene che le banche centrali, stringendo la loro politica monetaria e rialzando i tassi, stiano facendo bene, oppure si corre il rischio di una stagflazione, di reprimere una ripresa post pandemica che è già penalizzata dal conflitto. 

Presidente Draghi: Il compito delle banche centrali non è facile. Devono aumentare i tassi perché altrimenti l’inflazione accelera, e in misura diversa da Paese e Paese, se li aumentano troppo fanno precipitare il Paese in recessione. Questa è la difficoltà. Di questa difficoltà ho visto le dichiarazioni della Presidente della BCE, Lagarde ne è pienamente consapevole. Ha fatto la sua conferenza stampa alla fine della quale ha detto che i tassi potranno cominciare ad aumentare tra non molto, ma sarà un aumento graduale. Mi è parsa pienamente consapevole della situazione. La situazione è molto diversa tra Stati Uniti ed Europa, o almeno finora. Perché negli Stati Uniti c’è una inflazione che dipende anche dal fatto che il mercato del lavoro è a pieno impiego sostanzialmente.  E invece in Europa no. In Europa c’è una attività economica che ha ancora molti margini per crescere. Quindi il passo di normalizzazione della politica monetaria sarà necessariamente diverso tra i due Paesi. Da parte nostra quello che il governo ha fatto e continuerà a fare è quello di cercare di attenuare la perdita di potere d’acquisto soprattutto sulle categorie più deboli: sui poveri, anche sui giovani. Ci sono molti provvedimenti che abbiamo preso di recente per poter attenuare la perdita di potere d’acquisto che soprattutto le classi povere sentono maggiormente a seguito dell’inflazione.

Marco Valsania – IlSole24Ore: Volevo chiederle se poteva parlare un po’ di più della discussione che ha avuto con Biden ieri sera sul problema dell’energia, delle strategie energetiche per calmierare i prezzi di gas e petrolio. Quello che nel comunicato è stato definito il reshaping del Global energy markets. Come avete discusso di questo. 

Presidente Draghi: Ne abbiamo parlato. Entrambi siamo insoddisfatti di come oggi funzionano le cose nel campo del petrolio, soprattutto per quel che riguarda gli Stati Uniti, nel campo del gas per quel che riguarda l’Europa. Entrambi abbiamo condiviso un concetto abbastanza generale di tetto al prezzo, lui del petrolio e io del gas, ma soprattutto c’è la consapevolezza che l’attuale struttura, l’attuale funzionamento dei mercati non va. Non va perché i prezzi non hanno nessuna relazione con la domanda e l’offerta, e ripeto questo è cominciato ben prima della guerra, ben prima della guerra. Le distorsioni sono molto forti in Europa, anche per questo legame che c’è tra i prezzi per cui sono tutti agganciati al prezzo marginale del gas, il più alto, il più caro. Abbiamo condiviso questa insoddisfazione.  I provvedimenti, le decisioni, se si riusciranno a prendere, sono in corso di preparazione. Naturalmente in Europa noi dobbiamo essere d’accordo con tutti per far questo, e come sapete i pareri non sono unanimi su questo. Altri Stati Membri sono di avviso diverso dal nostro, però noi continueremo ad andare avanti.

James Politi – Financial Times: Dal suo incontro con il Presidente Biden e dalla sua visita a Washington in generale, ne esce più o meno convinto che gli Stati Uniti possano combattere e ridurre l’inflazione senza creare una recessione qui negli Stati Uniti? E dal punto di vista della discussione sull’energia, l’idea del tetto al petrolio russo, al gas russo, sarebbe applicato soltanto da paesi del G7 o dagli Stati Uniti all’Europa, oppure si potrebbe anche applicare a livello più globale con altri compratori di energia russa del G20?

Presidente Draghi: L’inflazione è un problema gravissimo negli Stati Uniti e gravissimo in Europa. E’ un problema molto grave negli Stati Uniti oltretutto per le implicazioni di carattere politico. Quindi è un problema molto sentito dal Presidente degli Stati Uniti, e la Federal Reserve sta aumentando i tassi anche celermente come peraltro è necessario dato il livello di surriscaldamento dell’economia americana. Sul secondo punto: il motivo per cui è venuto in mente di mettere un tetto al prezzo del gas è che il potere di mercato che l’Europa ha come compratore di gas a livello mondiale, certamente a livello di importazioni dalla Russia, è un potere tale che va in un certo senso esercitato. E nel caso specifico, tra l’altro, ridurrebbe anche gli aiuti finanziari che tutti noi stiamo dando a Putin per continuare la guerra. Stessa riflessione si può fare anche per quanto riguarda il petrolio a livello mondiale, cioè l’idea è di creare un cartello di compratori. Oppure, e questa è la strada forse preferibile, è quella di persuadere l’Opec in particolare, i grandi produttori, di aumentare la produzione. Questo per quanto riguarda il petrolio. Su entrambe le strade bisogna lavorare molto.

Claudio Pagliara – Tg2: Presidente tornerei sulla questione del suo appello a cercare un percorso che porti le parti al tavolo del negoziato. Il Presidente Biden Le ha riconosciuto leadership nel tenere unita Unione europea e Nato. Potrebbe essere un’iniziativa italiana per tentare di sbloccare lo stallo?

Presidente Draghi: Mi ricordo che all’inizio delle discussioni in Parlamento, all’inizio della guerra e delle discussioni che c’erano in Parlamento, a questo proposito tutti o molti dicevano: “ma l’Italia deve avere un ruolo. Lei deve avere un ruolo. Deve cercare un ruolo”.  No, io ho risposto che non è necessario cercare un ruolo, bisogna cercare la pace. Quindi chiunque sia la persona o le persone che saranno coinvolte in questo – e intanto mi auguro che ci sia una iniziativa in questo senso – l’importante è che cerchi la pace, che non cerchi affermazioni di parte. Chi fa questo sforzo deve essere una persona, un Paese, delle Istituzioni che non cercano affermazioni di parte.  Non bisogna cercare di vincere qui, perché oltretutto se uno ci pensa un istante la vittoria non è definita. Che significa vincere? Per gli ucraini sicuramente è definita: significa respingere l’invasione. Ma per gli altri?

Marco  Galluzzo – il Corriere della Sera: Buonasera Presidente, mi riallaccio alla sua ultima risposta. Lei all’inizio della conferenza stampa ha detto, parlando di pace, che deve essere una pace che vuole l’Ucraina, e non imposta né da certi alleati né da altri. Ha anche aggiunto – subito dopo – che potrebbe essere utile un tavolo fra Stati Uniti e Russia. 
Presidente Draghi: No, non ho detto un tavolo tra Stati Uniti e Russia. Ci vuole un tavolo con tutti, ovviamente l’Ucraina è l’attore principale intorno a questo tavolo. Bisogna togliere il sospetto – che soprattutto le parti più deboli, e cioè che gli ucraini in questo momento hanno – che si arrivi a una pace imposta, a una pace che magari fa comodo agli Stati Uniti, agli europei, ai russi, ma non è accettabile dagli ucraini. Questa è una ricetta per arrivare al disastro, perché a quel punto la pace non sarà credibile, perché i primi a mantenere la pace saranno gli ucraini e saranno i russi, altrimenti non ci sarà pace, ci sarà una finta pace che verrà poi tradita ogni momento. La partecipazione delle parti pienamente coinvolte nella guerra è critica, perché questa pace sia poi sostenibile negli anni a venire.

Tommaso Ciriaco – la Repubblica: Ieri, come saprà, la Casa Bianca poco dopo il suo incontro con Biden ha detto che la guerra sarà lunga. Il Congresso ha votato 40 miliardi di aiuti all’Ucraina. Sull’invasione russa noi conosciamo la sua posizione, le chiedo se pensa che anche Biden debba fare di più, in riferimento a quello sforzo negoziale che lei ha auspicato e se c’è un problema quindi anche di toni usati dagli Stati Uniti in questa crisi. Grazie. 

Presidente Draghi: Guardi, questo incontro non è avvenuto per giudicarci a vicenda. Questi incontri non si fanno a quel fine, ma per cercare di capire come si possa andare avanti. Quindi, quello che è necessario se si vuole costruire un tavolo, portare le parti e, come dicevo prima, è essenziale non cercare di vincere, perché non ci si riesce a quel punto. Questo è il punto fondamentale.

Chiara Albanese, Bloomberg: I’m going to ask the question in English. We are due gas payments in the second half of May. Are you confident that Italy will be able to pay without breaching sanctions and that gas flows into Italy will not be affected? Thank you.

Presidente Draghi: Well, I’m actually quite confident, but for a silly reason, and that is that there is no official pronouncement of what it means to breach sanctions. Nobody has ever said anything about whether rouble payments breach sanctions or not, how these payments are organized. So, it’s such a grey zone here – as a matter of fact, the evidence we are seeing (yesterday, I think it’s of this morning) is that the largest gas importer in Germany has already paid in roubles, and, as a matter of fact, most of the gas importers have already opened their accounts in roubles with Gazprom. 

Silvia Gasparetto – Ansa: Buongiorno Presidente, nell’incontro con Biden avete affrontato la questione della crisi alimentare e lei ha posto la questione di cercare di sbloccare i porti, in questo contesto avete ipotizzato anche un contatto diretto tra Biden e Putin per questa specifica questione del grano o in generale se è arrivato il momento di un contatto tra i due?

Presidente Draghi: No, abbiamo parlato e condiviso l’esigenza di sbloccare i porti, per questo occorrerà collaborazione da tutte le parti – come ho detto un attimo fa. Il fatto di insistere sulla necessità che si crei questo tavolo di pace significa necessariamente che i contatti devono essere riavviati, intensificati a tutti i livelli, questo è importante, bisogna essere capaci non di dimenticare – perché quello è impossibile – ma di guardare al futuro. E infatti l’altra questione di cui abbiamo parlato, che ho presentato al Presidente Biden è la necessità di cominciare a pensare alla ricostruzione dell’Ucraina, e chiaramente i Paesi europei – come l’Italia – non hanno le risorse nel bilancio nazionale per partecipare alla ricostruzione dell’Ucraina. Ma anche a tante altre iniziative, che sono poi le nostre sfide fondamentali di questi anni e quindi occorre che tutta l’Europa o tutta l’Unione Europea investa e faccia proprie queste sfide e dia una risposta collettiva, l’Italia certamente farà la sua parte ma la deve fare insieme con gli altri.

Lara Jakes, New York Times: I wanted to ask you about the refugee crisis, which, as you know, has been exacerbated by the war in Ukraine. It only looks to get worse now with the food scarcity crisis that you mentioned and other climate change crises. Is Italy and, more broadly, is Europe prepared to handle this growing crisis? To what extent did the refugee crisis come up in your meetings with Mr Biden this week and also his administration? And relatedly, given that Europe and the United States this week are raising additional funds for Syrian refugees, where does Italy stand currently on rapprochement with Bashar al-Assad? And does Italy still believe that there must be negotiations between the United States and Russia to end that war? Thank you. 

Presidente Draghi: As far as I know, we don’t have any contact with Bashar al-Assad. By the way, the presence of Syrian refugees in Italy is not significant. If I’m not mistaken, most of them went to Germany. As far as the Ukrainian refugees [are concerned], we’ve reached about 100 – slightly less than 120,000. We’ve allocated recently, in the last week – an overall amount, as a matter of fact, of close to a billion: EUR 800 million just to take care of them. The children have been – as far as I understand, successfully – absorbed by our educational system. So, they go to school in Italy and the small children are taken care of in special kindergartens. So, there’s a lot of assistance. We did our best as the government, but the beautiful thing is that it’s been the people. The people at all levels – local institutions, but lots of volunteers. As a matter of fact, most of them were volunteers. So, families are opening… and we are just helping them, basically, financially. What’s happening now, or recently I mean, talking about the last week, is that many Ukrainian refugees are now going back. Incidentally, out of 120,000, maybe 100 have asked for what’s called the International Protection Act, which is tantamount to a declaration that they want to stay there. Even before the war, we had the largest Ukrainian community in Europe. So, we see that they absolutely want to go back. We are really welcoming them with open arms. We are convinced of that. We see no crisis at that point in time, or at least it’s not coming from them. As far as other refugees are concerned, we’ve always been in a crisis. There’s nothing new that has made that crisis more dramatic than it is already. Did I answer all your questions?

Lara Jakes, New York Times: [inaudible] 

Presidente Draghi: [With regard to the migrant crisis], I think we are prepared. First of all, at least two reasons come to mind. We, especially the southern countries, have a long experience now in receiving migrants from the southern part of the Mediterranean. Second, all our countries, name it – Germany, Italy, Spain, France -, have very powerful welfare systems. So even from a humanitarian viewpoint, all these migrants have been taken care of. I think we can do much better in terms of accelerating their entry into the labour markets, as we can do much better in absorbing them into our societies. All our countries have a long history of doing it. So, I think we’ll manage it as we’ve done so far. 
Let me add one other thing. I just want to go back to the fact that it’s true that there are now several million refugees in Europe, but the question, the thing that we should ask ourselves is: do they really want to stay where they are? And the answer I gave for the Ukrainian refugees is no, no they want to go back. They really miss their country, they miss their soil, their health, their homes. 

Lara Jakes, New York Times: That’s not the case for refugees from other parts of the world [inaudible].

Presidente Draghi: No, that’s different, but in that case, there hasn’t been any intensification so far. By the way, we should ask a different question: suppose we’re going to have a humanitarian crisis because of food, because of lack of food – then the situation could become very, very difficult to manage.

Lara Jakes, New York Times: [Inaudible] Do you believe that Europe is prepared to handle that?  

Presidente Draghi: Well, France, Italy, Germany and, as far as I understand, the United States – President Biden has already announced an initiative – all of us are announcing initiatives to increase food, food supply to these countries. So, we can do a lot to meet with that, but we need to do more, and we need to unblock the ports.

Mario Platero: Buongiorno. Poco fa ha accennato che è importante avere uno sforzo europeo per aiutare la ricostruzione dell’Ucraina e in effetti si parla sempre più di Europa e di un’accelerazione del processo di integrazione. Abbiamo visto che è partito con il Covid, c’è stata un’accelerazione sul piano fiscale e questa guerra ha certamente rafforzato uno spirito europeo, si è parlato di una difesa comune.
Ecco, qual è il suo pensiero su questa accelerazione del processo di integrazione nel contesto di un’autonomia strategica europea, di cui si è parlato e qual è stata la risposta del Presidente Biden, se ne avete parlato grazie. 

Presidente Draghi: Sì proprio nelle parole introduttive, se ricordo bene, ho detto: “questa guerra produrrà cambiamenti drastici in Europa. Siamo sempre stati vicini in Europa, ma dopo questa guerra lo saremo molto di più e lo dovremo diventare molto di più”. “So che lei è un amico dell’Europa e posso contare sul suo sostegno”, e la risposta che lui mi ha dato è: “sì indubbiamente sono sempre stato un amico dell’Europa e il sostegno per quel che è necessario ci sarà”.
Non dimenticherò mai a questo proposito che nel primo G7 in Cornovaglia, quando ci siamo visti, in cui il Presidente sostanzialmente voleva rimarcare le differenze tra il Regno Unito e l’Unione Europea, lui tra le prime cose che disse fu “per chiarire subito io sono profondamente europeo, l’Unione Europea la condivido in pieno”. Quindi è indubbiamente molto molto leale e grato al processo dell’Unione Europea.

Mario Platero: Anche sull’autonomia strategica? 

Presidente Draghi: Di quello non ne abbiamo parlato, ma l’autonomia strategica – a parte che è un concetto da chiarire perché comunque è una questione di molti anni – come ho detto anche al parlamento di Strasburgo, è un concetto che va chiarito in questo senso: l’Europa spende più di 3 volte in spese militari di quanto spenda la Russia, quindi la prima conclusione è che c’è molta duplicazione. Non vi dico il numero dei sistemi aerei, noi ne abbiamo 146 e gli Stati Uniti ne hanno 38, i russi ne hanno un numero molto inferiore, così via. 
Quindi ci sono moltissime duplicazioni. La prima cosa da fare sarebbe quella di organizzare una conferenza di tutti gli Stati membri per razionalizzare la spesa militare, prima di cominciare a pensare ad aumentare la spesa militare, e le due cose andranno necessariamente insieme poi, ma intanto questo. Questa è la prima cosa se si vuol parlare di autonomia strategica.

Stefania Spatti – Class CNBC: Alla luce del quadro macroeconomico – che non serve che stia qua a riassumere – Lei è ancora fiducioso che in Italia ci possa essere quest’anno una crescita oppure, a fronte anche delle mosse che la BCE si prepara fare, recessione sostanzialmente garantita e, aggiungo, a fronte di mercati finanziari che sono molto nervosi, Lei è preoccupato che questo vada ad aggiungersi ai problemi che già abbiamo?

Presidente Draghi: A oggi non vedo una recessione quest’anno e il motivo è che abbiamo chiuso l’anno scorso molto, molto bene e quindi ci portiamo dietro una crescita – come si dice – acquisita. Mi pare molto difficile che quest’anno ci possa essere una recessione, gli indicatori tra l’altro per il momento sono molto confusi. Il primo trimestre, per esempio, era previsto andare un po’ peggio di quello che poi andato, o meglio, le previsioni del primo trimestre fatte inizialmente prevedevano che andasse meglio, poi quelle fatte più avanti prevedevano che andasse peggio, alla fine è stata una via di mezzo. Tra l’altro in molti settori vediamo che l’attività non si è indebolita, soprattutto nel settore dei servizi, mentre il manifatturiero inizia a sentire soprattutto il peso del rincaro dei prezzi dell’energia ma anche la mancanza delle materie prime. In altre parole le strozzature che ci sono nelle linee di offerta certamente fanno sentire il loro peso. E’ una situazione di grande incertezza, ma non è una situazione di cui noi possiamo dire con certezza che andrà al peggio per tutta l’economia. È chiaro che la situazione dei mercati nervosi aumenta questa incertezza e quindi è anche dannosa alla crescita. Per questo la cautela, la gradualità con cui la BCE prende le sue decisioni è estremamente importante.

Alberto Simoni – La Stampa: Ieri la Direttrice dell’Intelligence nazionale ha detto che la guerra sarà ancora lunga e la traiettoria imprevedibile, quindi al di là del tentativo di riattivare i contatti – cito quello che ha detto prima – c’è anche una preparazione a uno scenario ancora più pesante. Gli americani stanno mettendo in campo diversi strumenti tra cui anche quello diplomatico nel tentare di estromettere la Russia dai tavoli dei grandi consessi internazionali: l’invito al G20 è stato accettato da Putin ma gli americani due ore dopo hanno detto ‘non si può fare, boicottiamo o quantomeno tentiamo di boicottare’. Come si comporterebbe in questo caso l’Italia e se ne avete magari parlato ieri.

Presidente Draghi: Sì, ne abbiamo parlato brevemente e io ho presentato un po’ la situazione per quel che è. Da un lato saremmo tutti tentati di non sedere allo stesso tavolo a cui si siede Putin e dall’altro c’è il fatto che il resto del mondo è intorno a quel tavolo, quindi alzarsi significa abbandonare il resto del mondo in una situazione in cui non sono presenti il G7, non sono presenti in tanti. Ma non è solo questo. È chiaro che alla luce di quel che ho appena detto sulla necessità di costruire un tavolo di pace bisogna un po’ riflettere prima di abbandonare questi consessi. In ogni caso non siamo andati nell’idea di prendere decisioni ora, anche perché noi europei dovremmo prenderle tutti insieme noi. Quindi di questo parleremo con gli altri, probabilmente al prossimo Consiglio europeo.

Maria Luisa Rossi-Hawkins – Mediaset: Il discorso sobrio di Putin sembra premiare la strategia americana che a un dittatore bisogna rispondere con durezza. L’Europa e anche Xi in questo momento hanno un atteggiamento molto più morbido e direi poco coagulato e univoco. Come conciliare e le due visioni per raggiungere la pace così come Lei ha detto e ha parlato ieri all’Ufficio Ovale?

Presidente Draghi: L’Europa è l’alleato degli Stati Uniti, quindi le visioni europee non sono in contrasto con quella degli Stati Uniti. Sono però in fase di cambiamento ed è per questo che occorre affrontare questa diversità, che si manifesterà tra poco, ma non siamo ancora a livello di contrasto. Quello di cui abbiamo parlato oggi è una riflessione preventiva. Secondo: bisogna cominciare – come dicevo prima – a definire questi obiettivi. La Cina fondamentalmente non è alleata agli Stati Uniti, non si capisce bene come viva questa alleanza con la Russia. Come ho detto prima: il processo continua per quel che è, ma a questo punto bisogna cominciare a riflettere su quelli che sono gli obiettivi di questa guerra. Su questa riflessione poi decidiamo cosa fare.

Maria Luisa Rossi-Hawkins – Mediaset: Lei, Presidente, come la definirebbe una vittoria? La vittoria deve essere la vittoria di Zelensky, non deve essere la vittoria di qualcun altro.

Presidente Draghi: Grazie per questa domanda. Chi la definisce è Zelensky, è l’Ucraina che deve definire cos’è una vittoria. Sono loro che lo devono definire, questo è molto importante, non siamo noi

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