Le Cronache Lucane

STORIE DI AMORE E RIVOLUZIONE, LA PATRIA


Alexos Panagulis prima di diventare deputato al parlamento greco, è stato un rivoluzionario e un poeta, considerato un eroe nazionale della Grecia moderna. Fu un intellettuale e  attivista per la  democrazia e i diritti umani, rivoluzionario contro la  dittatura dei colonnelli. A causa del suo fallito attentato contro il dittatore Georgios PAPADOPOULOS nel 1968 venne perseguitato, torturato e imprigionato a lungo, fino alla sua liberazione nel 1973 dopo una mobilitazione internazionale.

Dopo un periodo di esilio in Italia, divenne deputato al parlamento greco nel 1974, ma morì due anni dopo in un misterioso incidente stradale, mentre stava indagando sui rapporti segreti intrattenuti da alcuni membri del nuovo governo democratico con i militari all’epoca del regime. Il suo funerale, svoltosi nella cattedrale di Atene il 5 maggio 1976, divenne la più grande manifestazione di popolo della storia greca. Quel giorno infatti giunsero ad Atene circa un milione e mezzo di persone, il che rese particolarmente difficoltoso lo svolgimento delle esequie e la sepoltura.

Durante la cerimonia la gente in piazza urlava “Zei zei zei” (“Vive vive vive”, abbreviato con la lettera greca Zeta, che ha la stessa pronuncia). Eroe della democrazia che contribuì all’isolamento internazionale del regime dei colonnelli, Alexandros Panagulis fu definitivamente eliminato dalla lotta politica solo con l’incidente mortale che privò il paese delle verità di cui lui era a conoscenza e che avrebbero probabilmente portato la Grecia a fare altre scelte ed altri percorsi. Panagulis è anche il protagonista del libro “UN UOMO”, scritto da ORIANA FALLACI, giornalista e scrittrice italiana che fu la sua compagna di vita dal ‘73 al ‘76, libro che, insieme alla lunga intervista che lui le concesse, lo rese celebre in tutto il mondo come simbolo della resistenza ai regimi autoritari.

Oriana e Alexos ebbero una relazione d’amore breve ma di grande trasporto emotivo e intellettuale. Erano animati dagli stessi ideali, e pur in due stati diversi, lottarono sempre per una rivoluzione che nei loro progetti doveva essere prima di tutto una rivoluzione culturale e sociale, e soltanto dopo, politica. Oriana Fallaci partecipò giovanissima alla Resistenza italiana e fu la prima donna italiana ad andare al fronte in qualità di inviata speciale. Fu una grande sostenitrice della rinascita culturale ellenica e per questo conobbe Alexos Panagulis col quale ebbe anche una relazione.

Durante i suoi ultimi anni di vita fecero discutere le sue dure prese di posizione contro l’ISLAM, in seguito agli attentati DELL’11 SETTEMBRE a New York, città dove viveva.

Come scrittrice, con i suoi dodici libri ha venduto circa venti milioni di copie in tutto il mondo. Quando era ancora alle scuole superiori, Oriana alla prova di maturità scrisse un tema che fece molto discutere la commissione esaminatrice, poiché con un testo completamente controcorrente e originale, frutto della sua capacità dialettica, della sua preparazione e della sua estrema intelligenza.

Il tema aveva per titolo: “il concetto di patria dalla polis greca ad oggi” <<Patria. Che vuol dire Patria? La patria di chi? La patria degli schiavi e dei cittadini che possedevano gli schiavi? La patria di Meleto o la patria di Socrate messo a morte con le leggi della patria? La patria degli ateniesi o la patria degli spartani che parlavano la stessa lingua però si squartavano tra loro come molti secoli dopo avrebbero fatto i fiorentini e i senesi, i veneziani e i genovesi, i fascisti e gli antifascisti? E’ da quando ho imparato a leggere che mi si parla di patria: amor patrio, orgoglio patrio, patria bandiera.

E ancora non ho capito cosa vuol dire. Anche Mussolini parlava di patria, anche i repubblichini che nel marzo del ’44 arrestarono mio padre e fracassandolo di botte gli gridavano: “se-non-confessi-domattina-ti-fuciliamo-al-Parterre.” Anche Hitler, anche Vittorio Emanuele III e Badoglio parlavano di patria. Era patria la loro o la mia? E per i francesi la patria qual è? Quella di De Gaulle o quella di Pétain? E per i russi del ’17 qual era? Quella di Lenin o quella dello zar? Io ne ho abbastanza di questa parola in nome della quale si scanna e si muore.

La mia patria è il mondo e non mi riconosco nei costumi e nella lingua e nei confini dentro cui il caso mi ha fatto nascere. Confini che cambiano a seconda di chi vince o chi perde come in Istria dove fino a ieri la patria si chiamava Italia sicché bisognava uccidere ed essere uccisi per l’Italia ma ora si chiama Iugoslavia sicché bisogna uccidere ed essere uccisi per la Iugoslavia.

Invece di darci il tema sul concetto di questa patria che cambia come le stagioni, perché non ci date un tema sul concetto di libertà. La libertà non cambia a seconda di chi vince e chi perde. E tutti sanno cosa vuol dire.

Vuol dire dignità, rispetto di sé stessi e degli altri, rifiuto dell’oppressione.

Ce l’hanno ricordato le creature che sono morte in carcere, sotto le torture, nei campi di sterminio, dinnanzi ai plotoni di esecuzione gridando viva la libertà, non viva la patria>>


 

 

 

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