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LEGA: PIÙ ANIME CHE CONSIGLIERI

La verità è che una maggioranza non c’è più: sono saltati tutti gli equilibri. Scenari che non promettono nulla di buono

DIARIO DELLA CRISI


DI MASSIMO DELLAPENNA


Ormai è guerra di tutti contro tutti nella Lega. Privata dall’ultimo Consiglio Regionale di Dina Sileo passata al gruppo misto, la Lega ha vissuto ieri un autentico psicodramma collettivo, una serata da operetta che lascia non pochi dubbi sulla tenuta della maggioranza alla prova della Presidenza del Consiglio Regionale.

A un certo punto della seduta Zullino, autoproclamato capogruppo, ha chiesto di invertire l’ordine del giorno della seduta per votare subito l’Ufficio di Presidenza. Un autentico sgambetto al Presidente Cicala che appartiene allo stesso gruppo di cui è capogruppo Zullino e che allo stato attuale non avrebbe i voti per ottenere la rielezione.

LA QUESTIONE CICALA

Nel pacchetto che ha determinato l’accordo che ha fatto nascere il Bardi ter era definita anche l’elezione di Cicala quale Presidente del Consiglio. Le postazioni importanti in questa legislatura, infatti, sono sei: i cinque assessori e la Presidenza del Consiglio Regionale. La Lega, forte del suo peso di maggioranza relativa e primo partito della coalizione, ha chiesto e ottenuto le tre postazioni con la riconferma di Merra e Fanelli e l’elezione di Cicala alla Presidenza. Ad oggi questa rielezione appare impossibile.

IL BLITZ DI ZULLINO

L’unica soluzione per rispettare gli impegni è quella di non procedere all’elezione del Presidente del Consiglio e lasciare Cicala in prorogatio fino alla fine della legislatura. Nel silenzio delle opposizioni è proprio la Lega a mostrare che il re è nudo e a mettere il centrodestra con le spalle al muro.

CICALA NON HA I NUMERI

Allo stato attuale Cicala può contare su un paio di voti al massimo rispetto agli undici necessari per l’elezione, a questi potrebbero aggiungersi obtorto collo i voti di Fratelli d’Italia e di Bellettieri per rispettare i patti assunti con la nascita del Bardi ter. Troppo pochi anche solo per poter tentare di riuscirci.

SALTANO GLI EQUILIBRI

Se l’accordo nella maggioranza prevede che alla Lega siano attribuite tre postazioni, gli equilibri interni al partito di Salvini si possono raggiungere soltanto con l’assegnazione della postazione a Cicala. Qualsiasi altro nome farebbe saltare il banco all’interno del primo partito della coalizione. I gruppi interni alla Lega, infatti, sono tre: il primo che fa capo al Sen. Pepe che ha espresso l’assessorato a Fanelli, un secondo gruppo che fa capo a Zullino-Vizziello-Merra che ha ottenuto la conferma dell’assessorato a Merra, il terzo che fa capo proprio a Cicala che deve ottenere la Presidenza del Consiglio.

I POSSIBILI SCENARI

Se la Presidenza non dovesse essere data alla Lega non sarebbero rispettati i patti di coalizione, se dovesse essere data alla Lega ma non a Cicala si sarebbero rotti gli equilibri tra le correnti della Lega. In ogni caso ci sarebbero pesanti riverberi nella già risicata e litigiosa maggioranza.

L’OPPOSIZIONE GUARDA

Giustamente l’opposizione osserva divertita questa sceneggiata interna alla Lega, aspetta la deflagrazione definitiva della maggioranza e la paralisi del Consiglio per riaffermare il fallimento e il suicidio del centrodestra. Basti pensare che il primo atto che il neo assessore Latronico ha chiesto che fosse licenziato dall’Aula, sul Parco del Vulture, ha subito il no all’unanimità dei voti, i suoi compresi. Come dire: buona la prima! In verità sarebbe opportuno prendere atto che la maggioranza non esiste più, cosa di cui sono convinti in tanti anche tra i vertici dei partiti ma che i consiglieri regionali e il presidente hanno difficoltà ad accettare.

Tirare a campare per non tirare le cuoia diceva Andreotti ma qui non si vedono grandi statisti.


 

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