Le Cronache Lucane

«LE ISTITUZIONI DIANO IL BUON ESEMPIO»


L’INTERVISTA Dopo la violenza sessuale all’operatrice del 118 e i post sessisti di Priore, Pipponzi lancia il monito


Ogni cambiamento inizia da una presa di coscienza. Educare al rispetto, alla parità tra i sessi, alla prevenzione della violenza di genere, è un dovere di tutti noi: donne, uomini, madri e padri, figli e figlie.

L’urgenza di parlare di una questione femminile, culturale e globale, è sempre presente, così come il tema delle violenze, ancora drammaticamente all’ordine del giorno.

È ancora diffusa la tendenza a pensare che i numeri che ci vengono snocciolati ogni giorno sui casi di violenza siano eccezioni, singoli casi mostruosi, o riguardanti solo degli isolati individui “anormali”; invece la violenza sulle donne è sistemica, un prodotto dello specifico ambiente culturale in cui viviamo.

Lo vediamo tutti i giorni nei nostri ambienti lavorativi, affettivi, familiari. Lo abbiamo visto solo alcuni giorni fa con il caso dell’operatrice sanitaria lucana del 118 violentata da un collega.

Oppure con riferimento ad alcuni recenti fatti di cronaca, come il post sessista pubbllicato sui social dal presidente del Parco dell’Appenino Lucano Priore, possiamo esaminarne le molteplici sfaccettature, e vedere come diventi un problema culturale, per esempio, quando ancora troppe persone non hanno gli strumenti per capire che web o app di messaggistica non sono un mondo parallelo dove si può tranquillamente evitare di rispondere delle proprie azioni o rendere pubbliche immagini “discutibili” quando si rappresenta le Istituzioni.

Ivana Pipponzi, consigliera regionale di Parità, in questa intervista delinea con precisione lo stato attuale e le possibili soluzioni.

Consigliera Pipponzi negli ultimi giorni si è parlato molto di violenza contro le donne nella nostra regione. C’è stato soprattutto un caso che ha sconvolto i lucani: la violenza subita dall’operatrice del 118 da parte di un collega. Un tema fondamentale quello della violenza sui luoghi di lavoro che ancora deve essere sviluppato in questa regione?

«Intanto voglio esprimere tutta la solidarietà, non solo a lievllo Istituzionale ma anche personale, nei confronti di questa lavoratrice che purtroppo ha subito una grandissima discriminazione di genere sul posto di lavoro.

La violenza sessuale come ci ricorda l’articolo 26 del Codice sulle pari opportunità è considerata una grandissima violazione dei diritti umani e in particolare una discriminazione di genere molto pesante. Il soggetto, lo ricordiamo, è stato anche già arrestato.

La Procura ha dimostrato amcora una volta non solo tutta la sua sensibilità in questo senso, ma anche naturalmente prontezza nell’affrontare questa gravissima circostanza. Però vorrei anche sapere l’Asp che provvedimenti giuslavoristici prenderà nei confronti del dipendente.

Il Codice prevede naturalmente delle sanzioni anche maxime, può arrivare anche il licenziamento.

E io credo che dovrebbe essere licenziata la persona in questione. Bene hai detto prima: è purtroppo quello delle violenze, delle molestie sessuali, un tema ancora poco sviluppato non soltanto a livello regionale, ma anche a livello nazionale ».

Tornando sul tema della violenza sul lavoro, proprio l’altro giorno a Matera ha presieduto un corso di formazione che parlava della gestione dei conflitti e del benessere organizzativo anche alla luce della ratifica della convenzione “Ilo”, di che cosa si tratta?

«È una importante Legge nazionale, la legge 4/2021 che ha ratificato, cioè ha recepito anche in Italia, la Convenzione “Ilo” oppure “Oil”che sta per Organizzazione Internazionale del Lavoro.

Questa Convenzione è quindi un’importante documento che riconosce che la violenza e le molestie nel mondo del lavoro, costituiscono una violazione ovvero un abuso dei diritti umani e che sono una minaccia molto pesante per le pari opportunità e soprattutto una minaccia inaccettabile ed incompatibile per un lavoro dignitoso.

Quindi la Convenzione si apre snocciolando una frase che recita proprio “Tolleranza zero nei confronti delle violenze e delle molestie sui luoghi di lavoro che vanno a vulnerare grandemente la dignità del lavoratore e della lavoratrice”.

Questi fenomeni purtroppo si vanno a perpetrare maggiormente nei confronti del sesso femminile, delle lavoratrici.

D’altro canto lo stesso nostro Codice civile all’articolo 2087 parla proprio di obbligo che ha il datore di lavoro di porre in essere tutte quelle azioni che consentano alla lavoratrice o al lavoratore di lavorare in maniera dignitosa, ma soprattutto di non ricevere neanche quelle condotte che possono vulnerare la sua psiche e la sua moralità.

Vediamo che in questo modo il Codice civile è perfettamente in linea con quei dettami della Convenzione in parola».

Nel concreto la convezione “Ilo” cosa riguarda?

«La convenzione “Ilo” che richiede a tutti gli Stati e quindi in particolare all’Italia che, appunto, l’ha ratificata, di adoperarsi in maniera stringente proprio per assicurare tolleranza zero nel mondo del lavoro.

Quindi i governi che ratificheranno il trattato dovranno adottare una serie di leggi e una serie anche di decreti che proibiscano le molestie e le violenze sui posti di lavoro e che prevedano anche delle misure di prevenzione, come ad esempio campagne di informazione che impongano alle aziende di avere delle politiche sul luogo di lavoro, per contrastare la violenza.

Perché noi dobbiamo anche comprendere che ci sono dei comparti lavorativi che sono particolarmente sensibili nel senso che le donne, o meglio i lavoratori e le lavoratrici sono più facilmente attaccabili da questo punto di vista.

Non a caso il convegno che è stato fatto nei giorni scorsi a cui lei appunto faceva cenno prima a Matera, è stato fatto proprio dal comparto sanitario che è quello dove maggiormente si verificano questi casi di molestie e di violenze soprattutto nell’ambito del lavoro notturno. Esattamente quello che è capitato all’operatrice del 118.

Dei lavori dove c’è un rischio maggiore rispetto ad altri, ed è proprio là che si deve andare maggiormente a sensibilizzare, a formare non soltanto le parti datoriali ma anche naturalmente i dipendenti. Faccio un esempio: nel documento di valutazione del rischio che è il Testo unico sulla sicurezza sul lavoro, all’articolo 18, si impone ai datori di lavoro di verificare quali sono i maggiori rischi che incombono sui dipendenti.

Pensiamo ad esempio al comparto dei casellanti oppure dei dipendenti delle poste, per queste categorie è stata posta l’attenzione sul rischio aggressione perché si è visto che questi dipendenti sono maggiormente colpito nelle ore notturne.

In questo caso, con Convenzione “Ilo” si mette l’accento proprio sulle violenze e sulle molestie legati al genere e quindi “Attenzione – dice la Convenzione – valutate anche quando formate questo documento sulla valutazione del rischio, anche la possibilità che le dipendenti possano subire molestie e violenze e quindi inseritelo nell’ambito del documento sulla valutazione del rischio e quindi ponete in essere tutte quelle azioni innanzitutto preventive di informazione, di sensibilizzazione, di attenzione necessaria proprio per prevenire, perché prevenire è meglio che curare”».

Come Consigliera regionale di parità l’abbiamo vista molto spesso in campo per difendere il diritto al lavoro delle donne. Ad esempio mi viene in mente l’attività per il contrasto al caporalato di genere, lo sfruttamento femminile anche sulla tratta…

«Il caporalato di genere, la tratta, il lavoro nero, anche queste sono discriminazioni sui posti di lavoro e quindi ce ne facciamo carico in quanto Autorità che sono deputate proprio al contrasto di queste condotte.

E attraverso anche una forte sensibilità del Procuratore distrettuale, il dottor Curcio, sono stata inserita come Ufficio nel prendere in carico queste donne, soprattutto le moldave che come sappiamo sono state interessate da un’importante indagine sia della Procura di Potenza che dalla Procura moldava in quanto vittime di tratta.

Nel procedimento che sarà poi discusso a fine aprile si vedrà il nostro Ufficio a fianco di queste donne anche attraverso la costituzione di parte civile».


Quando parliamo di violenza sappiamo che è una parola che racchiude varie forme. Nei giorni scorsi anche lei è stata oggetto in prima persona nel caso che ha riguradato post social del Presidente del Parco dell’Appennino lucano Priore, che sulla sua bacheca Facebook personale ha messo in evidenza commenti discutibili sulle donne. Come consigliera di Parità ha chiesto alle istituzioni di intervenire. Quanto è importante che le istituzioni parlino in un certo modo delle donne?

«Partiamo dal dato che le Istituzioni dovrebbero dare il buon esempio. Me lo aspetto soprattutto in questo momento di grave crisi, dove c’è la guerra, dove non ci siamo ancora liberati del Covid, dove ci sono delle crisi economiche pesantissime.

Parliamo di stiuazioni importanti e vedere che un’istituzione dileggia le donne attraverso post offensivi e sessisti, stiamo parlando anche di donne ucraine che vengono violentate e che sono sparpagliate in Europa, in Italia, anche in Basilicata perché sono state costrette ad allontanarsi dal proprio Paese per sfuggire alla guerra, insomma lo ritengo assolutamente grave.

In questo caso c’è anche un’immagine del dicastero, e mi riferisco al Ministero dell’ambiente da cui il Parco nazionale dell’Appennino dipende, che dovrebbe essere preservata e non mi pare che stia dando il buon esempio. Né il buon esempio né che queste esternazioni facciano bene alla istituzione che il Priore rappresenta né naturalmente al dicastero da cui dipende. Mi riservo ovviamente di attenzionare la questione direttamente al Ministro Cingolani affinché prenda i provvedimenti necessari».

Consigliera Pipponzi, lei ha sottolineato la sua preoccupazione anche in considerazione del fatto che Priore sia il datore di diverse donne… «È necessario considerare che Priore è un datore di lavoro anche di donne, quindi questi post sessisti non possono che evidenziare un suo modo di pensare, un suo modo di atteggiarsi nei confronti dell’universo femminile.

Quindi mi sembra altrettanto grave anche da questo punto di vista. Vorrei veramente comprendere come tratta le sue dipendenti, perché è bene evidenziare che quando si parla di molestie, non si parla soltanto di molestie sessuali quindi la cosiddetta pacca sul sedere piuttosto che un’ avance oppure ahimè una violenza sessuale. Ma quando si parla di molestie e qui ce lo dice il Codice sulle pari opportunità, all’articolo 26 e seguenti, si parla anche di urlare, di offendere e quindi magari affermare o dileggiare una donna o una dipendente dicendo: “Sei una gallina”.

Questa è una molestia, perché rimanda al genere femminile quindi agli stereotipi e ai pregiudizi nei confronti dell’universo femminile. Anche questa è una molestia, e come tale va sanzionata: è un illecito giuslavoristico anche molto pesante.

Quindi vedo una stretta connessione tra gli argomenti di cui parlavamo prima e le condotte irrispettose per non dire altro da parte del Priore».

Il concetto di melestie come quello di lavoratri e lavoratori con il tempo è mutato…

«La Convenzione “Ilo” ratificata dall’Italia, quando parla di lavoratori e lavoratrici che possono essere oggetti di molestie e di violenze parla di tutti lavoratori, non soltanto quelli che hanno un contratto di lavoro. Ma anche i tirocinanti, i lavoratori che sono lì a titolo gratuito che magari offrono una prestazione o anche gli stessi dipendenti che sono stati licenziati, quindi c’è un panorama molto ampio e questo è importante dal punto di vista normativo.

E ancora quando si parla di molestie sui luoghi di lavoro, il luogo di lavoro è visto in senso ampio, non soltanto il posto fisico, la stanza dove normalmente un dipendente o una dipendente svolge la sua professione, ma anche per esempio un sala dove il dipendente consuma un caffè insieme ai propri colleghi o anche, ad esempio, gli spogliatoi, i bagni, le sale di formazione o quando si va fuori per una trasferta. Va anche attenzionato questo discorso attraverso i social media o Whatsapp.

Quando per esempio un dipendente lavora in smart working e si vede arrivare sul proprio computer un’avance da un collega oppure da un psuperiore gerarchico, anche quelle sono molestie sui luoghi di lavoro quindi è bene evidenziarlo.

Come anche dai messaggini Whatsapp oppure attraverso i cosiddetti altri social media. C’è stato un ampliamento da parte del nostro legislatore del concetto di luogo di lavoro.

È importante far veicolare queste informazioni affinché non si abbiano più queste situazioni e quindi sensibilizzare non soltanto naturalmente i lavoratori e le lavoratrici che devono essere sempre più consapevoli di quelli che sono i propri diritti ma soprattutto i datori di lavoro che devono rispettare le leggi e soprattutto rispettare la sensibilità dei propri dipendenti e far sì che gli stessi possano svolgere in maniera serena e proficua il proprio lavoro.

Perché quando c’è una molestia sul luogo di lavoro è evidente che paga lo scotto in primo luogo la lavoratrice o il lavoratore che non sa poi quali saranno i riverberi non soltanto fisici, ma anche a livello di danni biologici, perché rientrare poi su un posto di lavoro dopo che si è subita una grave discriminazione come quella che ha subito l’operatrice, insomma è veramente pesante.

Però c’è anche un discredito molto pesante per la stessa azienda che non è stata in grado di prevenire quella condotta, quindi un discredito proprio di immagine oltre che naturalmente anche economico perché poi quella lavorate andrà a risarcita e al tempo stesso il lavoratore, il dipendente che appunto ha posto in essere questo reato, a sua volta sarà allontanato sarà quindi licenziato quindi diciamo che ci sono tutta una serie di riverberi dal punto di vista economico, ma anche dal punto di vista dell’immagine che si riverberano sulla stessa azienda, quindi è un discorso diciamo ampio che riguarda un pochino a 360 ° tutto il mondo del lavoro».

Consigliera come è possibile rivolgersi al suo ufficio?

«La Consigliera di parità rappresenta sul territorio il Ministero del lavoro e il Ministero delle pari opportunità da cui è nominata ed è quindi un’authority garante della corretta applicazione della normativa sulla parità ed in particolare è deputata, in qualità di pubblico ufficiale al contrasto delle discriminazioni di genere sul posto di lavoro.

Basta segnalare intanto l’accaduto anche tramite Internet, c’è una pagina dedicata “Io ti ascolto”, il sito Internet è: www.consiglieraregionalediparita. regione.basilicata. it.

Altrimenti si può anche fissare un appuntamento chiamando l’ufficio, la persona che ha subito una discriminazione viene naturalmente accolto nella massima privacy, può esporre il suo caso e se ritiene può anche fare un esposto scritto e delegare la Consigliera di parità a prendere in carico la vertenza.

Si procederà poi alla convocazione della parte datoriale al fine di comprendere l’accaduto e, nell’ipotesi in cui ci sia stata effettivamente una discriminazione sul posto di lavoro, si cercherà di arrivare alla conciliazione della controversia attraverso la rimozione della discriminazione. Devo dire che quasi il 90% dei casi che abbiamo trattato in ufficio hanno avuto un buon esito.

Moltissime sono state le donne che si sono rivolte all’ufficio, anche dipendenti di amministrazioni pubbliche. Amministrazioni che si sono sempre dimostrate molto disponibili a rimuovere le discriminazioni quindi a conciliare la controversia.

Devo anche sottolineare che esiste dal 2017 un Protocollo d’intesa con l’Ispettorato del lavoro con il quale lavoriamo in partenariato, quindi i casi di discriminazione che pervengono all’Ispettorato per competenza per materia, vengono poi girati al mio ufficio e quindi trattati poi in maniera unitaria dal mio ufficio e l’Ispettorato del lavoro»

Consigliera Pipponzi, dopo aver posto l’accento su tutti questi temi ci dica quanta strada deve fare ancora la Basilicata sulla discriminazione e la violenza sulle donne?

«Non siamo messi malissimo! Io periodicamente sono convocata nella Rete nazionale delle consigliere di parità dove la Consigliera nazionale naturalmente ci ascolta, vuol capire, vuol comprendere quali sono le situazioni territoriali.

E devo dire che la Basilicata sta andando sempre meglio, c’è una sempre maggiore sensibilizzazione da parte di tutti.

Fa anche sottolineato che una parte molto importante la fanno la Commissione regionale Pari opportuntià e le associazioni delle donne ma anche i sindacati.

È importante che tutte le istituzioni lavorino insieme in questo senso: per l’inclusione, per la parità, per le pari opportunità, per rimuovere pregiudizi e stereotipi e quindi non siamo messi male. Ci sono alcuni esempi negativi, ma io mi auguro che pian piano possiamo sfondare il tetto di cristallo e rimuovere stereotipi, pregiudizi e condotte sessiste».


 

Maria Fedota

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