Le Cronache Lucane

MUSEO DEI SASSI, UNA “DEA” RITROVATA

Nel dicembre 2020, in pieno lockdown Cronache Lucane avviò in esclusiva un’inchiesta sulla riqualificazione di uno dei musei a cielo aperto più antichi e ricchi di storia al mondo, il Dea, museo demoetnoantropologico dei Sassi di Matera. L’obiettivo dell’inchiesta era quello di riportare l’attenzione sull’importante sito Unesco e dare un input all’inizio dei lavori di riqualificazione di quell’intera area situata sulla estrema propaggine Occidentale del Sasso Caveoso nei rioni Malve e Casalnuovo.
In realtà l’idea di realizzare un museo a cielo aperto proprio in quella zona, fu del professor Rocco Mazzarone che per primo nel 1960 formalizzò la sua proposta e successivamente Giovanni Battista Bronzini negli anni 90 coniò l’acronimo Dea che sta appunto per demoetnoantropologico.
Solo nel 2017 però e per un costo di 720mila€ vennero iniziati dal Comune i lavori veri e propri di riqualificazione della zona dei Sassi comprendente il Dea che si estende per 4300 m quadri. In effetti una parte della zona venne ristrutturata e dotata di chiancarelle, sottoservizi a rete, acquedotto, fogna, lampade a abbraccio e parapetti, ma rimaneva sempre una vasta area ancora in totale abbandono.
E fu qui che entrò in gioco uno dei progetti più particolari e propedeutici in vista di Matera Capitale europea della cultura 2019, detto Parco della civiltà contadina e che sotto alcuni aspetti si presentava come una sorta di superamento del Dea, un nome quest’ultimo destinato tra l’altro a non comparire più nel nuovo progetto.
Ed ecco allora che Cronache Lucane suggerì nell’inchiesta di non abbandonare il progetto del Dea ma anzi di rivitalizzarlo e armonizzarlo col nuovo intervento del Parco della civiltà contadina. Ebbene, come testimoniano i recenti provvedimenti presi dal Comune di Matera, possiamo affermare con grande soddisfazione che l’amministrazione materana ha deciso di seguire l’indirizzo suggerito oltre un anno fa da Cronache Lucane. Una recente deliberazione della Giunta comunale ha infatti confermato l’intento di non accantonare il progetto Dea che gli stessi esperti consultati dall’Amministrazione hanno definito – Una delle principali risoluzioni progettuali che sono contenute nei programmi attuativi della legge 771/86 inerenti il recupero dei Sassi.
Il nuovo Dea inoltre, apprendiamo dai documenti ufficiali, -Si avvarrà delle competenze in sinergia tra loro della Direzione generale dei musei presso il Ministero dei beni culturali, dei rappresentanti delle Soprintendenze regionali della Regione Basilicata, del Museo nazionale Ridola e del Museo della civiltà dell’eur di Roma.
Verrà inoltre costituito un comitato scientifico che – Assuma la regia antropologica e culturale dell’intervento Dea e promuoverà altresì l’attività di incontri e di ricerca per rendere viva la nuova istituzione museale-
Ma soprattutto, ha annunciato il Sindaco Bennardi, verrà modificata la designazione del progetto ripristinando l’originaria denominazione di Museo Dea di Matera.
E così, almeno per questa volta, possiamo dire a buon diritto, che la speranza non è affatto l’ultima Dea.

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