Le Cronache Lucane

BARDI E FDI: SEGNALI DI DISGELO

Il Gen mette sul piatto la testa di un neo assessore, ma alla Meloni non basta: ne vuole 2


Oggi a Roma si decide il destino del governo regionale: dovrà sacrificarsi pure Cicala?


POTENZA. La politica lucana resta in attesa della decisione che i vertici del centrodestra prenderanno sulle sorti della Regione Basilicata.

Oggi i big di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia oltre ai commissari regionali a Roma incontreranno il governatore lucano, Vito Bardi (dopo rumors che lo davano assente ha confermato la sua presenza), per cercare una soluzione alla crisi politica che ha ormai investito la Regione negli ultimi mesi.

Il “Bardi bis” non è stato affatto un nuovo inizio, come annunciato dal presidente, ma ha sancito definitivamente la spaccatura nella coalizione di centrodestra.

La nuova Giunta che non vede nessun esponente meloniano al suo interno ha allargato la crepa che si era creata già con la divisone delle postazioni. La scelta di non concedere prima le due postazioni a FdI e poi bocciare la riconferma dell’assessore uscente Rosa ha di fatti portato i meloniani a dichiararsi all’opposizione.

Un passaggio che unito alla ribellione dell’ex assessore azzurro Leone (uscito da FI dopo la mancata riconferma ed approdato in FdI) ha visto sgretolarsi in pochissimi minuti la maggioranza. Tre voti che non garantirebbero più la certezza di poter avere una maggioranza compatta in Consiglio e di conseguenza il proseguo della legislatura. Oggi si dovrebbe decidere proprio sulle sorti di questi tre voti fondamentali per Bardi, considerata anche la mozione di sfiducia presentata da parte dell’opposizione.

In aula il documento, presentato da Pd e M5S, potrebbe essere votato dai meloniani se non dovesse sopraggiungere una intesa. In questo modo, con Trerotola dalla parte del Pd e Italia Viva ago della bilanci, Bardi potrebbe andare sotto e quindi essere sfiduciato. Le diplomazie, però, sono a lavoro per permettere che la coalizione di centrodestra ritorni ad essere compatta. Non a caso, a differenza degli scorsi giorni la vigilia dell’importante incontro è stata caratterizzata dal silenzio dei politici lucani. Ordini dall’alto hanno chiesto la mancata esposizione, per evitare (come è gia successo in passato) che dichiarazioni forti rompessero gli equilibri già di per se precari.

Da preservare in questo momento è il messaggio distensivo lanciato dal meloniano Piergiorgio Quarto: «Attendiamo segnali da Bardi di ricomposizione» farebbe ben sperare. In più anche dalla Lega sono giunte rassicurazioni in tal senso, con il commissario Marti e il responsabile del Mezzogiorno Pepe che hanno garantito di voler fare di tutto «per ricompattare la maggioranza».

Sul tavolo però è necessario mettere qualcosa che possa “ricompensare” i meloniani della mancata presenza in Giunta. Secondo i ben informati l’accordo, almeno sulla carta, sarebbe stato raggiunto concedendo ben due postazioni a FdI. Oltre ad un assessorato in ballo ci potrebbe essere anche la presidenza del Consiglio regionale.

In questo modo gli equilibri sarebbero salvi. Tutti e tre i partiti interni alla maggioranza avrebbero la stessa “presenza” nei posti strategici in seno alla Regione. Ora però bisognerà comprendere i “sacrificabili” di questa nuova operazione. Sull’assessorato quello che avrebbe meno chance di salvarsi sarebbe Baldassarre.

La Meloni pare aver chiesto “la testa” del neo assessore all’Agricoltura che di fatti per entrare in Giunta ha deciso di uscire dal suo partito, proprio Fratelli d’Italia. A d essere sacrificato però potrebbe essere anche l’uscente presidente del Consiglio Carmine Cicala. La Lega pur di non ritornare al voto pare aver messo sul piatto la presidenza del Consiglio.

In questo modo il partito di Salvini risolverebbe ben due questioni: concedere la seconda postazione a FdI e togliersi dall’imbarazzo nel non avere la certezza di una rielezione di Cicala. Il presidente uscente, infatti, al momento non avrebbe i voti sufficienti per essere rieletto. Non potendo la Lega aprire una crisi interna al suo partito indicando un altro nome, cedere la postazione sarebbe l’unica scelta per uscirne in modo pulito, anche con lo stesso Cicala.


 

Maria Fedota

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