Le Cronache Lucane

LA RUSSIA NON È LONTANA, PERSINO DALLA LUCANIA SICCHÉ OCCORRE NON ADAGIARCI NEL “LETARGISMO”

Monito ai giovani lucani di riprendere con maggiore responsabilità e consapevolezza il futuro


DI NICOLA SAVINO*


La Russia non è lontana! Si chiamò Cernobyl nell’aprile-maggio del 1986 e ci costrinse a misure contro l’inquinamento dei nostri prodotti agricoli; arriva ora con i media che ci portano l’autocrate di turno con una chiara minaccia: «Siamo pronti a tutto. Per tutti coloro che dall’estero cercheranno d’interferire, la risposta della Russia porterà a conseguenze che non avete mai sperimentate ».

Agli studenti lucani, giusta -mente concentrati sulla costruzione del loro futuro, con problemi spesso coincidenti con l’emigrazione, questa frase pone una maledetta alternativa: la…evaporazione dei loro progetti o la difesa armi alla mano. Una dimensione sconosciuta per tutti che son nati dopo il 1945.

Altro che la chiusura delle discoteche o la didattica a distanza o il divieto di assembramento per via Pretoria: di colpo il mondo è cambiato ed il futuro si è riaperto al rischio estremo!

E se non siamo noi in grado di aiutare l’Ucraina, ove fossimo al suo posto, chi ci difenderebbe? Dobbiamo ritornare all’idea, ormai sepolta,di doverci difendere da noi. Non nelle trincee sul Carso come i nostri nonni e bisnonni, ma con lancio di missili, sommergibili ed aerei, con mezzi per uccidere ed essere uccisi? Impossibile, insostenibile, impensabile, inaccettabile!

A ben vedere – purtroppo? – la Russia ci è stata sempre “vicina”, persino quando il Regno delle due Sicilie stava tirando le cuoia e il suo Ministro protestava con l’ambasciatore piemontese: «Se la posizione geografica lo permettesse, lo Zar sarebbe…disposto a impugnare le armi per difendere i Borboni di Napoli».

Con il progresso tecnologico, le distanze geografiche sono praticamente annullate e di certo anche da Cina o India, un domani, da Africa o Sud America possono venire minacce simili a quella lanciata da Putin. Fine febbraio 2022 segna dunque un amaro risveglio per tutti, lucani compresi, perché di ritorna all’alternativa che afflisse l’Umanità dall’ origine : o si combatte o si subisce; la strada per la libertà europea non è assicurata come sperato dopo il 1945!

Siamo ad una scossa molto brusca, non alla scelta tra letargo – ch’è un fatto fisiologico in cui alcune specie viventi ricaricano la loro vitalità – e sonnolenza – ch’è l’astrarsi dal mondo e darsi ad una“siesta ininterrotta”, come qui capita ai governanti di molti Palazzi.

Siamo ad uno shock molto più che ad un risveglio: che incide anzitutto sulla formazione dei giovani, perché d’improvviso scoprono che il futuro non è già scritto. Putin ritorna alle pretese imperiali, scavalcando persino Lenin e Stalin perché avevano dato troppa autonomia all’Ucraina. La “Fine della storia e l’ultimo uomo” di F. Fukuyama non ha còlto nel segno, e nessuno si può adagiare nel benessere.

Dunque, anzitutto per i nostri giovani – che hanno da liberarsi dal sottosviluppo – si tratta di riprendere con maggiore responsabilità la via per costruire un futuro di pace, per se stessi e per gli altri! Coscienti che per non riarmarsi e combattere, occorre trovare il modo per convincere miliardi di persone, dalla Cina alle aree ancora depresse, a non affidarsi agli autocrati, ai sistemi antidemocratici, perché producono pulsioni imperialiste dalle qualila pace mondiale è non soltanto minacciata, ma impedita.

Occorre, insomma, uno sforzo di convinzione per decidere in noi stessi di difendere le nostre democrazie; di rafforzarle con la partecipazione di un numero sempre maggiore di cittadini: il nostro contributo possibile, e dunque doveroso, anche per l’evoluzione dell’altra parte del mondo.

Si potrà senz’altro dire che questi discorsi son troppo astratti e generali per aver rilievo ed interesse presso i giovani lucani già alle prese con un futuro difficile. Eppure se ne potrebbe ricavare un’indicazione concreta e specifica: che i cittadini, per poter partecipare consapevolmente e con efficacia, hanno bisogno di esser convinti che «la Democrazia è un lavoro di tutti.Se la dai per scontata, la metti in pericolo», come Javier Cercas (sul Corsera del 26/2).

Conoscere la Storia, per saper quel ch’è successo è dunque necessario per capire quel che accade, é concorrere a decidere quel che, rispetto a valori scelti consapevolmente, vogliamo che acca da!Perciò la Scuola non dovrebbe sacrificare più un tale insegnamento; e non soltanto nei licei per formare le élites, ma anche nelle scuole professionali.

È vero che anche da noi – come sottolineato dal Capo della Confindustria nel recente convegno potentino – occorrono competenze per attuare i programmi del Prss; ma è altrettanto vero che per tener testa ai Putin di ogni tempo, occorre una Democrazia condivisa, animata e sorretta da tutta lagente possibile; e che non la si dìa per scontata ma alle cui decisionisi partecipi!

Tanto più nell’era dell’informazione illimitata ed istantanea, studiare è la strada obbligata per disporre della capacità di decrittare i messaggi, di capire le situazioni e di non cadere nell’ottusità.

Alla quale appartiene il sovranismo, quali siano le sue forme e le sue anticamere! Sicché, occorre non adagiarci nel “letargismo”,ancora più nefasto dove urge lo sviluppo; e considerare che, persino dalla Basilicata, la Russia non è lontana!


*GIÀ SOTTOSEGRETARIO DI STATO

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